Dietro il secondo Wimbledon consecutivo di Jannik Sinner non ci sono soltanto il talento cristallino del numero uno del mondo e una straordinaria forza mentale. C’è un progetto iniziato quattro anni fa, costruito giorno dopo giorno da Simone Vagnozzi e Darren Cahill, la coppia di allenatori che ha trasformato il ragazzo di San Candido nel dominatore del tennis mondiale.
Nel ventre dell’All England Club, poche ore dopo la vittoria su Alexander Zverev, i due tecnici raccontano il percorso che ha portato Sinner a conquistare il quinto Slam della carriera. Un viaggio fatto di studio, coraggio, cambiamenti tecnici e soprattutto di una crescita continua che, secondo entrambi, è ancora lontana dall’essere conclusa.
Cahill: “Non è stato lo Slam più importante, ma sicuramente uno dei più speciali”
Per Darren Cahill, arrivato nel team nel 2022, il successo londinese assume un significato particolare, soprattutto per tutto quello che Jannik ha dovuto affrontare negli ultimi mesi.
“Non posso dire che questo fosse più importante degli altri Slam vinti. Però è stato sicuramente uno dei più speciali”, racconta il supercoach australiano.
“Negli ultimi sei mesi sono successe tante cose. Agli Australian Open ha gestito una situazione complicata in maniera incredibile, poi ha perso contro un Djokovic che quel giorno è stato semplicemente migliore. Qui a Wimbledon, invece, è stato subito messo alla prova al primo turno, vincendo una battaglia al quinto set che gli ha dato una fiducia enorme. Da quel momento è cresciuto partita dopo partita.”
Il mistero di Parigi
Il pensiero corre inevitabilmente a quanto accaduto un mese fa al Roland Garros, quando il malore accusato contro Cerúndolo aveva fatto temere il peggio. Un episodio che ancora oggi il team non riesce a spiegare completamente. “Quello che è successo a Parigi ci ha colti tutti di sorpresa”, ammette Cahill.
“Abbiamo fatto tutti gli accertamenti possibili. Abbiamo modificato qualcosa nella preparazione, soprattutto pensando al caldo, ma ancora oggi non sappiamo con certezza quale sia stata la causa. Ed è proprio questo che rende ancora più importante quello che ha fatto dopo.”
“Ha preso un pugno nello stomaco e si è rialzato”
Secondo Cahill è proprio la reazione ad aver fatto la differenza. “Ha preso un pugno nello stomaco. Poteva restare a casa qualche giorno in più, invece è arrivato qui dodici giorni prima dell’inizio del torneo senza giocare alcun torneo di preparazione. Sapeva che le prime partite sarebbero state complicate. Ha abbassato la testa e si è rimesso a lavorare. Questo racconta perfettamente il giocatore e soprattutto l’uomo che è diventato.”
Per l’australiano non ci sono dubbi. “Avrà una carriera lunghissima e si metterà ancora tante volte nella condizione di vincere questi tornei.”
Vagnozzi: “Il servizio? Lo abbiamo praticamente ricostruito”
Se la forza mentale è diventata il marchio di fabbrica di Sinner, il salto tecnico più evidente riguarda senza dubbio il servizio. Un colpo che oggi rappresenta una delle armi più devastanti del circuito ATP. “Il miglioramento è enorme, ma nasce da un lavoro iniziato tanti anni fa”, spiega Simone Vagnozzi.
“Quando ho iniziato ad allenarlo serviva in maniera completamente diversa. Abbiamo cambiato l’appoggio dei piedi, poi il timing del movimento. La vera rivoluzione, però, è arrivata dopo lo US Open dello scorso anno.”
Da quel momento il gesto tecnico è stato completamente ripensato. “Abbiamo modificato il lancio di palla, che oggi è molto più vicino al corpo. Abbiamo cambiato il modo in cui arriva sulla gamba anteriore: prima frenava il movimento, adesso continua a spingere. È cambiata la coordinazione, è cambiato il ritmo. Tante piccole modifiche che, sommate, hanno trasformato completamente il servizio.”
I numeri parlano da soli. A Wimbledon 2025 Sinner aveva chiuso il torneo con 62 ace. Quest’anno ne ha messi a segno 128, più del doppio.
“Non è il giocatore che serve più forte del circuito, ma oggi è molto più preciso. Trova gli angoli con naturalezza ed è cresciuto tantissimo anche con la seconda di servizio. Per noi è una soddisfazione enorme.”
“Jannik vuole capire ogni cambiamento”
Uno degli aspetti che più colpiscono Vagnozzi è la curiosità tecnica del suo giocatore. “Non accetta mai un cambiamento senza comprenderlo fino in fondo. Chiede sempre il perché di ogni modifica. E per noi allenatori questo è fondamentale, perché significa costruire insieme il percorso di crescita.”
Oggi quel lavoro è diventato patrimonio del giocatore. “Qualche anno fa bastavano due o tre giorni senza servire per perdere completamente il ritmo. Adesso può stare fermo anche una settimana e ritrova subito il movimento. Significa che il gesto è ormai completamente automatizzato.”
“Ma il lavoro non è finito”
Nonostante il secondo Wimbledon consecutivo e il quinto Slam in bacheca, il team guarda già avanti. Perché, secondo Vagnozzi, esistono ancora margini importanti.
“Siamo molto contenti della crescita degli ultimi cinque anni, ma c’è ancora tanto da migliorare. Contro Zverev, ad esempio, in alcune situazioni avrebbe potuto chiudere il punto andando più spesso a rete. Il nostro obiettivo resta quello di renderlo sempre più aggressivo, di fargli utilizzare ancora di più la volée e qualche palla corta in più.”
Sorride, poi aggiunge una battuta.
“Magari non proprio sul match point…” Dietro la risata, però, c’è una filosofia precisa.
“Quando alleni un giocatore di questo livello ogni allenamento deve avere un obiettivo. Non puoi andare in campo tanto per fare ore. Ogni dettaglio deve servire a renderlo un tennista migliore.”
Un ragazzo diverso
Anche fuori dal campo Sinner è profondamente cambiato. “Qualche anno fa esisteva soltanto il tennis”, racconta ancora Vagnozzi.
“Oggi ha bisogno anche di altro. Di stare con la famiglia, con la fidanzata, di staccare la testa dopo un torneo. È una crescita naturale e noi allenatori dobbiamo essere bravi ad accompagnarla. Se vuoi costruire una carriera di quindici anni non puoi vivere pensando al tennis ventiquattro ore su ventiquattro.”
E il futuro di Cahill?
L’ultima domanda riguarda inevitabilmente Darren Cahill, il cui contratto con il team scadrà al termine della stagione.
L’australiano non si sbilancia. “Sono sotto contratto fino alla fine dell’anno. Alla fine del 2025 avevamo deciso insieme di continuare. Faremo lo stesso anche questa volta: ci sederemo e ne parleremo a fine stagione.”
Vagnozzi, invece, sorride.
“Lavorare con Darren è stato straordinario. Abbiamo trovato una sintonia rara. Se un giorno dovesse fermarsi entrerà sicuramente un’altra persona, perché seguire Jannik da soli per oltre trecento giorni all’anno è praticamente impossibile.”
Intanto, però, il progetto continua. E guardando il modo in cui Sinner domina il tennis mondiale, la sensazione è che il lavoro iniziato nel 2022 sia ancora soltanto a metà strada. Perché, come ripetono spesso i suoi allenatori, il vero segreto del numero uno del mondo non è quello che ha già imparato, ma la voglia inesauribile di continuare a migliorare.
