dal nostro inviato a Roma
È stata una serata che ricorderemo a lungo. Il break imperioso di Tommaso Menoncello che schiaccia in mezzo ai pali, i calci perfetti di Paolo Garbisi, la seconda meta di Leonardo Marin, quella del sorpasso decisivo, nata da un magico off-load di Monty Ioane per Menoncello. Il pack di mischia che mette alle strette gli avversari. La prima volta con l’Inghilterra non poteva che essere speciale. Ma speciale è stata anche la marcia di avvicinamento a quello che è il nuovo tempio del rugby mondiale: l’Olimpico di Roma, quest’anno fortino invalicabile per gli avversari degli azzurri, una sorta di Castello di Edimburgo di stampo latino. Il “Nemo me impune lacessit” potrebbe tranquillamente capeggiare anche davanti allo stadio della nostra capitale. Che cosa ci può essere di speciale nell’arrivare a Roma? Tutto, in pieno stile Ovalia…
La partenza in treno sabato mattina è molto per tempo, anzi con un anticipo fantozziano – quando il ragioniere deve accompagnare il Duca Conte Paolo Semenzara al casinò di Montecarlo e si presenta sul binario alle 16, col treno in partenza alle 23… Qui la partenza è alle 8:15 da Ferrara con arrivo poco dopo le 11, ma il calcio d’inizio di Italia-Inghilterra è alle 17,40: “Dobbiamo dire che siamo leggerissimamente in anticipo…”, riconosciamo esattamente come fece Fantozzi con moglie e figlia al seguito. Vista l’ora, il desiderio sarebbe quello di rilassarsi e riposare gli occhi, ma capitiamo in compagnia di sei energumeni veneti, chiassosi e pittoreschi, chiaramente diretti verso la stessa meta, con la stessa speranza di andarci, in meta… Si tratta di autentici professionisti del tifo ovale: argute considerazioni tecniche sull’evoluzione negli anni del gioco dell’Italia, giudizi lucidi e circostanziati sulle prestazioni di Marin e Pani nei match precedenti, ampie dissertazioni sulle cucine regionali italiche, birre e panini in dotazione a volontà. Lattine di birra a profusione, dalle 8,30 di mattina. Entusiasmo alle stelle. Professionisti di Ovalia, chapeau.
A Bologna salgono alcune bizzarre signore di mezza età o poco più, dirette però a Napoli: “A me hanno detto che la pizza migliore è da Sorbillo, ma non so…“, esordisce la prima, ma la seconda non è da meno: “A me invece hanno consigliato Michele, chissà“. Signore mie, si parte per Napoli e neanche le basi! Ma è a Firenze che arriva il carico peggiore: una squadra di donne fiorentine cariche a palla, galline starnazzanti che riescono nel miracolo di sovrastare i decibel dei professionisti di Ovalia. La carrozza 4 dell’Italo 8903 Venezia-Napoli sembra una scolaresca molto attempata in gita, una classe di bocciati da record che vivono beati e goderecci, e forse – limitatamente al week end – non siamo nemmeno così lontani dalla realtà.
Giunti a Roma, metropolitana e battesimo della birra dalle parti di San Pietro (non saremo all’altezza dei professionisti veneti, ma ci difendiamo). Verso l’Olimpico, alla fermata del bus all’incrocio tra viale Angelico e via Camozzi, in zona Ottaviano, cominciamo a pensare che l’anticipo del mattino non fosse così esagerato: il trasporto pubblico romano non si smentisce mai: 30 minuti di attesa per l’arrivo dell’autobus. I numerosi inglesi, che placidi e beati restano a guardarci seduti ai tavoli all’aperto di un bar mentre aspettiamo invano, hanno l’aria di chi la sa lunga: “A beer more? Why not? Then by walk to Olimpico“. Arrivati a destinazione, dopo un lauto pasto gentilmente offerto dall’organizzazione (tramezzini misti, patatine, pepite di pollo fritto, lasagne, tiramisù, bignè, pastiera napoletana, … ma non abbiamo preso tutto eh, quasi…), disponiamo di tutto il tempo (Fantozzi docet) per un ampio giro per le vie gremite del Foro Italico.
Fuori dall’Olimpico, l’atmosfera è elettrica. Sotto un cielo costantemente plumbeo, ma non minaccioso di pioggia, scorre festoso il fiume di tifosi. Moltissimi in maglia bianca con la Rosa d’Inghilterra, molti naturalmente in maglia azzurra, ma a dimostrazione che il Sei Nazioni è eterno e onnipresente, incontriamo un paio di supporter col galletto francese sul capo e una signora col volto avvolto nel narciso simbolo di Galles (il daffodils, del resto è da poco passato il primo marzo, giorno di San David, patrono del Galles).
Alcuni maxischermi di poco fuori lo stadio trasmettono la diretta di Scozia-Francia e lo stupore è sulla bocca di tutti: la nazionale del Cardo sta giocando una partita mostruosa, i francesi non si aspettavano un Murrayfield così inespugnabile e arrancano come non mai. Ancora una volta, il Sei Nazioni ci coglie di sorpresa. La speranza è che, in un paio d’ore, sia così anche per gli inglesi.
È giunta l’ora. A Roma temperatura gradevole, cielo nuvoloso, pronostico inapprezzabile. Ci piace parafrasare il grande Sandro Ciotti per citare le quote scommesse. Per raccontare di come gli allibratori non credano alla prima sconfitta dell’Inghilterra contro l’Italia dopo 32 vittorie e danno il successo dei nostri avversari a 1.32. Una vittoria azzurra è data a 3,45. Alla fine a sbagliare saranno proprio loro, i bookmakers, è anche questa è una grossa sorpresa, nella magica serata romana che regala il primo grande successo azzurro sui maestri d’Inghilterra.
