C’è qualcosa di diverso nell’aria del rugby italiano in questo giugno 2026. Non è solo l’eccitazione per un torneo nuovo e inedito, è la sensazione concreta che questo gruppo stia diventando qualcosa di serio. Che i pezzi stiano andando al loro posto. E che il Nations Championship, “la competizione piú ambiziosa che il rugby internazionale abbia mai provato a costruire”, arrivi nel momento giusto per questa Nazionale.
Gonzalo Quesada lo sa. E lo si vede nelle scelte di questi giorni: 28 convocati piú due invitati radunati a Treviso l’11 e 12 giugno, secondo appuntamento del mese dopo quello di Parma del 4 e 5. Tutto pianificato, tutto con un senso. Il 25 giugno si parte per Tokyo. E anche chi non salirà su quell’aereo intanto ha la possibilità di respirare l’aria della Nazionale. Imparare, fare esperienza per sé e poi da condividere una volta rientrati nei rispettivi club.
Cos’è il Nations Championship e perché cambia le cose
Prima di parlare dell’Italia, vale la pena capire in cosa si sta per buttare. Il Nations Championship nasce da un accordo tra Six Nations Rugby (l’organismo che unifica le federazioni del Sei Nazioni) e SANZAAR (l’organizzazione internazionale che raggruppa le federazioni di Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e Argentina), approvato da World Rugby (la federazione internazionale) nell’ottobre 2023 dopo anni di trattative. L’idea è semplice: prendere le finestre internazionali di luglio e novembre “quelle in cui fino a ieri si giocavano test match spesso senza troppo peso” e trasformarle in un unico torneo con una classifica vera, una finale a Twickenham e un trofeo che certifica quale emisfero è piú forte. Dodici squadre, sei partite a testa, si gioca negli anni pari per non sovrapporsi ai Mondiali.
Tom Harrison, CEO di Six Nations Rugby, l’ha chiamato “una struttura con rilevanza globale reale”. Brendan Morris di SANZAAR ha parlato di “mossa storica”. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, la sostanza è questa: da luglio 2026, perdere in Giappone ha un peso. Battere il Sudafrica a novembre costruisce una classifica. Non esistono piú, se mai ci sono state, partite di serie B. E per l’Italia, questo cambia tutto. Finisce l’era in cui certi test match erano poco più che allenamenti con la maglia azzurra.
Il Sei Nazioni 2026: una vittoria storica e una lezione
Per capire a che punto è l’Italia oggi, bisogna rileggere il Sei Nazioni appena concluso. Un torneo con un momento che resterà nella storia: il 7 marzo all’Olimpico, gli Azzurri battono l’Inghilterra per la prima volta in 33 precedenti nel Sei Nazioni. Una partita sporca, combattuta, decisa dalla meta di Leonardo Marin nel finale e dai calci di Paolo Garbisi. Non una prestazione perfetta, ma una partita di cui “ce ne vorrebbero di più”, come lo stesso Marin ha commentato a caldo subito dopo il fischio finale, una vittoria vera, sofferta, conquistata nel momento più difficile.
Quella partita ha dimostrato qualcosa di importante: questa Italia sa vincere anche quando non gioca benissimo. Quesada ci lavora da quando è arrivato, e lo aveva detto chiaramente già dopo una sconfitta con le Samoa ad Apia, nel 2024: “Dobbiamo imparare a vincere anche giocando male”. Frase che aveva ripetuto anche dopo il successo nel diluvio con il Galles nel 2025. L’Italia con l’Inghilterra ha finalmente dimostrato di averlo compreso.
Anche capitan Lamaro, nell’euforia del post-partita, ha aggiunto qualcosa di lucido: “Chiaramente possiamo fare meglio dal punto di vista della prestazione, dobbiamo fare meglio”. Un concetto che Quesada e il suo staff portano avanti con costanza: non basta vincere una volta, bisogna abituarsi a farlo. Bisogna che partite cosí, “tese, difficili, decise nel finale” diventino la norma e non l’eccezione. Bisogna, insomma, avere piú partite come quella con l’Inghilterra. Ed è esattamente quello che il Nations Championship puó offrire: sei appuntamenti in cui ogni punto conta, in cui non ci si puó permettere di mollare la concentrazione nemmeno per un tempo.
