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Calcio

Quella metafora fuori luogo, Bisoli alla Reggiana come Ranieri al Parma

Da Vanni Zagnoli 26/03/2026

Qualche frase dalla presentazione di Pierpaolo Bisoli come nuovo allenatore della Reggiana. Intanto abbiamo notato le assenze, in conferenza stampa, del vicepresidente Cattani, il rappresentante della proprietà, ovvero di Romano Amadei, del consigliere Fico e anche dei due direttori, Fracchiolla sportivo e Scognamiglio tecnico, tutti presenti, invece, un mese e mezzo fa, al vernissage di Lorenzo Rubinacci, licenziato dopo 9 punti in 9 giornate.

Il Bisoli pensiero, dunque.
“Non amo i venditori di fumo, preferisco la maglia sudata. Se trovo uno nella Primavera che meriti, lo faccio giocare centravanti, subito, intendo che non guardo in faccia nessuno. Non ho procuratori, nulla. Mi gioco la chances di ripartire dalla Reggiana, in caso di salvezza”.

“Vinciamo pochi contrasti, solo 3, a Chiavari: i miei giocatori non devono cadere per terra, l’ho già detto loro”.
“Morti ne farò”, dice per due volte. E’ l’unica frase stonata, del resto nel suo tanto parlare Bisoli sottolinea di non avere studiato. E’ una frase stonata perchè si parla di sport e tantopiù in tempo di guerre non andrebbe utilizzata.
Torna alla mente quando Ranieri si presentò a Parma, nel febbraio del 2007.

