La Champions League, quando decide di parlare italiano, lo fa sempre con un certo gusto per il paradosso. L’ultima giornata ne offre uno chiarissimo: la Juventus è l’unica delle quattro italiane a vincere nel penultimo turno di Champions League. Anche Madama è sicura oggi della qualificazione almeno ai play off, e tutti tirano almeno un sospiro di solliero. Poi si sa che tutte le italiane, nel complesso, arrancano, inciampano, o – nel caso del Napoli – si affacciano addirittura sull’orlo del burrone con un’espressione che non promette nulla di buono. Al momento nemmeno una tra le prime otto, ma la situazione, come si dice, è magmatica. Complessivamente direi che non tira buon vento.
Juventus-Benfica 2-0 è una partita che si apre e si chiude sotto il segno della tensione. In campo, certo, ma soprattutto in panchina, dove Luciano Spalletti vive una serata elettrica, nervosa, quasi teatrale. La Juventus fatica nel primo tempo, il Benfica palleggia, il pubblico rumoreggia. Poi, nella ripresa, la Juventus accelera, segna con Thuram e McKennie, e sembra finalmente respirare. Ma Spalletti no: continua a discutere, protestare, agitarsi. Fino all’episodio simbolo della serata, il battibecco con un tifoso in tribuna, una scena che racconta più di mille analisi tattiche lo stato emotivo dell’allenatore. Non è rabbia, è pressione pura. È la Champions Leaague che ti stringe la gola anche quando stai vincendo.
Il rigore sbagliato dal Benfica nel finale – Pavlidis che scivola come su una buccia di banana – diventa quasi una liberazione karmica. La Juventus porta a casa tre punti pesanti, sale a quota 12, si garantisce almeno lo spareggio, e soprattutto può guardare l’ultima giornata senza il terrore di restare fuori. In questo contesto europeo incerto e confuso, è già qualcosa. E comunque l’aver fatto lo sgambetto a al caro vecchio amico Mourinho è sicuramente fonte, per i protagonisti intendo, di soddisfacente, cinico e perfido cinismo.
Altrove, però, il panorama è molto meno rassicurante. Atalanta-Athletic Bilbao 2-3 è una di quelle sconfitte che lasciano lividi. La Dea va avanti, poi si fa ribaltare, poi rincorre invano. Il risultato non compromette la qualificazione ai play off, ma spegne le ambizioni di top-8 e certifica che anche quest’anno la Champions League non regala nulla, nemmeno a chi gioca bene.
L’Inter, reduce dalla sconfitta con l’Arsenal, resta agganciata al gruppo centrale della classifica: non è in pericolo immediato, ma nemmeno al sicuro. È in quella terra di mezzo dove basta un errore per scivolare e un gol per raddrizzare tutto. Galleggia, come tante.
E poi c’è il Napoli di Antonio Conte, che rappresenta la vera nota stonata del quadro italiano. Perché oggi è l’unica squadra italiana fuori dalle prime 24, quindi virtualmente eliminata. Il pareggio di Copenaghen pesa come un macigno: una partita da vincere, gestita male, chiusa peggio. Otto punti, posizione scomoda, classifica impietosa. Il Napoli non dipende più solo da sé stesso: deve fare risultato contro il Chelsea nell’ultima giornata e sperare che qualcun altro inciampi. Una condizione incresciosa, se rapportata alle ambizioni, al mercato, alla retorica del “Conte sistema tutto”. Anzi il tasto dolente è proprio Conte, che in questo momento va all’ultimo duello col suo Tallone d’Achille scoperto dai calzari.
La classifica generale della Champions racconta una competizione spaccata: solo Arsenal e Bayern sono già sicure degli ottavi, tutte le altre – anche tra le prime – restano appese a calcoli, differenze reti, combinazioni. È una Champions isterica, nervosa, dove nulla è garantito.
E dentro questo caos, l’Italia si presenta così: una Juventus che avanza stringendo i denti, un’Atalanta che paga pegno, un’Inter sospesa che perde da tre partite consecutive, e un Napoli che rischia seriamente di restare fuori dalla porta.
Con Spalletti che litiga in tribuna e Conte che guarda preoccupatissimo la classifica, l’impressione è una sola: questa Champions non perdona nessuno, nemmeno chi pensava di cavalcarla con gran sicurezza. I play off saranno un duello western alla Sergio Leone.
*articolo ripreso da Bloooog, il Bar Sport di Fabrizio Bocca
**foto ripresa da https://www.rtl.it/
