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Sport di contatto

L’Italia scrive la Storia, superati i maestri inglesi!

Da Ruggero Canevazzi 07/03/2026

Al termine di una partita vibrante, fisica e intensa con diversi capovolgimenti di fronte, l’Italrugby conquista il primo successo di sempre contro l’Inghilterra, 23-18. Pack di mischia superlativo. Quesada: ”Competitivi e consistenti in tutti i match del Sei Nazioni”

dal nostro inviato a Roma

Non eravamo pronti. La verità è che non eravamo pronti. A una vittoria così bella, così emozionante, al termine di una battaglia in equilibrio fino alla fine. Con tutto lo stadio Olimpico esaurito… dalla gioia! 23-18 dopo essere stati sotto 18-10. No, non eravamo pronti. Meno male che erano pronti, prontissimi, gli azzurri. Alla seconda vittoria nel Sei Nazioni, ma soprattutto alla prima vittoria in assoluto contro l’Inghilterra. Abbiamo finalmente superato i maestri. Dopo 32 sconfitte, arriva un trionfo contro una squadra tutt’altro che remissiva. Il XV della Rosa ha giocato una partita convincente alla mano e nel gioco aereo, dove Lynagh, Ioane e Pani hanno sofferto le sortite di Daly e compagni.

MEGLIO DEI BOOKMAKERS

A dimostrazione del valore della vittoria, però, gli inglesi hanno alzato bandiera bianca proprio nei fondamentali loro marchio di fabbrica: la mischia e la maul. Il pack di mischia italiano ha offerto una prestazione monumentale. Ma che dire allora di Tommaso Menoncello, dalle gambe patrimonio dell’umanità, di Paolo Garbisi, cecchino infallibile (5 su 5 dalla piazzola), di Monty Ioane, autore di quell’off-load titanico che ha lanciato le zampe patrimonio di cui sopra per l’affondo decisivo – la seconda meta azzurra – di Leonardo Marin.

“Sul prato dell’Olimpico li sentiremo cantare a squarciagola God Save the King. Dio salvi il Re. E per una volta chiederemo all’Altissimo di non raccogliere l’invito”, ha scritto l’ottimo Valerio Vecchiarelli sulla guida ufficiale FIR dell’evento, nella speranza di dare agli oltre 20.000 tifosi inglesi sbarcati nella Città Eterna una delusione tra le più atroci. È stato esattamente così. D’accordo, in molti ci eravamo chiesti “Sarà la volta buona?”, ma quanti alla fine ci credevano davvero? Non è una domanda scontata, provate a rivolgerla agli allibratori – che di solito non sbagliano – che davano la vittoria inglese a 1.32 e quella azzurra a 3.45. Che goduria. E che goduria vivere tutto dalla tribuna stampa velocemente trasformata in torcida (no, non è proprio il momento per lo spirito british…).

NOTTE FONDA OLTREMANICA

E così a far compagnia a Rino Gaetano con “Il cielo è sempre più blu”, ci sono stati anche Celentano con Azzurro, Ligabue con “Urlando contro il cielo” e i Ricchi e Poveri con “Sarà perché ti amo”. Mentre gli inglesi toccano un punto bassissimo, la terza sconfitta consecutiva nel torneo dopo un autunno da trionfatori, vincitori sugli All Blacks e l’Argentina in una striscia di 12 vittorie consecutive. Terrei al momento delle interviste il ct Borthwick e il capitano Itoje, autore di un’ingenuità clamorosa che gli è costata un giallo, decisivo perché ha lasciato la sua squadra in 13 dopo la precedente ammonizione a Underhill.

Erano partiti fortissimo i campioni del mondo 2003 e, a guardare la marea di macchie bianche sparse su tutti gli spalti, all’inizio sembrava quasi di essere a Twickenham. Lo sembrava del tutto, quando i tifosi inglesi, superbi e altezzosi come sempre, intonavano il loro ineffabile “swing low sweet chariot”. Ma superbi, peccatori di hybris (consentitecelo: la mitologia c’è tutta stasera!) sono stati anche gli inglesi in campo, che al primo calcio di punizione preferivano cercare la meta anziché “accontentarsi” di un calcio facile facile in mezzo ai pali. Per tutta risposta, ricevevano un bel ripassare dal via da un’Italia tostissima, capace di soffrire, eccellente nel breakdown e puntuale nei fondamentali, come la touche, dove contro la Francia non eravamo stati efficaci. Il saliscendi di emozioni ha ricalcato il susseguirsi del punteggio: Italia avanti 10-5 dopo la prima meta, le gambe Unesco di Menoncello, poi il rabbioso ritorno dell’Inghilterra fino al 18-10 che sembrava indirizzare la sfida dalla parte avversaria. Ma questa Italia ha saputo fare un ulteriore salto di qualità, perfettamente descritto dai protagonisti.

