Vista da destra, la grande sfida tra Tyson Fury e Anthony Joshua del prossimo 11 dicembre al Principality Stadium di Cardiff ha un valore tecnico molto molto basso, per essere chiari prossimo allo zero: si tratta di due grandi pugili che non meno di cinque anni fa erano al top della forma sul trono mondiale, ma adesso si ritrovano a sparare l’ultima cartuccia, da rabberciati ex campioni che il viale del tramonto l’hanno percorso ormai quasi tutto. Ne avevamo scritto su SportSenators già un paio di anni fa, circostanza che non sorprende dal momento che di questo ambito match si parla da quasi dieci anni. All’epoca, dicembre 2024, osservavamo come la sfida arrivasse fuori tempo massimo rispetto ai giorni di gloria dei due protagonisti, datati febbraio 2020 e ottobre 2021 per Fury (le due sfide vinte su Deontay Wilder) e aprile 2017 e dicembre 2019 per Joshua (le vittorie rispettivamente su Wladimir Klitschko e Andy Ruiz Jr). Già allora il derby britannico arrivava in netto ritardo, figurarsi ora! E non si paragoni il match alla sfida milionaria di Las Vegas del 2 maggio 2015 tra Floyd Mayweather Jr e Manny Pacquiao, anch’essa secondo molti arrivata fuori tempo massimo. Probabile, del resto all’epoca i due grandi campioni dei pesi welter mettevano insieme 74 primavere (38 anni l’americano, 36 il filippino), solo un anno in meno dei due sudditi di Sua Maestà, che totalizzano insieme la bellezza (si fa per dire…) di 75 anni (37 Josua, 38 Fury), ma non c’è paragone rispetto al livello di forma, del tutto superiore, che Mayweather e Pacquiao offrivano rispetto ai due logori britannici.
Vista da sinistra, quello che si annuncia come il più grande derby britannico di ogni epoca è ancora in grado di attirare le grandi masse: il pubblico inglese e gallese è pronto a stipare i 74mila posti del Principality Stadium di Cardiff (più quelli sul prato in prossimità del ring) per assistere all’incontro che deciderà chi tra i due è il più forte pugile britannico degli ultimi vent’anni. Non è un dettaglio da poco, visto che si tratta di un popolo molto competente, di un paese, il Regno Unito, al top della boxe contemporanea. Impietoso è stato infatti il confronto di questa estate con la boxe italiana, ai tempi di Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi al centro dell’universo pugilistico mondiale ma oggi all’estrema periferia, con tre dei suoi migliori esponenti quasi surclassati dagli omologhi britannici – McKenna su Oliha nel mondiale IBF dei pesi medi, Liddard su Morello nell’europeo EBU dei medi e il pari con grande fatica del massimo Guido Vianello col molto meno quotato gallese Moses Jolly, nel sottoclou del Mondiale dei massimi clamorosamente conquistato da Filip Hrgovic su Moses Itauma.
Vista dal centro, Fury-Joshua non è nemmeno certo se si disputerà o meno! Pare infatti che il promoter Eddie Hearn, che cura gli interessi di Anthony Joshua, non abbia per nulla gradito il coinvolgimento nell’organizzazione di Dana White, il guro delle MMA (Mixed Martial Arts) – da lui portate fino al giardino della Casa Bianca alla corte di Donald Trump – e da qualche tempo sbarcato in grande stile anche nel pianeta boxe con la sigla Zuffa Boxing, al punto da far saltare il banco e compromettere la realizzazione dell’evento. Per tutta risposta Tyson Fury, in un video sul suo account Instagram, ha annunciato su tutte le furie che Joshua e Hearn vogliono tirarsi indietro, dando del codardo al collega rivale e del bambino viziato al promoter, reo di comportarsi come un infante che quando arriva un altro bambino (Dana White) a lui indigesto, preferisce andarsene via pur di non giocare con lui. “AJ, datti una mossa, codardo da strapazzo, vigliacco che non sei altro. Sappi che stiamo tornando a casa: il Gypsy King sta per tornare nel Regno Unito per suonartele di santa ragione davanti a tutti i miei fan in Galles!”
Al momento Joshua e Hearn non hanno risposto e il loro silenzio è alquanto rumoroso, dal momento che non hanno affatto smentito che un evento da 150 milioni di sterline (174,5 milioni di euro) rischi seriamente di essere cancellato a poche ore dal suo annuncio ufficiale. Come ha scritto Dario Torromeo su BoxeRingWeb, “siamo da tempo passati dal thriller alla commedia all’italiana”. Peccato che non ci sia niente da ridere, semmai da rimanere increduli di fronte a cotanta cialtroneria. Perché al momento non è certo facile dare torto a Fury nel suo J’accuse contro l’entourage rivale Joshua-Hearn: più che codardo il pugile rivale, sembra davvero un bambino il promoter a voler far saltare tutto pur di non avere White alla presentazione ufficiale del match il 30 settembre, ma evidentemente sono in ballo equilibri promozionali che, da umili scribacchini di boxe che ignorano le logiche commerciali che ci stanno dietro, non abbiamo la capacità di leggere. Attendiamo a questo punto con ansia il 30 settembre, per vedere se a farla da padrone saranno i due pugili e le loro schermaglie come da tradizionale copione oppure il vuoto cosmico di una sfida annunciata e poi cancellata che appare sempre più maledetta.
