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Sci

Fiocchi di Ghiaccio: “Vorrei vincere il Mondiale in Lettonia, mi piacerebbe che tornassero i 100 metri nello sci di fondo”

Da Marco Cangelli 28/06/2026

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Emanuele Becchis ha scritto pagine sempre più importanti della storia degli skiroll italiani e non solo. Il 33enne di Boves ha conquistato quattro medaglie d’oro ai Mondiali e altrettante Coppe del Mondo di specialità, tuttavia il portacolori dello Sci Club Alpi Marittime Entracque-Valdieri non vuole accontentarsi come raccontato ai microfoni de Il Pertini Radio.

Com’è iniziata la sua stagione?

Abbiamo già disputato due gare. La prima si è svolta a San Marino a metà maggio ed è stata una gara un po’ particolare, perché solitamente la stagione inizia con Trieste a inizio giugno. Le sensazioni nelle sprint sono state molto buone: sono riuscito a vincere sia a San Marino sia la sprint di Trieste. Se devo essere sincero, però, nelle gare distance mi aspettavo qualcosa in più. Erano prove su circuito cittadino, gare che generalmente si adattano bene alle mie caratteristiche e che in passato ho anche vinto. Questa volta ho faticato e gli avversari sono stati più bravi: sono riusciti ad andarsene senza portarmi allo sprint finale, togliendomi la possibilità di giocarmi posizioni importanti.

Le gare distance richiedono una preparazione molto diversa rispetto alle sprint. Come riesci a gestire uno sforzo così differente?

Io arrivo dal pattinaggio a rotelle e sono sempre stato abituato a stare nel gruppo e a muovermi bene all’interno del plotone. Negli skiroll esistono due tipologie di gare: quelle con skiroll veloci e quelle con skiroll lenti, che utilizzano ruote a scorrimento controllato uguali per tutti. Queste ultime vengono impiegate soprattutto su piste più tecniche, simili a quelle dello sci di fondo, con discese e tratti più impegnativi. Quando invece si gareggia con gli skiroll veloci, come a Trieste e San Marino, nelle gare in circuito riesco generalmente a esprimermi bene. Sono competizioni in cui si resta coperti per gran parte della gara e si sfruttano molto le gambe. Da ex pattinatore questo mi ha sempre dato un piccolo vantaggio. Dal punto di vista della preparazione bisogna essere pronti a tutto. Le sprint sono la mia specialità, ma in Coppa del Mondo corro anche gare di 20 chilometri, prove individuali, gare in salita e mass start. Per questo motivo devo allenarmi per essere competitivo in ogni situazione.

Ricordavo che anche tuo fratello gareggiasse negli skiroll. Com’è nata questa passione?

Sì, sia mio fratello sia mia sorella hanno praticato gli skiroll. È nato tutto abbastanza casualmente. Da bambino ho iniziato con lo sci alpino perché i miei zii erano maestri. Successivamente sono passato allo sci di fondo e contemporaneamente praticavo pattinaggio a rotelle, grazie a una società presente a Boves, dove vivo. Lo skiroll è stato il punto d’incontro perfetto tra queste due discipline. Mi ha permesso di imparare la tecnica dello sci di fondo sulle rotelle. Poi, essendo il fratello maggiore, ho in qualche modo aperto la strada anche ai miei fratelli più piccoli, che hanno seguito il mio esempio.

Come si svolge l’allenamento di uno specialista degli skiroll?

Lo skiroll è una disciplina un po’ particolare. Per il Codice della Strada non siamo sempre ben accetti sulle strade normali, quindi cerchiamo ciclabili e percorsi poco trafficati. Esistono piste dedicate agli skiroll e qui in provincia di Cuneo siamo fortunati perché ne abbiamo due, una a Chiusa Pesio e una a Entracque. Tuttavia, una delle cose che amo di più di questa disciplina è che qualsiasi ciclabile può diventare una palestra a cielo aperto. Spesso parto direttamente da casa e utilizzo percorsi che conosco bene e che garantiscono sicurezza.

E dal punto di vista tecnico e fisico, su cosa si basa la preparazione?

