La verità è che un atleta, come una squadra, come un allenatore, deve saper guardare, senza paura, dentro alle sconfitte, altrimenti non imparerà mai. Michael Jordan, il più grande giocatore di basket di sempre, ha più volte affermato: “Nella mia carriera ho sbagliato più di 900 tiri, ho perso quasi 300 partite, ventisei volte i miei compagni mi
hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte, ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.
In quest’ultimo passaggio di Jordan sta la chiave di tutto. Il fallimento, anche nello sport esiste, ma non deve essere considerato tale. In un mondo fatto di tempi e di classifiche, fallire un obiettivo contro un avversario che quel giorno si è rivelato più forte può accadere, ma è soltanto una
sconfitta. E spesso, può diventare la miglior via per ricostruire o ritrovare la via per il successo.
Nelson Mandela, a questo proposito, ha affermato più volte nei suoi discorsi: “Io non perdo mai, o vinco o imparo”. Questa frase racchiude una potente filosofia di vita basata sulla resilienza e sulla crescita personale e sottolinea che la sconfitta non è un fallimento definitivo; ogni sconfitta è
un’opportunità per apprendere, migliorare e crescere e significa trasformare i momenti difficili in lezioni preziose, eliminando la vergogna della sconfitta.
Il Milan di Stefano Pioli dello scudetto rossonero, era rinato come l’araba fenice dopo il 5-0 con l’Atalanta nel dicembre 2019. Queste le sue parole: “Sicuramente quella sconfitta è stata pesante, difficile da accettare per un club come il Milan. Da questa pesante sconfitta abbiamo avuto tanta volontà e forza per provare a crescere dopo ogni partita; la sconfitta di Bergamo è stata una dura lezione che però ci ha fatto capire alcune situazioni, ci ha fatto cambiare il modo di giocare, il modo di interpretare le partite. Credo che tutto il nostro percorso sia iniziato nel gennaio 2020 con un mercato importante della società in entrata e in uscita. Lì abbiamo iniziato a gettare le basi per costruire qualcosa di grande.
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Il ciclista Franco Ballerini nel 1993 perse la Parigi-Roubaix al fotofinish, battuto da Duclos Lassalle. Pensava di aver vinto, poi il dramma, aveva fallito un traguardo, contro un avversario quel giorno più forte di lui, ma riuscì a non considerarlo un fallimento perché aveva dato il meglio di sé. Dopo aver perso la Parigi-Roubaix del 1993 per pochi centimetri contro Gilbert Duclos-Lassalle,
Franco Ballerini, visibilmente abbattuto, disse:“Il mio errore è stato quello di diventare un ciclista professionista”. Ballerini si allenò duramente negli anni seguenti e si preparò ancora di più fino a vincere due edizioni leggendarie della Parigi-Roubaix nel 1995 e nel 1998.
Giannis Antetokounmpo era il candidato al titolo di Mvp nell’NBA, i suoi Bucks erano stati la migliore squadra della stagione regolare, invece hanno perso nei playoff contro i Miami Heat: una sconfitta sorprendente”. A fine partita un giornalista ha chiesto a Giannis “E’ un fallimento questa
stagione per i Bucks? “Nello sport non esiste la parola fallimento. Ci sono giornate buone e giornate cattive. Ci sono giornate in cui si vince e altre in cui vincono gli avversari, ma tutto è un passo verso un altro successo, perché nello sport c’è sempre un altro passo da fare. Cosa pensate di Michael Jordan che ha giocato 15 anni nell’NBA e ha vinto solo 6 anelli) Volete dirmi che le altre 9 stagioni sono state un fallimento?”. Una lezione di sportività che meriterebbe di essere vista e rivista da tutti i ragazzini che sognano un
futuro da eroi. Sì, perché la grandezza di un campione la misuri più da come reagisce a una sconfitta che da come vive l’estasi del successo.
Eileen Gu, atleta statunitense, tra le più vincenti dello sci freestyle, a soli 18 anni ha conquistato due medaglie d’oro e un argento ai Giochi Olimpici Invernali di Pechino 2022, affermandosi tra le atlete più giovani e vincenti del freestyle mondiale. A Milano-Cortina ha vinto due argenti (uno nel
“big air” e uno nello “slopestyle”), alla domanda di un giornalista che le chiedeva se “Queste due medaglie fossero due argenti vinti o due ori persi”, la campionessa è scoppiata in una risata iconica e ha risposto così: “Vincere una medaglia alle Olimpiadi già ti cambia la vita. Farlo cinque volte è
esponenzialmente più difficile, perché ogni medaglia è ugualmente difficile da ottenere per me, ma le aspettative degli altri aumentano, giusto? Quindi questa idea delle “due medaglie perse”, a essere del tutto sincera con lei, penso sia una prospettiva un po’ ridicola da adottare. “Sto mostrando il mio miglior sci, sto facendo cose che letteralmente non sono mai state fatte prima. Penso che questo sia più che sufficiente”.
Michael Jordan, Franco Ballerini, come Stefano Pioli, come Nelson Mandela, Giannis
Antetokounmpo ed Eileen Gu hanno seguito i consigli di Charlie Brown, che da sempre sostiene: “Vincere non è tutto, perdere è niente”.
Conclusioni
La frase “Vincere non è tutto, perdere è niente”, che incarna perfettamente la filosofia di vita del personaggio creato da Charles M. Schulz, è una celebre battuta tratta dal fumetto Peanuts, dove spesso il dialogo avviene tra Lucy e Charlie Brown, dove Lucy dice: “Vincere non è tutto, Charlie
Brown” e lui risponde: “È vero, ma perdere non è niente! niente” (o “losing isn’t anything”).
Ecco alcuni punti chiave su questa mentalità:
la filosofia del “perdente eroico”: Charlie Brown è il “World Champion tryer” (il
campione mondiale del provarci), che non smette mai di tentare nonostante le continue sconfitte;
l’importanza della resilienza: la frase sottolinea che il valore non sta nel risultato finale (vincere), ma nella perseveranza e nella capacità di imparare dai propri fallimenti;
contesto nei Peanuts: Nonostante il suo pessimismo, Charlie Brown incarna una forma di speranza ostinata. Come dice in una strip, anche dopo aver perso 184 a 0, si chiede come sia possibile perdere quando si è così sinceri. È un ribaltamento ironico della nota frase “Vincere non è tutto, è l’unica cosa” (spesso attribuita
all’allenatore Red Sanders o a Vince Lombardi).
