Frankenstein-Piatti non sperava di riuscire così bene nella clonazione e quindi addirittura nel miglioramento del modello Novak Djokovic che aveva in testa per il suo miglior allievo. Al punto che oggi, all’indomani del bis consecutivo a Wimbledon, Jannik Sinner, che ha plasmato dai 13 ai 20 anni, non solo è impegnato a sua volta nella corsa alla storia del tennis ma punta decisamente a ritoccare proprio i record del primatista di 24 Slam.
SERVIZIO/PROGRESSIONE
Il più grande tennista italiano di sempre partiva già da alcune caratteristiche prossime a Nole I di Serbia, dalla morfologia di atleta alto e magro alla totale dedizione al lavoro dalla minuziosa esaltazione dei particolari senza accontentarsi mai del risultato, al rovescio naturale a due mani, dalle spiccate doti di ribattitore alla capacità di resettare subito e concentrarsi al massimo, alla resilienza. Grazie alla coppia di coach Cahill-Vagnozzi ha aggiunto l’impressionante crescita della prima di servizio, il perfezionamento e l’incidenza assoluta del colpo nei momenti importanti del match, insieme alla forma che sta imparando a trovare, senza test ufficiali preparatori, torneo facendo, per poi scalare marcia di turno in turno, dai 5 set della prima puntata di Wimbledon contro Kecmanovic a semifinale (contro Nole) e finale (contro un super Zverev) infilando 17 set consecutivi fino al tie-break perso contro Sascha domenica, senza comunque mai perdere la battuta nelle ultime due partite, concedendo zero palle break a Djokovic e due, salvate, a Zverev.
PARALLELO NOLE
A quasi 25 anni (1l 16 agosto), il Profeta dai capelli rossi ha vinto quanto il Djoker a 25 compiuti: 30 titoli Atp di cui 5 Slam (pari), 2 Atp Finals (il serbo ne aveva una), 10 Masters 1000 (Nole ne aveva uno in più, ma non li aveva ancor vinti tutti) e 2 coppe Davis (Novak ne ha firmata solo una). Se Djokovic aveva giocato più finali dell’erede (45 a 39), Jannik ne ha vinte di più: 76,92% contro 66,66%. Intanto, il tennista strappato allo sci comincia settimana numero 80 da primo della classe, mentre, alla stessa epoca, il campione che ha rotto l’egemonia Federer-Nadal, era in sella da 46 settimane (in una delle serie che lo porteranno al record di 428 settimane al numero 1). Da qui al compleanno, Jannik può almeno pareggiare il conto dei Masters 1000, fra Montreal, che più probabilmente giocherà, e Cincinnati, con condizioni di caldo-umido pericolose. Prima dell’ultimo Major dal 23 agosto a New York.
DIECI DOC
Il prodigioso bis consecutivo sull’erba più famosa dello sport aggrega il ragazzo di San Candido fra i magnifici 10 che sono riusciti nell’impresa (Rod Laver, John Newcombe, Bjorn Borg, John McEnroe, Boris Becker, Pete Sampras, Roger Federer, Novak Djokovic e Carlos Alcaraz). Battendo Zverev, l’altoatesino porta a 100/22 il bilancio di partite Slam (Nicola Pietrangeli a 95 successi); Djokovic è a 409 tacche-record. Già primo ed unico italiano ad aggiudicarsi i Championships, Jannik affianca nei tornei dell’immortalità Laver e Newcombe nell’era Open. Imporsi in 3 ore e tre quarti contro un avversario come Zverev che negli Slam rappresentava il tabù fisico dei primi anni gli fa coraggio insieme all’affermazione in 5 set a Kecmanovic, la prima a Wimbledon, dopo 5 sconfitte al set decisivo. Col bilancio di 12/13 contro i top 5 mette ancor più paura ai rivali mentre rafforza il vantaggio in vetta al ranking ATP a 13,450 punti, con Zverev a 8,480 e Alcaraz 8,160. E ricorda i sei Masters 1000 consecutivi vinti, contando anche Parigi 2025, come nessuno mai, compresi il tris sulla terra, Monte Carlo-Madrid-Roma, come solo il più forte di sempre sul rosso, Rafa Nadal, nel 2010.
Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 14 luglio 2026)