Poi è arrivato il Galles, ultima partita del torneo, e l’Italia ha perso 31-17 in una prestazione sotto tono, con tre occasioni sprecate per rientrare in partita e tanti errori individuali. Un passo indietro forse dovuto alla fisicità della battaglia con gli Inglesi, che ha ridimensionato l’entusiasmo, ma che ha anche confermato il nodo da sciogliere: la discontinuità. Quesada lo sa, e il Nations Championship è il contesto perfetto per lavorarci.
Il calendario estivo: tre sfide impossibili (e necessarie)
Il 4 luglio si comincia. Tre trasferte in tre settimane, dall’altra parte del mondo, dove non sarà estate.
Giappone, 4 luglio aTokyo, Chichibunomiya Stadium. Il Giappone di casa è un’insidia seria. Non è più la squadra esotica di qualche anno fa: fisicamente è cresciuta, tatticamente è sofisticata, e davanti al proprio pubblico ha una carica emotiva enorme. Partenza col piede giusto sarà fondamentale. Gli Azzurri sanno che è la partita da vincere.
Nuova Zelanda, 11 luglio, Wellington, Sky Stadium. Gli All Blacks. L’Italia non ha mai vinto con loro. Questa partita è “il test”: non tanto per il risultato, ma per come si reggerà la pressione, come si gestirà la palla nei momenti chiave, come si risponderà quando le cose si fanno difficili. In sintesi, per come si comporteranno in campo, esattamente il tipo di esperienza che costruisce carattere.
Australia, 18 luglio, Perth, HBF Park. I Wallabies sono in una fase di ricostruzione. Una vittoria qui è possibile. Anzi, diventa quasi un obiettivo minimo per un’Italia che vuole essere competitiva nel torneo.
Tre settimane in Asia e Oceania, con voli intercontinentali e fusi orari, sono un banco di prova di gestione del gruppo oltre che di rugby puro. Quesada dovrà ruotare, fare scelte, tenere alta la concentrazione anche quando la stanchezza si farà sentire.
Novembre: gli Springboks a casa nostra
La finestra autunnale porterà in Italia Sudafrica (a Torino), Argentina (a Genova) e Fiji (a Udine).
Il Sudafrica è il parametro assoluto del rugby mondiale: fisicità , organizzazione, mentalità vincente. Giocare con loro è una vera scuola. L’Argentina è il paese del ct azzurro, sarà una sfida con un sapore particolare. Le Fiji, con i loro atleti di altissimo livello che giocano nei migliori club europei, potrebbero essere la partita più insidiosa delle tre.
Il Nations Championship si chiude il 27-29 novembre con il Finals Weekend a Twickenham, dove le classifiche determineranno gli accoppiamenti. L’obiettivo dell’Italia in questa prima edizione non è certo vincere il torneo, ma essere competitivi contro chiunque, raccogliere punti importanti, e arrivare al Finals Weekend con la sensazione di aver fatto più di un passo avanti.
Lo sguardo vero: il 2027 in Australia
Dietro ogni scelta di Quesada c’è scritto 2027. La Rugby World Cup in Australia è l’obiettivo reale di questo ciclo e il Nations Championship ne è la preparazione piú seria che si potesse immaginare.
Sei partite contro avversarie di primo livello, con una classifica che conta, distribuite nell’arco di cinque mesi: è difficile immaginare un contesto piú utile per capire chi è pronto e chi no. Chi regge la pressione e chi crolla. Chi sa vincere partite sporche come quella con l’Inghilterra, e chi riesce a mantenere quel livello anche alla terza gara in tre settimane dall’altra parte del mondo.
Il Nations Championship, in fondo, è quello che Quesada chiede da quando è arrivato: piú partite difficili, piú situazioni in cui mentalità e tenacia contano quanto il talento. L’Italia ha dimostrato di poter giocare. Adesso deve dimostrare di saperlo fare con continuità .
Il percorso comincia il 4 luglio a Tokyo. E questa volta, non è più “solo una partita”.
(foto di Benedetta Borsani)