La sprint è una gara in cui si corre principalmente contro se stessi, un po’ come nei 100 metri dell’atletica. Se inizi a guardare gli avversari rischi di perdere concentrazione. L’obiettivo è eseguire perfettamente tutte le fasi: partenza, accelerazione, raggiungimento del picco di velocità e mantenimento della stessa. C’è quindi un lavoro tecnico enorme dietro. Quest’anno torneremo in Lettonia per i Mondiali, sullo stesso tracciato del 2019. Quella volta arrivavo da favorito, ma la pioggia penalizzò molto la mia tecnica e chiusi soltanto tra il settimo e l’ottavo posto. È un Mondiale che ho voglia di riscattare. Ogni stagione si lavora per migliorare i punti deboli emersi in quella precedente. Per esempio, il mio compagno di nazionale Michele Valerio è molto forte nelle qualifiche e sto cercando di colmare quel divario, perché una buona qualifica permette di scegliere la corsia nelle fasi finali, un vantaggio importante soprattutto su quel percorso. Dal punto di vista fisico faccio molta pliometria, quindi balzi ed esercizi esplosivi. Negli ultimi due anni ho dovuto convivere con problemi alla schiena, tra una protrusione e un principio di ernia lombare, e avevo sospeso parte del lavoro di forza. Ora sto ritrovando il giusto equilibrio e ho ripreso questa parte della preparazione, che per uno sprinter è fondamentale.

Nelle sprint raggiungete velocità elevate. Non c’è il timore di cadere e farsi male?

In realtà non arriviamo ai 70 km/h come si potrebbe pensare. Le nostre sprint si disputano quasi sempre in salita. Sui 150-200 metri di gara raggiungiamo generalmente velocità intorno ai 50 km/h. Sono comunque velocità importanti e il rischio di caduta esiste. Dopo le qualifiche, i migliori sedici accedono alle batterie a eliminazione diretta. Solitamente si gareggia uno contro uno, ma ai Mondiali di quest’anno correremo in gruppi da quattro perché la carreggiata è più larga. Ci sono stagioni in cui si cade spesso e altre in cui non si cade mai. Spero che questa sia una di quelle fortunate. Dal punto di vista mentale è importante non pensarci troppo, perché la paura può portare all’errore. Ho diverse cicatrici e sono caduto molte volte, soprattutto nelle mass start, dove si gareggia molto vicini e il contatto fisico è frequente. Nelle sprint, invece, cerco di concentrarmi esclusivamente sulla mia esecuzione tecnica.

Ha conquistato il titolo mondiale più volte. Che emozioni si provano? Ci si abitua mai a vincere?

No, non ci si abitua mai. Il Mondiale resta sempre un appuntamento speciale. Lo prepariamo per anni e sai che quel giorno non puoi sbagliare. Dal punto di vista psicologico è probabilmente la gara più difficile. Le qualifiche iniziano nel primo pomeriggio e magari la finale si disputa diverse ore dopo. Durante tutto quel tempo vivi sotto pressione: devi curare il riscaldamento, controllare l’attrezzatura, verificare che tutto sia perfetto e mantenere le energie giuste. Ogni dettaglio conta. Arrivare da favorito non è semplice e mi è capitato di soffrire la pressione in alcune occasioni, soprattutto quando non mi sentivo al cento per cento.

A proposito di emozioni, qualche anno fa ha realizzato il record del mondo nei 100 metri sullo sci di fondo. Che cosa ha provato in quell’occasione? 

Si trattava di una gara sprint invernale sui 100 metri, praticamente la versione sulla neve di quello che facciamo d’estate. È una specialità molto spettacolare che però non fa parte del programma internazionale ufficiale. Prima del Covid esisteva un circuito dedicato, la World Sprint Series, e proprio in una di quelle gare sono riuscito a realizzare il record del mondo, in maniera anche piuttosto inaspettata. Sono convinto che negli anni successivi avrei potuto abbassare ulteriormente il tempo, probabilmente anche scendere sotto i dieci secondi, ma purtroppo il circuito si è interrotto e molte gare non si sono più disputate. Spero che in futuro questa specialità possa tornare. Sarebbe molto utile anche per la visibilità dello sci di fondo, che negli ultimi anni ha perso un po’ di attenzione mediatica. Una gara breve, spettacolare e facilmente comprensibile può avvicinare molto pubblico a questo sport.

Ha citato prima Michele Valerio, che è più giovane di lei. Si sente un punto di riferimento per lui? 

Con Michele condivido la nazionale ormai dal 2018-2019. In questi anni è cresciuto tantissimo e lo scorso anno ha conquistato la sua prima vittoria in Coppa del Mondo. Scherzando dico sempre che spero non vinca troppe sprint finché corro anch’io, perché sarebbe lui a battermi. Però, al di là delle battute, averlo in squadra è una grande motivazione. In passato il mio riferimento era Alessio Berlanda, che è stato il mio idolo. Avevo persino il suo poster in camera. Oggi suo figlio ha il mio poster e questo rappresenta un bellissimo passaggio di testimone. Berlanda è stato tre volte campione del mondo e ho imparato moltissimo da lui. Spero di aver trasmesso qualcosa anche a Michele, ma allo stesso tempo continuo a imparare da lui. È importante mantenersi sempre aperti al confronto e cercare costantemente di migliorarsi.

