Per una combinazione metafisica di cui un giorno comprenderemo il senso e l’origine astrale, nello stesso momento in cui la postatomica Nazionale di calcio si avventura in uno sconosciuto mondo apocalittico popolato di esseri primordiali, Parigi ci restituisce tutta la grandeur del nostro tennis arrivato al massimo del suo prestigio. La patria oggi si difende al Roland Garros mica allo Stade de Luxembourg.
Per paradosso, a noi tronfi e rozzi esseri partoriti e cresciuti nel ventre animale del football, ci risultano sconosciuti Favasuli, Chiarodia e Koleosho, ma abbiamo già paraculissima e interessata confidenza con Cobolli, Berrettini e Arnaldi, seconde linee dietro Jannik Sinner. Le prime linee del nostro football addirittura non esistono più, sono state azzerate e rase al suolo a Caporetto. E siamo in attesa di un generale Armando Diaz che ricostruisca l’esercito disfatto.
L’italiano medio nell’intanto corre lesto in soccorso di chi vince e abbandona al suo destino lo sport che ha riempito fino a ieri le nostre vite.
Può essere che davvero sia stata questa la notte del simbolico passaggio del testimone, dalla dimensione nazionalpopolare a quella più raffinata ed evoluta, progressista e colta del tennis e dei gesti bianchi (per dirla alla Gianni Clerici)…
La notte in cui tutti questi termini e aggettivi che abbiamo sempre usato per catalogare le attività umane che più ci coinvolgono vengono messi in un frullatore. Per quelli nati un po’ di anni fa il calcio è sempre stato popolo e massa, il tennis sport snob per nobiluomini e nobildonne, per poi diventare anche un po’ radical chic. Per intenderla proprio alla Tom Wolfe, che malignava come certe categorie della sinistra avessero poi assai cari il portafoglio e uno stile di vita non proprio proletario.
Ma cosa vuoi che quelli della Generazione Z in poi possano intendere di queste rozze categorie dell’anima? La TV e Internet li hanno allevati in un mondo nuovo e già sgrezzato, più pulito e politically correct.
Sarà che perfino io mi sono messo lì a guardare il derby di tennis mentre per Lussemburgo-Italia mi sono limitato ad alzare gli occhi quando il telecronista Rai caricava un po’ la voce. Il golletto spizzato di capoccia di Pio Esposito al Lussemburgo non mi ha destato grandi illusioni ma mi ha fatto piacere soprattutto per il ct Silvio Baldini che umilmente sta lì ad aspettare chissà quale Conte o altri ancora installino in panchina e lo sollevino da un compito che lui stesso ha detto essere troppo gravoso per lui.
La vittoria di Matteo Arnaldi su Matteo Berrettini, sia pure su ritiro per colpa della maledizione degli infortuni, per andare a trovare Flavio Cobolli in semifinale e garantirci così che un italiano sia in finale al Roland Garros, certo è ben più di un clic del telecomando.
È proprio un altro mondo.
Oggi ben più affascinante.
*articolo ripreso da Bloooog, il Bar Sport di Fabrizio Bocca