“Non posso fare ‘feriti’, ma solo ‘morti’, chi ci segue sta con noi, chi non ci segue è contro di noi”.
Essendosi poi reso conto di aver involontariamente esagerato i toni del suo discorso, Claudio Ranieri opportunatamente innestò la retromarcia, considerato fra l’altro che erano passati solo 10 giorni dall’uccisione dell’ispettore di polizia Filippo Raciti allo stadio di Catania. “Voglio scusarmi per la metafora utilizzata, tipica del linguaggio del calcio internazionale – spiegò -. Con quelle parole intendevo unicamente motivare la squadra per il compito arduo che ci aspetta, e cioè per la salvezza. Non era mia intenzione mancare di rispetto ai famigliari della vittima della violenza, anche se mi rendo conto di poter avere urtato la sensibilità di chi le ha ascoltate”.
Tornando a Bisoli, ai granata ha chiesto: “Quante volte siete stati a cena?”. “Non tante”, la risposta. “E allora mercoledì o giovedì ci andremo, perchè dirci tutto”.
“Il calcio per me resta uno sport di passione, purtroppo è tanto business economico”.
Il nuovo tecnico emiliano ha l’etichetta di difensivista.
“Mi chiedo cosa sia il bel gioco, non si può vincere un campionato giocando sempre male”.
Nove gli esoneri in carriera.
“Capita a tutti, persino a Trapattoni, al Cagliari, e gliel’avevo predetto, da suo giocatore”. In realtà il presidente Cellino consentì al Trap di dimettersi, proprio per non macchiargli la carriera.
“E allora – dice Bisoli – sono vicino a Rubinacci e a Dionigi (che in realtà chiama Dionisi), i miei predecessori qua. Del resto sono rimasto quest’anno perchè avevo toppicchiato due volte”.
Ovvero al Modena e poi al Brescia, licenziato per due volte nella stessa annata.
“Nel calcio c’è troppa tecnologia, bisogna lavorare di più sul campo. Ai giocatori dico ‘godete nella sofferenza’, ovvero nel contrastare gli avversari. E quella sofferenza deve fare stare bene i giocatori, in allenamento, come in partita”.
“Escluse Venezia e Monza, che fanno campionato a parte, non farei cambio con nessuna rosa, in serie B”.
Fosse stato dall’inizio, Bisoli è convinto che avrebbe portato la Reggiana al quarto posto, addirittura, anzichè ereditarla all’attuale penultimo.
“Amo i giocatori fisicamente forti. Non gioco uno contro uno a tutto campo, come va di moda adesso (Gasperini e Palladino, per esempio), ma occorre restare in 30-40 metri”. “Ho anche vinto 5 campionati, da allenatore, considero anche quello conquistato fra i dilettanti. Prima di accettare Reggio, mi sono sentito con Roberto Goretti, il direttore sportivo della Fiorentina, che ebbi come giocatore per 3 stagioni, mi ha confermato che questo è un posto fantastico”.
“Sono antipatico anche a mia moglie, lo ero a vari giornalisti, qua, da avversario, e magari lo sarò ancora”.
“I calciatori guardano le pagelle, per cui avessero 6, anzichè 5,5, sarebbe già molto, ma con questo non voglio condizionare i giudizi della stampa”.
“Ho lanciato Diamanti, Parolo, Nainggolan, figurarsi se non apprezzo la classe di Girma. So che vorrebbe giocare in serie A ma gli ho spiegato che la differenza con la B è come mangiare o guardare mangiare”.
Le nostre domande riguardano il suo maestro, Carlo Mazzone, scomparso.
“E’ stato un’icona del calcio italiano. Fosse ancora in attività, sarebbe tuttora all’avanguardia. Ho imparato moltissimo da tutti, ma da lui ancora di più. Ha insegnato cosa significa il lavoro e avere squadre di non altissima caratura ma lottare con i grandi”.
E poi sul figlio, Davide, nello staff, come match analyzer.
“In quei due mesi al Brescia, per esempio, sostituii due volte mio figlio Dimitri, non ebbi difficoltà ad allenarlo e in teoria era più complicato. Davide è molto bravo a individuare i giocatori, a parte il discorso di tagliare i video, io sono più legato al passato. E’ alla 7^ stagione con me, non fosse valido non avrebbe resistito così a lungo”.
Infine la difesa del presidente Carmelo Salerno, bersagliato dai tifosi.
“Avevo suggerito a mio figlio di non andare in curva, invece è molto coinvolto. Se Paolo Maldini venne fischiato a San Siro quando diede l’addio al calcio, se anche Galliani, sempre al Milan, venne contestato, figurarsi se non ero preparato io. Eppure abbiamo vinto due campionati di serie C e due volte ci siamo salvati in B. Escluso il patron Romano Amadei, nessuno in questi 7 anni ha investito più soldi, qui, e in questa stagione abbiamo speso 11 milioni di euro. Per 3 volte sono stato nominato consigliere di lega. Adesso c’è da finire il centro sportivo, un gioiello, come ha detto Bisoli. Pensavo di restare 1-2 stagioni, venni accolto con diffidenza. Lavoro tanto e il tempo libero lo dedico alla Reggiana, mi sono preso un’ipad costoso per firmare a distanza. Non ho interessi a vendere in città, non ho portato amici in Reggiana. Venivo contestato a casa mia, a Modena, e mi capita anche qua, a Chiavari è stato un brutto episodio”.
Salerno ammette peraltro l’errore di non avere preso Bisoli per il dopo Dionigi, mentre si è opposto al suo richiamo perchè avrebbe preteso l’allontamento del ds Fracchiolla, che magari non sarà confermato a fine stagione, a prescindere.

Vanni Zagnoli (Foto tratta dalla pagina facebook AC Regiana)

Tags: Bisoli alla Reggiana come Ranieri al Parma, Quella metafora fuori luogo

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Nota sull’autore: Vanni Zagnoli

Classe 1971, di Reggio Emilia, dal ’90 solo giornalista. Mai un contratto, esclusi due mesi a Il Giornale; professionista dal ’99. Il curriculum è infinito, condiviso con la moglie Silvia Gilioli, pubblicista. Pubblicarono ovunque, esclusi sui quotidiani economici e sui più recenti. Dal 2014 editano vannizagnoli.it, le proposte alle redazioni e l'integralità degli articoli usciti. Vanni punta su youtube, a tanti non piace che intervisti o anche solo riprendere persone. Ha fatto tv (da ospite) e radio, pezzi per settimanali. Ha scritto di quasi tutti gli sport. Ama approfondire, i videoracconti sono videobiografie. Nell’aprile 2018 gli hanno chiuso un canale youtube, sennò sarebbe a 15 milioni di visualizzazioni e a 15mila iscritti. Lavora da casa, sdraiato sul letto, per molte ore da solo, anche per questo ama le note vocali notturne e infinite.

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