Oltre a essere atleta lei è anche insegnante. Come riesce a conciliare l’attività sportiva ad alto livello con il lavoro a scuola?

È una bella sfida. La mia attività principale resta quella di professore. Insegno al Liceo Scientifico e Sportivo Peano-Pellico di Cuneo e devo dire che il lavoro mi piace molto. La fortuna è che le vacanze estive coincidono con il periodo in cui posso dedicarmi maggiormente agli allenamenti. Inoltre attualmente lavoro con un contratto part-time proprio per riuscire a mantenere un equilibrio tra sport e professione. Durante l’inverno, poi, il lavoro legato al mondo della neve mi permette di seguire anche alcuni progetti internazionali. Quest’anno, ad esempio, ho avuto l’opportunità di accompagnare alle Olimpiadi le nazionali di Libano e Messico come allenatore. È stata un’esperienza davvero speciale. Ci sono periodi in cui prevale il ruolo di professore e altri in cui riesco a concentrarmi completamente sull’attività agonistica, aumentando il carico di allenamento.

Ci ha appena parlato di Libano e Messico. Com’è stato allenare due nazionali così particolari per il mondo degli sport invernali?

Più che esotico, il caso del Libano è curioso. Il ragazzo che ho seguito vive su un altopiano a circa 2.000 metri di quota e lì la neve non manca. Non hanno una grande tradizione nello sci di fondo, ma possono comunque allenarsi. Diversa è la storia del Messico. Tutto è iniziato circa tre anni fa grazie a un progetto internazionale dedicato allo sviluppo di nuove nazioni negli sport nordici. Durante uno di questi camp ho conosciuto Regina, una ragazza messicana che vive a Miami e lavora come dottoressa. Mi disse che il suo sogno era diventare la prima atleta messicana a partecipare alle Olimpiadi nello sci di fondo. Sembrava una sfida impossibile, ma abbiamo iniziato a lavorare insieme. Sono andato a Miami durante le vacanze di Natale e abbiamo svolto un camp tecnico sugli skiroll. Successivamente si è affidata anche ad altri allenatori e, con grande determinazione, è riuscita a qualificarsi per le Olimpiadi. Quando ci siamo ritrovati ai Giochi abbiamo lavorato soprattutto sugli aspetti tecnici. Lei non aveva molta esperienza nelle discese, quindi il nostro obiettivo principale era permetterle di completare la gara senza cadere. È riuscita a portare a termine la prova e, anche se è arrivata ultima, ha vissuto pienamente lo spirito olimpico. È stato molto emozionante vedere le medagliate aspettarla al traguardo, abbracciarla e congratularsi con lei. Tra l’altro ho visto recentemente che sta cercando di diffondere gli skiroll anche in Messico, quindi è bello vedere che quell’esperienza sta lasciando qualcosa di concreto. Per quanto riguarda il Libano, invece, ho seguito un atleta che aveva avuto un gravissimo incidente e rischiava di non camminare più. Vederlo tornare a gareggiare e raccontare la sua storia anche ai miei studenti è stata un’esperienza davvero significativa.

Quali sono gli obiettivi per il resto della stagione?

Il grande obiettivo è il Mondiale in Lettonia. È l’unico Mondiale della mia carriera in cui non sono riuscito a vincere e quindi ho una forte voglia di riscatto. Non sarà semplice perché la pioggia rappresenta sempre un’incognita importante. Sul bagnato gli skiroll cambiano molto comportamento e il mio punto di forza, cioè la spinta delle gambe, viene in parte penalizzato. Il secondo obiettivo è la conquista della Coppa del Mondo Sprint. Quest’anno il calendario prevede anche una sprint in salita di un chilometro e mezzo in Svezia, con skiroll lenti. Lo scorso anno non ero preparato per quella prova e ottenni un risultato molto lontano dalle posizioni che contano. Se riuscirò a qualificarmi e a disputarla nelle migliori condizioni, cercherò di difendere il titolo e conquistare per il quarto anno consecutivo la Coppa del Mondo Sprint. Sarebbe un risultato davvero importante.

Tags: Coppa del Mondo di skiroll, Emanuele Becchis, Fiocchi di ghiaccio, Mondiali di skiroll, Sci Club Alpi Marittime Entracque-Valdieri, Skiroll

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Nota sull’autore: Marco Cangelli

Nato il 4 giugno 1997 a Bergamo, svolge il ruolo di giornalista pubblicista dal 2016 collaborando con una serie di testate online. Laureato in Scienze Storiche con un Master in Radiofonia, lavora attualmente nella redazione di SportMediaset svolgendo conducendo una serie di programmi presso Radio Statale e Radio RBS. Appassionato di sport a 360 gradi, ha seguito 3 Olimpiadi e un giorno sogna di poterlo fare dal vivo.

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