Non va nemmeno a Shanghai. E così l’allarme-Sinner diventa sempre più rosso e s’infiamma di ora in ora, complice l’informazione criptata che l’avvolge. Jannik non si sente sicuro, gli fa male ancora il ginocchio, ha paura di sentire ancora dolore, teme di non essere al “suo” 100%, oppure ha proprio il terrore di uscire ancora dal campo stravolto e irriconoscibile dopo un altro black out per essersi spinto oltre il limite? Ahinoi, la risposta spinge sempre più in questa direzione. Corroborata dai racconti – veri/millantati: dov’è oggi la verità web? – dei giovanissimi sparring convocati a Montecarlo dalla Piatti Academy di Bordighera che avrebbero interrotto gli allenamenti per i ripetuti “Basta, non ce la faccio” del più forte tennista italiano. Stremato, affranto, come al Roland Garros, magari per quel male oscuro che risuona sempre più cupo e incalzante nei tam tam social sempre più in ambasce per il campione che non gioca dal bis a Wimbledon del 12 luglio.
RIAD, VIENNA O NEL 2027?
L’ultima rinuncia Instagram di Sinner non è così scioccante come quello precedente per il no a Pechino perché è stato preannunciato dalla visita di Jannik alla super-struttura specialistica di Lione che ha curato anche Mbappé. Sta scegliendo la strada della prudenza per curare al meglio l’infiammazione tendinea extra articolare al ginocchio destro, una patologia dalla guarigione lunga a rischio di ricadute? Sta seguendo le indicazioni di“ papà” Darren Cahill, il super-coach che saluterà il team a gennaio dopo aver proiettato l’idea del miglior Sinner negli anni a venire? Sta radunando le forze per minimizzare le perdite nel trittico indoor europeo Vienna-Parigi-Atp Finals dove l’anno scorso aveva fatto percorso netto? Fino alla programmazione sbagliata di quest’anno che l’ha portato a giocare Madrid, scontando lo sforzo al Roland Garros, il Profeta dai capelli rossi era il numero 1 anche nella saggezza. Oggi, è una incognita dai preoccupanti risvolti psicologici. Difenderà il titolo dei primi due Six Kings Slam, il super-torneo esibizione del 21-24 a Riad, per riprendere magari il ritmo partita, o si ripresenterà il 26 ottobre a Vienna? Col botta e risposta alla Fashion Week di Milano con Anna Wintour che sembra un presagio. “Pensavo che andassi a Pechino”, diceva la giornalista che ha ispirato il Tavolo veste Prada. “Lo pensavo anch’io. Se non sono pronto per gennaio, allora diventa un problema”, rispondeva il 25enne di San Candido all’ennesima comparsata pubblicitaria.
NUMERO 1
La stagione di Jannik è emblematicamente double-face: una prima parte trionfale, coi cinque successi su cinque Masters 1000, lo storico trionfo di Roma agli Internazionali d’Italia, ad eguagliare l’impresa di Adriano Panatta nel 1976, e il bis a Wimbledon, e una seconda al buio. Da cui gli appena 47 match del 2026. Come non gli accadeva da inizio carriera, troppi di meno anche rispetto ai 64 dell’anno scorso, malgrado i 3 mesi di stop della Wada. Così, Zverev, campione di due Slam in tre finali, soffia sul collo al più forte tennista italiano di sempre, numero 1 del mondo dal 13 aprile – 91 settimane -, quando ha battuto Alcaraz a Montecarlo. Sascha dovrebbe comunque aggiudicarsi sia Pechino, in corso, sia Shanghai, da mercoledì.
E intanto, a cascata, arrivano le sconfitte a raffica degli altri azzurri fra Pechino e Tokyo.
Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 4 ottobre 2026)
