Con il vate era finita 1-1. Con l’abate finisce 2-1. La Juventus ha fatto la sua partita, lentamente, come un tango strozzato. Il Cagliari, la sua: di catenaccio e contragolpe.
Dalla gelateria di Bodø alla chincaglieria dello Stadium. Vi segnalo il Palestra Marco dei sardi: terzino destro, 20 anni, scuola Gasp, si beve sistematicamente Kostic e, al 26’, spalanca la porta a Seba Esposito, fratello di Pio. Madama, che fin lì aveva ciondolato per il campo, si scrolla la polvere di dosso e pareggia subito: azione tipo rugby, Thuram, rimpallo di Luperto, esterno destro di Yildiz.
Spalletti e Pisacane se la giocano a scacchi. Vlahovic tira e s’infortuna (gravemente, a leggere l’ufficio facce, come avrebbe chiosato l’impareggiabile Beppe Viola). E’ ormai il 46’, ma un «improvvisamente» ci sta tutto. Perché l’azione è bella e verticale. Una rarità. Koop-Mc Kennie-Kalulu-Yildiz (again): di sinistro, stavolta. E sempre da centravanti, ahum ahum.
Le energie spese in Norvegia cominciano ad affiorare e a inquinare. Le rotazioni ingolfano la trama. In questi casi, o la chiudi o sono cavoli. Saranno cavoli. Avrebbero potuto liquidarla Conceiçao (bravo Caprile), Koop (a fil di montante), ancora il Portoghesino (altissimo). E così il Cagliari resta aggrappato a tutto e a tutti, sfiorando il pari con Idrissi e Felici, murati entrambi da Perin. Una ruleta di McKennie viene banalizzata dalla sciatteria di «Stanlio» e Openda, i cui sgorbi – da subentrati – ingessano gli equilibri precari di avversari molto «lunghi».
Il mio podio, per concludere. Kenan Yildiz, naturalmente sul gradino più alto: gli assist al Polo, la doppietta odierna. A ruota, Conceiçao (mira esclusa) e Palestra. Due vittorie, due rimonte: il titolo recita che l’ha decisa un singolo. Pazienza. C’è di peggio. E al primo dribbling di un centravanti, svegliatemi. Grazie.
** Milan-Lazio 1-0 (Leao). In testa, di corto muso in corto muso. Come con la Roma, come nel derby: il Diavolo lascia agli ospiti le fette introduttive (e Maignan s’inventa l’ennesimo miracolo su Gila), salvo farsi largo, zitto zitto, nella ressa al buffet e colpire in avvio di ripresa. Splendido il ricamo al culmine del quale Tomori, stopper, smarca Leao, «nove» d’emergenza. Sin lì, a essere sinceri, calcio di bassa lega. Il Sarri-ball ci prova e riprova, ma Modric e c. figuriamoci se cedono un metro. Si arriva al 103’ per via di un gomito di Pavlovic che, a mani-comi aperti, scatena una gazzarra da Var West: per Collu, robetta; per lo sceriffo al video, no; e allora l’arbitro va. Panchine calde, salive bollenti, Max spogliarello e rosso. Ci siamo: «A seguito di revisione…». Nel Novecento (e, se interessa, per il sottoscritto), mai e poi mai penalty. Collu se ne esce alla Ponzio Pilato: lo sarebbe stato, sì, stante il «braccio fuori sagoma», se non ci fosse stata una trattenuta di Marusic. La botte ubriaca e la moglie piena.
Palestra a Torino, Bartesaghi a San Siro: fasce elastiche.
*articolo ripreso da Beck is Back, il blog di Roberto Beccantini
* foto ripresa da https://www.radioradio.it/
