Forti mugugni, vecchie ruggini, attacchi sfacciati. Questo e molto altro nell’inizio settimana dello sport nostrano e internazionale. Venghino signori venghino, promettiamo fuochi d’artificio, risse da saloon e poca, pochissima classe. Si astengano perbenisti e ipocriti, qui solo atteggiamenti franchi e sinceri, forse fin troppo…
ROSICONE D’ORO
“And the winner is… Harry Kane!”, annuncia Ronaldo il Fenomeno. Standing ovation ma non da parte dei diretti rivali al Pallone d’Oro, Kylian Mbappè e Lamine Yamal, che – soprattutto il primo, da bravo francese… – si sforzano molto poco nel sorriso di circostanza e anche sul successivo applauso, che dire, benino ma non benissimo… La serata del London Palladium Theatre di Londra non è certo stata deludente, ma un po’ lunga quello sì, eccome. Una parata di stelle in grande stile, ma seguirla tutta è stata dura: meno male che ci hanno pensato l’eterno secondo del Real Madrid (Mbappé insegue il prestigioso riconoscimento di France Football da diversi anni, ma finora è sempre andato in… blancos) e la stella emergente del Barcellona (che si è affannato a sottolineare come il premio di miglior giovane “lo meritava Pau Cubarsì”, salvo poi ritrovarsi con solo quello in mano) a rendere frizzante la scena, che senza di loro sarebbe risultata troppo piatta e noiosa. D’altra parte, avreste preferito sorrisi a trentadue denti e applausi adoranti come reazione alla bruciante sconfitta appena rimediata? Davvero avreste apprezzato cotanta ipocrisia? Mi alleno dalla mattina alla sera per tutto l’anno, faccio una caterva di gol, trascino la mia squadra al successo e il premio va a un altro: dovrei anche essere contento per lui? Evviva Mbappé e Yamal, ode alla loro sfacciata trasparenza!
BISTECCONE AL CONTRARIO
“Mitico! Grandissimo! Ciao ciao… ma vaff..! Che sto’ ancora in onda?” Come dimenticare l’esilarante parodia di Giampiero Galeazzi, uno di quei personaggi che ci mancano tantissimo, gigante due volte, giornalista e uomo di spettacolo. Tra le sue gaffes, monumentale quella telefonata chiusa con un vaffa a microfoni ancora aperti, che – non che ne avesse bisogno – l’ha consegnato al mito. Ecco, Matteo Berrettini ha più saggiamente fatto il contrario: chiedendo prima se fosse live e solo dopo fornendo la risposta. La domanda non era particolarmente agevole, un commento sul successo di Lorenzo Musetti a Lione. I due, dopo anni di intensa amicizia, sembrano non essere mai stati più distanti. “Siamo in diretta?” chiede il romano, che avrebbe voluto volentieri sfogarsi ma ha scelto la via diplomatica, chiosando con un gelido “So che ha lavorato duramente per tornare, suppongo se lo sia meritato”.
POVERO FILO
Lui suppone e noi capiamo tutto, forse troppo, della vicenda che potrebbe anche ripercuotersi sulla Final Eight di coppa Davis a Bologna, dove capitan Volandri ha non a caso convocato uno (Musetti) ed escluso l’altro (Berrettini), “in linea col ranking ATP” spiega Filo, ma non gli crede nessuno. In una situazione in cui anche il nostro n.1, Flavio Cobolli, è chiamato a una prova di professionalità tutt’altro che indifferente. Il finalista del Roland Garros è infatti grande amico di Matteo e fare gruppo col suo presunto nemico non sarà facile. Senza considerare che il doppio, potenzialmente sempre decisivo in Davis, si è appena separato: Andrea Vavassori ha appena annunciato la futura collaborazione con Marcelo Arevalo, mentre ci è ancora ignoto il futuro di Simone Bolelli. Visto il ben di Dio, da Sinner in giù, che ha sempre avuto a disposizione, la cadrega di Volandri è sempre stata molto invidiata, ma adesso nonostante l’occasione del poker si può forse dire lo stesso?
VECCHIO LEONE, NUOVE POLEMICHE
“Il livello dei piloti nell’ultimo terzo della griglia è molto basso“. Così parlò Fernando Alonso, tra lo stupore generale di un circo della Formula 1 che ha sempre visto il campione del mondo 2005 e 2006 come ragazzone semplice e sempre sportivo. Ma se, almeno a tuo dire, al GP di Austin dominato da Kimi Antonelli, stai lottando come un ossesso già dal primo giro con un Aston Martin non proprio portentosa e il signor Albon piomba all’interno della curva senza alcun criterio, cosa dovresti forse concludere? Un errore di gioventù? Evviva l’entusiasmo e la freschezza? No, tu prendi il giovane collega e lo attacchi al muro, incendiandolo con gli occhi come a dire “Se lo rifai non lo racconti” …
Non c’è niente da fare, a convenevoli mielosi e fasulli preferiremo sempre musi duri e scazzi autentici. Pazienza se la classe alberga da un’altra parte, quella la vogliamo vedere in campo e in pista. È lo sport, è la vita. Funziona così, fortunatamente.
*foto ripresa da today.it
