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Tennis

Atp Finals Torino, Sinner terminator e Musetti saluta

Da Vincenzo Martucci 14/11/2025

Fine dei sogni. Dopo la miracolosa rimonta, contro de Minaur, senza gambe dopo la dura rincorsa per qualificarsi a Torino, Lorenzo Musetti si arrende alla superiorità di  Carlos Alcaraz, alla speranza di impedire l’emorragia di 5 ko di fila (6 col ritiro al Roland Garros) contro il numero 1 del mondo e quindi non solo di qualificarsi alle semifinali al suo primo Super8 ma di impedirgli la terza vittoria a Torino. Risultato di cui lo spagnolo aveva bisogno per garantirsi aritmeticamente di chiudere l’anno al comando della classifica, a prescindere dalla conferma o meno sul trono delle Finals di Jannik Sinner. “Muso” regge al peso di palla e alla velocità di Carlitos fino al 4-4 del primo set. Poi cede 6-4 6-1. Così Alcaraz è primo del girone, con de Minaur 2°, grazie al successo inatteso su Fritz: incrocerà domani in semifinale Sinner col quale è 0-12.

 

RICERCA DELLA PERFEZIONE

“Sto cercando di giocare nel modo giusto, per essere

perfetto contro ogni avversario”. In queste parole  c’è Jannik Sinner, 1 del mondo come esempio di lavoro, umiltà, applicazione e progressi. Perché, come promesso dopo il ko con Alcaraz nella finale degli US Open, è uscito dalla zona di comfort – da attaccante di fondocampo, formidabile nei colpi a rimbalzo e in risposta – , pur rischiando di perdere punti e magari anche partite, per verificare, nei tornei, quello che prova in allenamento, per crescere e durare nel tempo. Così a Torino il maggior successo del Profeta di capelli rossi non sta nella qualificazione alle semifinali già dopo i primi due ostacoli, ma nelle variazioni che pure non gli vengono naturali come a talenti più dotati di tecnica e fisico,  tipo Sascha Zverev, battuto per la quinta volta di fila (bum su Rai 2 con 2.934.000 spettatori, più 890 mila Sky).

CICALA

Il tedesco, emulo della famosa cicala della favola, è bello, alto e forte ma anche presuntuoso, ostinato, viziato. E, protetto dallo scudo del potente e fantastico servizio-rovescio, cerca sempre un alibi invece di recitare il “mea culpa” per il dopo-scuola di dritto e avvicinamento alla rete che ha saltato 4-5 anni fa quand’era il primo candidato a raccogliere l’eredità dei Fab Four. Tanto che anche a 28 anni, pur bocciato in tre finali Slam e per la terza volta in 17 giorni da Sinner, il 3 del mondo, che pure ha avuto un grave infortunio alla caviglia, soffre di diabete da sempre e di schiena da inizio stagione, non pensa che, ancora a gennaio, pur finendo in lacrime la finale, si consolava: “Almeno in un colpo non mi batte, negli ace”. Mentre mercoledì ne mette giù 7 contro i 12 dell’italiano (vincenti 28-17). Stavolta trova una scusante nella pur eclatante statistica di Jannik che annulla con la prima di servizio le 7 palle-break: “La differenza è stata lì. Non è ingiocabile, spero di rincontarlo questa settimana”.

FORMICA

Mentre Zverev canta e, dopo aver abbozzato una tattica più offensiva, torna prestissimo a palleggiare da fondo dove non gli fa più male, Sinner, come Alcaraz, lavora come una febbrile formichina. Ha trasformato il servizio in un’arma sicura e decisiva come il miglior Djokovic, ma in largo anticipo e, contro il campione di due Finals, ha firmato 4 punti su 5 sulle smorzate, gestendo senza problemi il confronto contro la bestia nera di 2 anni fa “stressatolo nello scambio sul dritto e poi attaccandolo sul rovescio”, come concordano Vincenzo Santopadre e Renzo Furlan. Perché governa il timing, elemento decisivo dello sport, e spinge o alza il piede dall’acceleratore alla bisogna senza disperdere energie. In attesa di insistere anche col back. Variando anche con la sua arma paralizzante, la risposta. Così da demoralizzare l’avversario come succedeva a chi affrontava Borg, Nadal e Djokovic. Soprattutto indoor, dove, dalle Finals 2023, è in serie da 28 partite, con uno squillante 20-1 contro i top 10.

UMILTA’

Eppure Jannik professa sempre l’umiltà che gli hanno insegnato mamma e papà: “Quando incontro uno come Sascha o Alex che ho battuto più volte di fila, penso sempre che devo farmi trovare pronto, perché io poi ho cercato di fare qualcosa di diverso. Infatti Sascha ha cambiato un paio di cose. Se non avessi servito come ho servito, soprattutto nei momenti importanti, non sai cosa sarebbe successo. Il primo set l’ho vinto per un paio di punti. Ho avuto la sensazione che da fondo lui stesse giocando molto, bene e ho cercato di essere perfetto tatticamente. Ho commesso qualche errore, ma abbiamo preparato la partita molto bene. Tutto qui”. Tutto qui?

Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 14 novembre)

Foto di Marta Magni

 

Tags: ATP Finals Torino, Sinner terminator e Musetti saluta

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Nota sull’autore: Vincenzo Martucci

Napoletano, 34 anni alla Gazzetta dello Sport, inviato in 8 Olimpiadi, dall’85, ha seguito 86 Slam e 23 finali Davis di tennis, più 2 Ryder Cup, 2 Masters, 2 British Open e 10 open d’Italia di golf. Già telecronista per la tv svizzera Rsi; Premio Bookman Excellence.

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