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Calcio

Lotito, Gattuso e la teoria del Bombo

Da Fabrizio Bocca 13/10/2026

L’anomalia Lazio capolista forse non è qualcosa di strano o di eccezionale, è semplicemente qualcosa di razionale ma che noi non sappiamo spiegare, né con la TEORIA DEL BOMBO né tanto meno con una più impegnativa TEORIA DELLA RELATIVITA’ applicata al football

Se la Lazio in testa alla classifica non fosse un’anomalia della logica più elementare, potrei spiegarvela con quattro banalità di luogo comune. Ma essendo appunto un’anomalia, la Lazio è la chiara dimostrazione che nessuno di noi ci abbia capito, prima e forse financo adesso, un’autentica mazza. 

  Per cui ora ce la ritroviamo non solo accanto all’ Inter, riveritissima e mediatica stella catalizzatrice del nostro football, ma sopra anche la Juventus, il Milan, la Roma e il Napoli che noi altri avevamo spippeggiato a non finire e adesso stanno invece sotto, e in qualche caso pure di parecchio, la Lazio del tentacolare totano avvinghiatore, senatore forzista Lotito, nonché gajardo Rugantino de Formello,  il sopravvissuto al fallout nucleare post fallimento mondiale Rino Gattuso, lo scarto dell’Inter Davide Frattesi, il giovin Romano discendente in linea diretta del bisnonno Mussolini – ma sui figli, questo è sacrosanto, non ricada la colpa dei padri – , e una schiera di giocatori come Doekhi, Provstgaard, Belahyane, Šutalo e Dele-Bashiru che io francamente e colpevolmente non so chi cz…o siano.

  Come è spiegabile tutto questo? E qui, proprio nella domanda marzulliana, sta il punto: l’anomalia Lazio forse non è qualcosa di strano o di eccezionale, è semplicemente qualcosa di razionale ma che noi non sappiamo spiegare. E che magari abbiamo inconsciamente contribuito a creare, per reazione o ripicca alla nostra logica fatta unicamente di rudimenti di economia da strapazzo (quanti soldi c’hai da spendere sul mercato?), fisiognomica da bar sport (ce lo vedi quello?), e il tifo come quinta colonna del football, il famigerato 12° uomo in campo. La Lazio vince e comanda giocando sola come un cane in un Olimpico vuoto e abbandonato dai tifosi oppostisi a Lotito e ritiratisi in massa sull’Aventino.

   Non è provato ma non è nemmeno del tutto dimostrato il contrario e cioè che la secessione ultras abbia giocoforza convinto l’arcinoto avaro di Porta San Sebastiano a lasciare una quindicina di milionuzzi lacrimanti sull’ultimo calciomercato. Più che in campo, a quanto pare, il mitologico 12° uomo, ha razzolato e fatto cacciare quattrini dalle tasche del senatore, solitamente alloggianti feroci coccodrilli.

   Dice Rino Gattuso, che rifiuta gli onori e oneri del primato e comunque perfettamente conscio della sua stessa imperfezione e dello scetticismo che lo avvolge,  che “non si può piacere a tutti”. (Giusto!) E che lui stesso ha dovuto adattarsi a questa condizione complessa e instabile, rinunciando intelligentemente al dover forzatamente soddisfare il proprio ego, e mettere da parte rigidi principi, confini o limiti all’interno dei quali comanda solo ed esclusivamente lui e la sua legge. Insomma, fortemente provato dagli eventi, un sano e intelligente: mi piego ma non mi spezzo.

  E’ quella di cui con buon senso gli italiani vanno storicamente orgogliosi, e cioè la comune, scontata, umile arte di arrangiarsi. Per intenderci oggi il duttile Rino Gattuso si trova all’opposto di Luciano Spalletti che è invece rimasto intrappolato nella giungla dell’orgoglio, dei principi, delle parole e, stringi stringi, delle sue angosciose seghe mentali. Ma per carità questo non è un articolo di Juventus e l’enigmatico Spalletti è preso solo a termine di confronto: a proposito, fanno + 5 in classifica, visto che la prossima tappa è appunto Juventus-Lazio.  

  Potremmo dire che la Lazio oggi è un’altra dimostrazione plastica e fortemente usata nello sport sotto il profilo motivazionale (Velasco, etc) della TEORIA DEL BOMBO, per cui “La struttura alare del bombo, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”. Posto che a occhio mi sembra una minchiata a effetto, ieri diffusa da qualche inconsapevole maître à penser e oggi invece amplificata dai social, a suo tempo Osvaldo Jaconi, ne dava spiegazione arguta, poi tramandata dal libro americano di Joe McGinnis, del boom del Castel di Sangro.

  Cioè penso che la Lazio sia consapevole di se stessa e dei propri meriti, ma essa stessa non disperda tempo ed energie a cercarne spiegazione. Piuttosto insista ferocemente sul metodo e sull’effetto sorpresa visto che funziona.

  Essendo noi tutti, al momento, non in grado di spiegare il fenomeno, né con la TEORIA DEL BOMBO né tanto meno con una più impegnativa TEORIA DELLA RELATIVITA’ applicata al football che ci motivi perché i solitari e diseredati Lotito, Gattuso e Dele-Bashiru sono primi in classifica, non so proprio dirvi quanto sia ripetibile e allungabile nel tempo il primato della Lazio. Certo è forte l’impulso dei nostri schemi mentali per cui tutto questo, le cinque vittorie su sei partite, siano arrivate così abbastanza “per caso”, come la classifica che ne è la matematica derivazione. 

  Non inventerò dunque nulla. Ho dotti consulenti ed emeriti professori di “lazialità applicata”  (Franco Recanatesi, Marco Patucchi, Valerio Berruti, Giulio Cardone, Stefano Benedetti) che sicuramente ne sapranno di più, demoliranno la “teoria quantistica del caso e del culo biancoceleste”, dimostreranno la legittimità del primato della Lazio. E contemporaneamente, ma questa è una bieca illazione, staranno facendo esorcismi apotropaici e accendendo lumini segreti – Ave Claudio! – all’augusto Rugantino de Formello.

*articolo ripreso da Bloooog, il Bar Sport di Fabrizio Bocca

Tags: #RinoGattuso, lazio

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Nota sull’autore: Fabrizio Bocca

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