“Non può essere Jesus a far fuori Cristiano”, titolava sagacemente il Foglio nei giorni scorsi. Al momento sembrerebbe invece che il sergente di ferro portoghese stia avendo la meglio in questa clamorosa telenovela, dopo la vittoria di domenica 2-1 contro la Norvegia, quarto successo di fila senza Ronaldo, reo di aver abbandonato la nazionale dopo il mancato ingresso in campo nel match contro la Danimarca. A dimostrazione però che la vicenda è ben lungi dal potersi definire conclusa, il ct portoghese si è inalberato in conferenza stampa alla domanda su CR7 di un giornalista di CMTV, ribadendo che lui non si deve scusare di nulla ma che la porta della Seleçao per il campione dell’Al Nassr rimane sempre aperta. “Sono io il commissario tecnico, ci sono principi non negoziabili”. Ecco, da questo punto di vista ci si può chiedere dove si fermano i diritti di un mito, fino a che punto si possono tollerare le intemperanze di un campione a fronte del rischio di dovervi rinunciare.
Una situazione che ha molti precedenti, tra cui il famoso Codice Etico che Cesare Prandelli introdusse alla guida dell’Italia, per poi applicare a intermittenza quando a doverne rispondere erano Domenico Criscito e Mario Balotelli. Il primo venne estromesso dalle convocazioni a seguito del coinvolgimento nell’inchiesta sul Calcioscommesse, mentre per il secondo il ct chiuse un occhio più di una volta nonostante i ripetuti capricci. Eravamo all’indomani dell’Europeo 2012, chiuso con un sorprendente e inatteso secondo posto dall’Italia, che in semifinale contro la Germania era stata trascinata da un SuperMario in modalità stellare (purtroppo mai più ripetuta). Così, Prandelli poteva permettersi di rinunciare a Criscito, non a Balotelli. A quanto pare Jorge Jesus applica invece il suo personale Codice Etico senza guardare in faccia nessuno, nemmeno il mito che alla nazionale lusitana ha sempre dato tutto. Su X, Paolo Ziliani si è scagliato contro il fenomeno ex Manchester, Real e Juve, ricordando come non sia nuovo a lasciare la squadra dopo una decisione sgradita dell’allenatore. Ai tempi della Vecchia Signora, Maurizio Sarri lo sostituì contro il Milan e Ronaldo, raggiunti gli spogliatoi, pensò bene di lasciare lo stadio per i fatti suoi a partita in corso. Un bambinone in piena regola, questo è davvero Cristiano Ronaldo secondo Ziliani. I difensori del campione non possono certo appellarsi alla presunta antijuventinità del giornalista: si risponde alle idee, mai a chi le esprime.
Non ci sono però solo quegli juventini nostalgici del passato bianconero a difesa del campione d’Europa 2016, ma anche illustri personaggi come Sir Alex Ferguson e, in misura minore ma non meno significativa, il ct dell’Italvolley rosa Julio Velasco. La leggenda del Manchester United è intervenuto a spada tratta: “Cerchiamo di essere ragionevoli. Cristiano ha quarantun anni. Questo è un dato di fatto e il tempo raggiunge ognuno di noi. I suoi minuti vanno protetti. Ci saranno partite in cui farlo partire titolare non avrà senso dal punto di vista tattico. Non ho alcun problema con questo, affatto: ho dovuto fare la stessa identica cosa con Bryan Robson, Steve Bruce, Ryan Giggs e Paul Scholes quando entravano nei capitoli finali delle loro carriere. Non sempre gli faceva piacere, ma lo rispettavano perché veniva fatto con onestà e rispetto. C’è una differenza abissale tra gestire un’icona ormai avanti con gli anni con pacata autorità e sminuirla pubblicamente. Se hai bisogno di lui per venti minuti per scardinare una difesa ostinata, prepari la sua mente per quei venti minuti. Lo fai sentire fondamentale per quel momento specifico. Ma non permetti mai che l’età di un uomo ti accechi di fronte alla pura grandezza che possiede ancora nei momenti chiave“.
Quanto a Velasco, al Festival dello Sport di Trento ha spiegato come “il problema nasca da lontano e provenga dalla grande difficoltà nella vita di un atleta, a maggior ragione di un campione, ad appendere la scarpa al chiodo. Se poi non rimani nell’ambiente, i primi tempi dopo il ritiro diventano durissimi. Hai quarant’anni, sei ancora molto giovane. E ti ritrovi di colpo senza obiettivi, senza traguardi, senza competere. Non c’entra nulla se uno è miliardario, non è che conta i soldi da mattina a sera! Credo che le federazioni sportive debbano mettere a disposizione, almeno per lo vuole, dei programmi di sostegno psicologico che aiutino chi attraversa il ritiro dalle competizioni”. Il tema del ritiro di un campione non può essere ignorato. Cristiano Ronaldo ha preso per mano il Portogallo fino a portarlo a risultati mai raggiunti, fino al titolo europeo del 2016.
Secondo l’accusa, oggi Cristiano sembra non accettare minimamente l’idea di essere vicino all’epilogo della carriera, se non già oltre. Un atteggiamento che potrebbe finire col danneggiare la stessa nazionale. Secondo la difesa, Juan Jesus l’ha convocato per poi ignorarne la presenza, negandogli anche quei pochi minuti nei quali avrebbe potuto fare la differenza. Un braccio di ferro del tutto analogo a quello che ha visto contrapposti Luciano Spalletti e Francesco Totti, ai tempi dell’ultimo anno di carriera del campione giallorosso. Non sono state poche le partite in cui l’impiego del Pupone è stato estremamente risicato, in alcuni casi addirittura schierato per i soli minuti di recupero. Totti ha sempre affrontato quelle situazioni con molta professionalità, ma non ha mai nascosto il suo disappunto. Dal canto suo Spalletti ha sempre difeso l’interesse superiore della squadra, convinto di impiegare il campione del mondo 2006 secondo le sue effettive disponibilità.
La verità difficilmente sta da una parte sola, ma al di là di chi ha ragione il grande rischio è la fine davvero triste di una leggenda del calcio contemporaneo.
