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Calcio

Sotto minaccia del Tar, la B dà i numeri: a 19, 20 o 22 squadre? Bastava muoversi in primavera…

Da Sport Senators 19/09/2018

Nell’inquietante caos calmo italiano, le società sono pronte a dar battaglia per un posto sollevando cavilli per difendere i propri diritti, ma non preoccupandosi di adempiere poi ai propri doveri (non pagando stipendi, Irpef, giocando con i bilanci)!

Caos calmo. Caos calcio. Anche se di serie B. In realtà lo spazio in cui si recita questa incredibile vicenda del campionato a 19, 20 o 22 squadre, non ancora deciso nonostante la stagione cadetta abbia già disputato tre gare, è molto più grande di quanto si possa pensare. Qui è in gioco il calcio come istituzione, come Lega e Federazione (commissariata) dalla quale tutto è partito.
Uno scroscio di ridicolo sta travolgendo Roberto Fabbricini, capo a tempo del nostro sistema pallone, i vari Tar, il collegio di Garanzia con un Franco Frattini, che essendone presidente, si arroga il diritto irrilevante di esprimere opinioni via social sulle decisioni che si stanno prendendo all’interno di un organo che dovrebbe essere blindato. E mentre tutto accade interviene un membro del Governo, Giorgetti, che dispensa consigli su decisioni che dovrebbero essere di proprietà altrui.
   Paventavamo, per esperienze passate, che il calcio potesse infilarsi in un collo di bottiglia, con la credibilità delle istituzioni (già piene di calcinacci) messa in ridicolo. E quando gli scricchiolii sono più forti è un liberi tutti, tutti che cercano di salvare la pellaccia incuranti di regole, norme, prassi consolidate. Fabbricini, commissario della Federazione, non ha nulla da dire? Combinato il danno ritira la mano? Si nasconde dietro al velo dell’inconsistenza di certe decisioni?
Perché una cosa è chiara: la norma per la formazione dei campionati prevedeva che il format fosse di 22 squadre e che qualora per motivi diversi (fallimenti, mancati pagamenti di Irpef, condanne dei tribunali lumaca del calcio) non fosse stato possibile, avrebbero dovuto essere ripescate le società mancanti. Se una norma esiste, piaccia o non piaccia, questa va seguita sino in fondo. Che senso ha avuto cambiarla in corsa scegliendo di imporre il format a 19 squadre (che teoricamente sarebbe più giusto, anzi meglio 18 o 20 come era un tempo) con decisioni in corso d’opera?
    Diverso sarebbe stato se la Federazione avesse emanato in tempi non sospetti (diciamo in primavera, largamente prima della conclusione del passato campionato) una norma precisa che prevedeva un format del campionato limitatamente alle squadre che riuscivano a iscriversi. Tutti avrebbero discusso, litigato, fatto ricorsi contro una norma precisa. E la vicenda si sarebbe spenta in un amen. Non è stato così perché al calcio italiano piace prendere provvedimenti a sorpresa, decidere secondo gli umori o gli schieramenti preferenziali, buttare caos dove già si esercita con intensità (guardate a cosa succede in serie C o Lega pro, come la si voglia chiamare, dove il campionato si gioca senza sei partite perché il Tar deve decidere se è giusto che ci sia una squadra o l’altra).
    Questo Tar che si occupa della misura delle uova delle galline, come delle squadre di calcio, ultimo rifugio di chi per legge vuole raggiungere ciò che non è riuscito a ottenere sul campo. E questo sarebbe sport, questa sarebbe organizzazione? Un calcio sano lo si coltiva partendo dalle radici, ma sembra che a nessuno importi nulla di tutto questo. Le società (in generale, non solo in questo caso) sono pronte a dar battaglia per un posto in B sollevando cavilli per difendere i propri diritti, ma non preoccupandosi di adempiere poi ai propri doveri (non pagando stipendi, Irpef, giocando con i bilanci). Oggi la situazione è tanto incasinata che nessuno sa come potrebbe evolversi. Tre le ipotesi: conferma del format a 19 squadre (e secondo noi a rigore di logica la più corretta anche se avvelenata dalla condizione di partenza), campionato a 20 squadre con una sola ripescata, campionato a 22 squadre con tre ripescate. E poi via ad altri Tar, tarallucci e vino.
Sergio Gavardi
Tags: calcio, composizione griglia, ricorso al Tar, serie B

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