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Tennis

La terra italiana: Moschettieri, fate la storia di Parigi!

Da Vincenzo Martucci 03/06/2026

Tre azzurri nei quarti del Roland Garros: mai accaduto. Si inizia con Cobolli-Auger Aliassime, poi il derby Berrettini-Arnaldi. Binaghi: "Ispirati da Sinner"

Chi si annoiava del duopolio Sinner-Alcaraz degli ultimi due anni e poi del dominio assoluto di Jannik da marzo in qua sarà contento del caos totale del Roland Garros. Nella città che s’identifica con la rivoluzione, sulla superficie più complicata, la terra rossa, cui non bastano fisico e testa ma pretende “mano” e varietà, lo Slam più pazzo e incerto porta oggi per la prima volta tre italiani ai quarti Majors. Non i più famosi ed accreditati Sinner e Musetti, in panne e alla ricerca di risposte a mali oscuri, ma tre personaggi in cerca d’autore, diversi e nello stesso tempo simili nelle reazioni umanissime, nella resilienza e nello stile di un Rinascimento azzurro che fa scuola nel mondo dopo vent’anni di retroguardia.

NUOVI COACH

C’è il 24enne Flavio Cobolli, figlio d’arte, dell’ex pro Stefano, che oggi l’allena (con Alessandro Giannessi): è il talento dai piedi alati strappato alle giovanili della Roma calcio che punta deciso oltre l’ostacolo Felix Auger Aliassime, già battuto due volte su due e finora targato come “gran perdidor”. Al di là della classifica (14 contro 6), “Cobbo” parte favorito, per forze fresche, impeto e madre terra. C’è il decaparecido, il 30enne Berrettini, il primo finalista azzurro a Wimbledon che riemerge da 5 anni di oblìo fra infortuni e dubbi. “Sei il motivo per cui qualche bambino gioca per strada a tennis e non a calcio”, lo carica il coach-amico Alessandro Bega, che affianca il super coach Thomas Enqvist, made in Swede. “The Hammer”, il romano de Roma che piace anche a Sinner come da geniale intervista di Piero Chiambretti, torna a dettar legge col leggendario servizio-dritto. E, dopo aver abbattuto due pedalatori argentini, è favorito nel derby dei Matteo contro il super-eroe Arnaldi, il 25enne ligure dal tennis anomalo, veloce come Speedy Gonzalez. Chiedere per conferma a Frances Tiafoe dopo le indimenticabili 5 ore e 26’ di lunedì notte, con la rimonta da 6-7 7-6 6-3 5-3 sotto, risolta col punto più bello del torneo salvando 3 smash sul 5-4 40-40 all’1.10 di mattina.

IRONIA E BELLEZZA

“Penso sia il match più bello da 10 anni a questa parte. Stanco? Non posso sedermi sennò mi vengono i crampi. Se vado a fare serata domani sarei pronto per altre sei ore di partita. L’inedito derby con Matteo? Un sogno: lui 105, io 104 del mondo, spero di non entrare in campo in carrozzina”. Arnaldi ride anche delle 17 ore e 42 minuti passate in campo, più di tutti i migliori 8, di sempre, negli Slam: “Ho sempre sognato una partita del genere, al Roland Garros, di notte, contro uno come Frances. A un certo punto non sembrava più tennis, ci doveva essere un vincitore e fortunatamente sono stato io. E’ il miglior match che ho mai giocato: il pubblico è stato straordinario, sono felice di essere ancora in piedi”. Frenato finora da scelte tattiche fuori sincro (palle corte e lob) e da una microfrattura al piede, stupisce “per come, dal Challenger di Cagliari, ha invertito improvvisamente la rotta”, dice Vincenzo Santopadre, il fratello maggiore del suo nuovo coach, Fabio Colangelo, e degli altri ex pro subito riciclati in uscita dal Tour. Ennesimo segnale del sistema FITP di Angelo Binaghi che funziona. “Siamo i più forti del mondo, i ragazzi si superano ogni volta  anche perché hanno un grande esempio in Sinner”, dice il presidente. Tanto che dagli Australian Open dell’anno scorso, con Sinner-Sonego, ci sono sempre due italiani ai quarti Slam: Sinner-Musetti a Parigi, Sinner-Cobolli a Wimbledon, Sinner-Musetti agli US Open, col bis di gennaio agli Australian Open. Fino al tris-record al Roland Garros.

AMLETO HAMMER

Berrettini, bello e impossibile, scandaglia l’anima: “Ricordo vividamente la tristezza che ho provato a volte, ma ho dimostrato a me stessa di cosa sono capace. Anche nei momenti più difficili, ho trovato l’energia: dal primo all’ultimo punto, ero presente, mi divertivo, parlavo a me stesso in positivo. Ora lo so: sono ancora un grande tennista”. Dall’inferno e ritorno, coi top 50 già assicurati lunedì: “Abbiamo passato molto tempo a cercare di capire se ci fosse un gesto o un movimento specifico che causasse i miei problemi fisici. Ma questo è uno degli sport più duri in assoluto e il mio corpo mostra segni di usura per il mio stile molto aggressivo e potente. Però dovevo ritrovare la fiducia per colpire ogni palla al 100%”. La sconfitta è un’amica. “Tutti devono perdere, devono affrontare momenti difficili, subire sconfitte dolorose e sentirsi male per poi trovare il modo di rialzarsi. Proprio i dubbi degli ultimi mesi mi hanno aiutato a reagire”. La solitudine è un’alleata: “Sto parecchio da solo. Magari troppo, ma mi piace, mi riconnetto con me stesso, ritrovo l’equilibrio. Quando ho perso il terzo set con Comesana, ero già mentalmente preparato a vincere il quarto. Devi continuare a fare la cosa giusta senza farti prendere dal panico”. L’esperienza è la sua Excalibur.

Articolo apparso su Il Messaggero il 3/6/2026

Tags: fate la storia di Parigi!, La terra italiana: Moschettieri

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Nota sull’autore: Vincenzo Martucci

Napoletano, 34 anni alla Gazzetta dello Sport, inviato in 8 Olimpiadi, dall’85, ha seguito 86 Slam e 23 finali Davis di tennis, più 2 Ryder Cup, 2 Masters, 2 British Open e 10 open d’Italia di golf. Già telecronista per la tv svizzera Rsi; Premio Bookman Excellence.

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