QUESADA FOR PRESIDENT

Un vigoroso applauso accompagna l’ingresso nella sala delle conferenze stampa di coach Quesada e capitan Lamaro. Spiega il ct: “Nel primo tempo loro hanno rallentato i nostri break, con una difesa efficace e un cinismo impeccabile nelle due mete che hanno segnato. Noi però non abbiamo mai smesso di credere nelle nostre opportunità e i ragazzi entrati dalla panchina hanno fatto benissimo: l’idea era contare molto sulla panchina dopo 50 minuti che prevedevamo molto chiusi. Alla fine abbiamo invece vinto una partita veramente bella e all’80’ era davvero difficile trattenere l’emozione. Sono orgogliosissimo di giocatori e staff”.

CAPITANO MIO CAPITANO

L’analisi di capitan Lamaro è perfetta (non che fosse troppo difficile stasera…): “Ci sono stati due momenti fondamentali nel match. Nel primo tempo eravamo un po’ spenti sotto 5-3 dopo la loro meta, ma ci siamo detti “ragazzi, dobbiamo resistere”. Dopo tre raggruppamenti siamo riusciti a recuperare il pallone e nell’azione successiva siamo andati in meta. L’altro momento è stata l’ammonizione di Nicotera sotto 18-10. A quel punto non si trattava di fare sfracelli, ma di tenere botta una fase di più, una fase di più ancora e poi vediamo se loro riescono a mantenere il possesso. Hanno preso il secondo giallo (al capitano inglese Maro Itoje, nda) e lì ci è salito il sangue agli occhi: siamo riusciti a convertire l’enorme pressione in punti e alla fine nella vittoria. Arrivata perché in fondo al nostro cervello avevamo la convinzione di superare questa Inghilterra. Dopo una partita non certo perfetta e averla portata a casa dice molto sulla fame che avevamo”.

Chiude coach Quesada: “Avevamo parecchie aspettative, alcune giustificate ma altre molto meno perché l’Inghilterra ha fatto un Novembre incredibile. Sapevamo che loro erano sotto pressione e che ad avere la meglio sarebbe stata la squadra che durante le tempeste avrebbe saputo restare più unita e meno fallosa. Oltre a quella più concreta nel portare a casa punti nei momenti più esaltanti. Sulle quattro partite giocate, in tutte abbiamo messo in campo la consistenza e la capacità di competere in ogni match, cosa che nei Sei Nazioni passati non ci era ancora riuscita“.

Applausi anche alla fine, brividi ed emozione alle stelle nella serata di Roma, invalicabile feudo azzurro con due vittorie su due partite. Prima dell’Inghilterra, la Scozia che oggi ha suonato la Francia (50-40), raggiunta in vetta al torneo. Abbiamo fatto la storia. Grazie ragazzi!

Tags: #SeiNazioni2026, italia

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Nota sull’autore: Ruggero Canevazzi

Giornalista pubblicista e ingegnere. Grande appassionato e conoscitore di tennis, calcio e rugby, amante della boxe, ha praticato hockey su prato a livello agonistico in tenera età e poi ha seguito per SportSenators il Sei Nazioni con Italia-Francia 2019, Italia-Galles 2023, Italia-Inghilterra 2026, oltre al test-match Italia-Australia 2025, dopo molte altre partite della Nazionale di rugby sempre nel Sei Nazioni e Irlanda-Italia alla World Cup 2015. Per il tennis ha seguito per Ubitennis due US Open (2015 e 2016), due Roland Garros (2017 e 2018), due ATP di Montecarlo (2014 e 2016), due turni di Fed Cup (Italia-Slovacchia a Forlì 2017 e Italia-Belgio a Genova 2018), l'ATP tedesco di Halle nel 2019 e nel 2023, le ATP Finals di Londra 2019. Per SportSenators è stato inviato a Wimbledon 2022 e agli Internazionali d'Italia a Roma del 2024. Autore di circa 350 articoli.

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