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Tennis

Zverev, due Slam e una lezione di vita: «Il lavoro duro paga»

Da Cristina Marinoni 29/10/2026

I primi due tornei del Grande Slam (finalmente) vinti, la dedizione, il mito di Federer, il diabete: il campione tedesco si racconta

Numero uno del mondo Juniores nel 2013 e dentro i 100 della classifica ATP nel 2015 a 18 anni, Alexander “Sascha” Zverev a giugno ha conquistato il Roland Garros (contro Flavio Cobolli, 5 set distillati in oltre 4 ore di battaglia) e gli Us Open a settembre. Al suo palmarès notevole – tra i successi più prestigiosi, sette Masters 1000, due ATP Finals e un oro olimpico a Tokyo 2020 (divide il primato tedesco ai Giochi con Steffi Graf) – mancava un titolo del Grande Slam, raddoppiato nel giro di poche settimane.

I trionfi di Parigi e New York scatenano in lui gioia e soddisfazione, ma rivelano anche maturità e consapevolezza rare per un 29enne: “Il mio sport mi insegna ogni giorno la pazienza, ne serve molta. Il lavoro duro paga; se non ottieni subito il risultato, una ragione c’è. I sacrifici non si contano, quando punti a diventare il migliore, però ne vale la pena; penso in particolare a quello che mi sono perso da ragazzo: ho dovuto dire ‘no’ a tante esperienze nuove, agli amici, alle piccole cose quotidiane che però sono speciali, per restare concentrato sulla meta”.

Dai genitori ex giocatori (papà Alexandr è suo coach) al fratello (Miša, maggiore di 10 anni), il tennis secondo il più piccolo della famiglia non passa attraverso il Dna: “Sì, ho buoni geni sportivi, ma il livello dipende solo dalla dedizione”. Oggi è il secondo giocatore più forte del ranking alle spalle di Sinner (entro fine anno lo supererà), la finale spettacolare di Wimbledon ha confermato il suo grande talento – Jannik, che aveva faticato a sconfiggerlo, l’ha riempito di complimenti durante la premiazione – e ha trovato piena fiducia nelle sue capacità, con cui può battere i top player.

È la versione migliore di sé stesso: servizio fulminante sui 220 km orari, dritto potentissimo e doti atletiche fuori dal comune, la stella nata ad Amburgo sogna una carriera lunga come il suo idolo Roger Federer, che si è ritirato a 41 anni? “Certo, amo giocare i tornei, viaggiare, allenarmi, prepararmi in palestra, amo la vita sana. Sono ancora quel bambino che si divertiva da matti con la racchetta. I soldi, i trofei, li considero dei bonus”.

Un bambino con la volontà di ferro: non si è arreso neppure al diabete di tipo 1 scoperto a 4 anni, diventando un esempio straordinario di resilienza. “Ho sempre dovuto dedicare totale attenzione alla glicemia perché devo stare bene per giocare e la disciplina nel controllarla costantemente ha plasmato il mio approccio generale, non soltanto nei confronti del tennis. L’impegno non diminuisce nella mia fondazione (omonima, ndr): salvare ogni anno la vita a 1.200 bambini con la mia patologia nei Paesi in via di sviluppo, grazie a farmaci, attrezzature ospedaliere, medici e sensori di monitoraggio continuo che evitano le frequenti punture al dito, mi rende estremamente fiero”.

 

Tratto da Icon n. 108

Tags: Alexander Zverev, Alexander Zverev Foundation, atp, diabete tipo 1, due Slam e una lezione di vita: «Il lavoro duro paga», Grande Slam, Jannik Sinner, roland garros, Sascha Zverev, tennis, tennis tedesco, us open, zverev

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Nota sull’autore: Cristina Marinoni

Giornalista professionista, è laureata in Lingue e letterature straniere moderne e si divide felicemente tra sport e musica (con qualche incursione nella moda, dove tutto è cominciato). Le interviste, che esplorano le persone dietro ai personaggi, sono il suo pane quotidiano.

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