Lo sport vive di certezze che durano fino al fischio d’inizio. Poi succede qualcosa che nessuno aveva messo in conto, e la storia prende un’altra strada. Ci sono squadre arrivate a un torneo quasi per caso, pugili mandati sul ring come semplici comparse, gruppi che a inizio stagione puntavano solo a non retrocedere. Alla vigilia nessuno avrebbe messo un centesimo su di loro, nemmeno sfruttando i bonus scommesse più generosi. Eppure hanno vinto. Abbiamo scelto quattro di queste favole, diverse per epoca e disciplina ma unite dallo stesso filo: un pronostico ribaltato.
Danimarca 1992, dalla spiaggia al tetto d’Europa
La Danimarca agli Europei di Svezia non doveva nemmeno esserci. Nel girone di qualificazione era arrivata alle spalle della Jugoslavia, ma a pochi giorni dal via la nazionale jugoslava fu esclusa per le sanzioni internazionali legate alla guerra nei Balcani. Il posto passò ai danesi, radunati in fretta da Richard Møller Nielsen e senza la loro stella, Michael Laudrup, che aveva rotto con il ct. Da lì in poi la storia ha preso i contorni della leggenda. In semifinale cadde ai rigori l’Olanda campione in carica, con Peter Schmeichel a respingere il tiro di Marco van Basten. Nella finale di Göteborg toccò alla Germania, battuta 2-0 dalle reti di John Jensen e Kim Vilfort. Una squadra ripescata era diventata campione d’Europa.
Grecia 2004, il trionfo del collettivo di Rehhagel
Dodici anni dopo toccò alla Grecia. Agli Europei in Portogallo la nazionale del tedesco Otto Rehhagel arrivava senza grandi nomi e con un passato povero di soddisfazioni nelle fasi finali. Aprì il torneo battendo proprio i padroni di casa e da lì costruì un cammino fatto di difesa ordinata, sacrificio e palle inattive. Eliminò la Francia campione uscente nei quarti e superò la Repubblica Ceca in semifinale con il silver goal di Traianos Dellas. Il 4 luglio, all’Estádio da Luz di Lisbona, ritrovò il Portogallo di Figo e di un giovane Cristiano Ronaldo. Decise un colpo di testa di Angelos Charisteas: 1-0, e un intero paese in strada a festeggiare.
Buster Douglas, la notte in cui crollò il mito di Tyson
Nel pugilato il racconto ha un sapore ancora più crudo. L’11 febbraio 1990, al Tokyo Dome, Mike Tyson difendeva le sue cinture dei pesi massimi contro James “Buster” Douglas, considerato poco più di un avversario di passaggio. Tyson era imbattuto e sembrava intoccabile. Douglas, segnato dalla morte della madre poche settimane prima, salì sul ring con una determinazione che nessuno si aspettava. Finì al tappeto all’ottava ripresa, si rialzò e nella decima ribaltò tutto: il campione andò giù e non riuscì a rimettersi in piedi entro il conteggio. Ancora oggi quella notte è ricordata come una delle sorprese più clamorose nella storia della boxe.
Leicester 2016, la favola firmata Ranieri
E poi c’è il Leicester. Nella stagione precedente le Foxes si erano salvate in Premier League solo grazie a una rimonta nel finale di campionato. Nell’estate 2015 in panchina arrivò Claudio Ranieri, accolto in Inghilterra con un certo scetticismo. Nessuno immaginava che quella squadra potesse restare in vetta per mesi. A trascinarla c’erano i gol di Jamie Vardy, la fantasia di Riyad Mahrez e la corsa instancabile di N’Golo Kanté. Vardy andò a segno in undici partite consecutive, record della Premier, e il Leicester non mollò più il primo posto. Il titolo arrivò il 2 maggio 2016, quasi a distanza: il pareggio del Tottenham sul campo del Chelsea rese irraggiungibili le Foxes, che chiusero con 81 punti, dieci in più dell’Arsenal secondo.
Sono quattro storie lontane tra loro che raccontano la stessa cosa. Nello sport il favorito resta tale finché il campo non dice il contrario. A volte basta una notte, un torneo o una stagione perché chi partiva in ultima fila si ritrovi a scrivere la pagina più bella. È anche per questo che, a ogni nuovo inizio, gli appassionati continuano ad aspettare la prossima favola.
