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Calcio, La cena delle beffe

Messi, Ronaldo, Neymar, a casa. Che bel Mondiale: le squadre hanno vinto sugli idoli!

Da Roberto Perrone 10/07/2018

Eliminato chi dava tutto per scontato, chi aspettava il colpo di genio, chi era sicuro di vincere. Resta la Croazia che ha dovuto giocare in modo unitario, la Francia che ha mostrato umiltà, il Belgio che ha lasciato a casa Nainggolan, l’Inghilterra che ha aiutato il suo Kane…

 Abbiamo assistito, e assisteremo ancora per una settimana, al Mondiale delle squadre. No, non è scontato. Nello sport, anche in quelli che coinvolgono un gruppo, si tende sempre a trovare l’eroe, l’idolo da seguire, per cui costruire un vitello d’oro. Nel tennis, ad esempio, c’è Roger Federer, meno Nadal, meno ancora Djokovic. Mentre scrivo, dalla sala della tv arriva l’eco di una partita del campione svizzero. Tutti, compresi i due telecronisti di Sky, vogliono il sangue dell’avversario, esaltano i colpi vincenti del campione, si intristiscono quando l’avversario ha il sopravvento. Confesso che negli anni sono diventato anti-Federer per colpa vostra, per colpa delle vestali di RF, dell’ordine dei frati di Basilea, più esteso di quello benedettino nel Medioevo. Sembrerebbe un’altra storia. Invece è la stessa.
    Io sono per le squadre, io sono per quelli che mettono al centro un sentire comune. E in questo Mondiale di Russia 2018 le squadre hanno vinto sugli idoli. Sono andati a casa tutti quelli con lo stipendio superiore ai 20 milioni annui, Messi, Ronaldo, Neymar. Restano solo quelli in ascesa come Mbappé, che è un po’ diverso dallo stereotipo, resta Harry Kane che non appartiene alla categoria dei “Fenomeni” ma a quella dei centravanti vecchio stile. Infatti, quando s’è inceppato, c’è voluto l’aiuto degli altri perché l’Inghilterra andasse avanti. Anche la Croazia, squadra di singoli per eccellenza, ha dovuto compattarsi e giocare in modo unitario per arrivare tra le prime quattro.
    Sono crollate le formazioni che davano tutto per scontato, come la Germania. Sono andate a casa quelle che aspettavano il colpo del genio (Messi, Ronaldo), sono scivolate quelle che erano sicure di vincere (il Brasile). Sono andate avanti la Svezia, mediocrissima, ma compatta, che ha lasciato a casa Ibrahimovic, e ha giocato al massimo di quello che poteva. Tutti insieme per un progetto comune.
   E’ andata avanti la Russia, un altro gruppo di mediocri, ma combattivo, solido. Rischiava di non superare il girone, è uscita all’ultimo rigore nei quarti. E’ andata avanti la Francia che ha molte stelle ma ha giocato con umiltà. E’ andato avanti il Belgio che ha lasciato a casa Nainggolan perché il valore dello spogliatoio, del gruppo, è più importante del singolo, chiunque esso sia. E persino il Belgio, che ha molti giocatori d’estro e qualità ma si era rivelato fragile finora perché ognuno andava per conto suo, ha saputo creare l’alchimia di sacrificio e altruismo necessaria per dare seguito al talento.
Insomma, è il Mondiale del generale e non del particolare, di chi non si accoda al fuoriclasse sperando che questo trovi la genialata, di chi non si inginocchia davanti all’idolo, ma gli dice: gioca per me, io giocherò per te. Un bel Mondiale.
(Federer sta ancora giocando e dalle urla che mi arrivano credo che stia vincendo. Io tengo per l’altro, chiunque esso sia)
ROBERTO PERRONE
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Tags: calcio, mpappe, semifinale mondiali 2018

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Nota sull’autore: Roberto Perrone

Giornalista e scrittore, ha cominciato al Giornale di Indro Montanelli (1981-1989). Dal novembre 1989 al giugno 2015 è stato inviato del Corriere della Sera. Ha seguito 9 Olimpiadi, 7 Mondiali di calcio, 5 Europei di calcio, 11 finali di Champions League; inoltre, ha scritto di tennis, raccontando tutti i tornei del Grande Slam, la Coppa Davis e la Fed Cup, e di nuoto (9 Mondiali e 11 Europei). Scrive anche di enogastronomia e viaggi, il suo sito è www.perrisbite.it

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