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Motori

Bernie! Abbiamo un problema!

Da Samuele Virtuani 07/03/2024

Sabato scorso è ripartita all'insegna della continuità la stagione di F1 in Bahrain: Red Bull dominanti, Leclerc con i sempre cronici problemi di affidabilità, Sainz commovente lottatore, un inossidabile Alonso, McLaren e Mercedes a spartirsi il resto dei punti a disposizione. Ma vi siete mai chiesti come fa l'enorme carrozzone della classe regina a spostarsi da un paese all'altro?

Mettiamo subito le cose in chiaro: la F1 è un incubo a livello logistico. Qualcosa che non va molto lontano dal dipinto di Johann Heinrich Füssli. I team sono, infatti, sottoposti non solo a dei tour de force che farebbero impallidire Aleksej Stachanov ma anche a costi di trasporto in perenne lievitazione. La ricercatezza in F1 non riguarda solamente le monoposto che vengono schierate il fine settimana in griglia: intorno a loro, spesso nascosto dietro le quinte, gravita un intero universo composto da persone e materiali. E come fa questo ipertecnologico carrozzone, a questo punto più simile all’Enterprise di Star Trek, a spostarsi perennemente da un paese all’altro? Come è possibile muovere con puntualità svizzera piloti, meccanici, attrezzature dall’Azerbaijan al Messico per poi fare una toccata e fuga nella “Terra dei canguri”? Joe Pompliano, cronista americano specializzato nel racconto dello sport sotto il profilo economico e geopolitico, l’ha spiegato in un thread su X.

The 2024 Formula 1 calendar is insane:

• 24 races
• 21 countries
• 5 continents
• 180+ hours of flights

Teams will travel 75,000 miles & transport 1,500 tons of equipment.

This makes it a logistical nightmare, so here’s a breakdown of how Formula 1 pulls it off.

THREAD 👇 pic.twitter.com/Z9HyvOaYT7

— Joe Pompliano (@JoePompliano) March 1, 2024


Prendiamo in esame, per prima cosa, il lato numerico della questione: il calendario del Mondiale di F1 2024 prevede una gara in più, il GP di Cina, rispetto all’edizione dello scorso anno. I team disputeranno, dunque, 24 gare in 21 Paesi diversi. Ciò si traduce in una distanza da coprire in linea d’aria superiore ai 110 mila chilometri, che a sua volta si quantifica in più di 180 ore complessive di volo che il fisico di piloti, meccanici e compagnia si deve infliggere durante l’arco della stagione. Ultimo dato ma non per questo meno importante, la quantità di attrezzature da spostare ogni volta da un circuito ad un altro è superiore alle 1500 tonnellate. Il vero problema, riflettendo meglio, si ritrova però nel tempo a disposizione del personale per spostare 1500 tonnellate su certe tratte. Nel caso delle gare nel Vecchio continente, questo gigantesco trasloco avviene su ruota – 27 convogli per la precisione – e il tutto è calibrato in modo da arrivare in pista il mercoledì prima della gara. John Lasseter l’aveva fatta un po’ troppo semplice in Cars.

Il gioco si fa duro quando le gare in Europa si svolgono in due weekend consecutivi: gli attrezzisti e i conducenti dei camion hanno soltanto tre giorni per smontare, trasportare e rimontare le strutture che danno vita ai paddock dei team. Pompliano fa l’esempio del Gran Premio d’Ungheria e del Gran Premio del Belgio, rispettivamente in calendario per il 21 e per il 28 luglio 2024:

«Gli operai saranno costretti a lavorare la notte tra il 21 e il 22 luglio per smontare tutte le strutture e metterle in sicurezza per il trasporto. Entro le 6 del mattino deve essere tutto pronto. A quel punto toccherà agli autisti dei camion, due o tre per team che si smazzeranno i 1162 km di strada tra l’Hungaroring e il circuito di Spa. All’arrivo in Belgio, 50 uomini per ogni team avranno due giorni di tempo per scaricare e rimontare tutto: per farlo, arrivano a essere in servizio per 15 ore consecutive».

Una Mission Impossible quotidiana.

Che fare quando il GP successivo si disputa in un altro continente? La logistica in questo caso, se possibile, è ancora più diabolica. Le varie scuderie creano quattro o cinque enormi scatole, degli enormi gonnellini di Eta Beta o, se preferite, delle matrioske, ognuna delle quali ingloba un minimo di tre container, che solcano i bracci di mare tra Paesi considerati “vicini”. Alcuni esempi: Australia e Giappone, Azerbaigian, Qatar ed Emirati Arabi e così via. Pompliano descrive il tutto usando l’espressione «approccio leapfrog», in italiano traducibile con “gioco della cavallina”: si utilizzano le navi – al posto degli aerei – e si riducono così i costi di trasporto e, in una qualche misura, anche l’impatto ambientale.

Non possiamo certo dimenticarci dei protagonisti, i piloti, e delle indispensabili comparse, i meccanici e gli operatori addetti alle attrezzature. Verstappen & Co. tanto per fare un esempio, affronteranno uno dopo l’altro i GP di Las Vegas (23 novembre) e del Qatar (primo dicembre). Di conseguenza, giocoforza, dovranno volare per 20 ore e poi anche assorbire un jet lag pari a undici ore. 

Ripensandoci, forse, il quadro di Füssli non è poi così spaventoso.

Tags: #formula1, logistica, motori, Verstappen

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Nota sull’autore: Samuele Virtuani

Nato a Milano il 4 maggio 2001, è accanito calciofilo e appassionato di F1 fin dai tempi delle scuole medie. Laureato in Storia contemporanea all'Università degli studi Milano con una tesi intitolata: "Ai tempi dei dinosauri e dei pionieri. Tifo, politica e impegno sociale attraverso le fanzine dei Rangers 1976 Empoli Vecchia Guardia", da novembre 2020 è speaker presso Radio Statale, per la quale ha ideato e condotto per due stagioni "BigBang Effect". Da ottobre 2022 ha virato verso la narrazione sportiva con "Glory Frame", show radiofonico in onda tutti i mercoledì dalle 14:00 alle 15:00 sulle frequenze di Radio Statale e in podcast su Spotify.

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