Emanuele Becchis ha scritto pagine sempre più importanti della storia degli skiroll italiani e non solo. Il 33enne di Boves ha conquistato quattro medaglie d’oro ai Mondiali e altrettante Coppe del Mondo di specialità, tuttavia il portacolori dello Sci Club Alpi Marittime Entracque-Valdieri non vuole accontentarsi come raccontato ai microfoni de Il Pertini Radio.
Com’è iniziata la sua stagione?
Abbiamo già disputato due gare. La prima si è svolta a San Marino a metà maggio ed è stata una gara un po’ particolare, perché solitamente la stagione inizia con Trieste a inizio giugno. Le sensazioni nelle sprint sono state molto buone: sono riuscito a vincere sia a San Marino sia la sprint di Trieste. Se devo essere sincero, però, nelle gare distance mi aspettavo qualcosa in più. Erano prove su circuito cittadino, gare che generalmente si adattano bene alle mie caratteristiche e che in passato ho anche vinto. Questa volta ho faticato e gli avversari sono stati più bravi: sono riusciti ad andarsene senza portarmi allo sprint finale, togliendomi la possibilità di giocarmi posizioni importanti.
Le gare distance richiedono una preparazione molto diversa rispetto alle sprint. Come riesci a gestire uno sforzo così differente?
Io arrivo dal pattinaggio a rotelle e sono sempre stato abituato a stare nel gruppo e a muovermi bene all’interno del plotone. Negli skiroll esistono due tipologie di gare: quelle con skiroll veloci e quelle con skiroll lenti, che utilizzano ruote a scorrimento controllato uguali per tutti. Queste ultime vengono impiegate soprattutto su piste più tecniche, simili a quelle dello sci di fondo, con discese e tratti più impegnativi. Quando invece si gareggia con gli skiroll veloci, come a Trieste e San Marino, nelle gare in circuito riesco generalmente a esprimermi bene. Sono competizioni in cui si resta coperti per gran parte della gara e si sfruttano molto le gambe. Da ex pattinatore questo mi ha sempre dato un piccolo vantaggio. Dal punto di vista della preparazione bisogna essere pronti a tutto. Le sprint sono la mia specialità, ma in Coppa del Mondo corro anche gare di 20 chilometri, prove individuali, gare in salita e mass start. Per questo motivo devo allenarmi per essere competitivo in ogni situazione.
Ricordavo che anche tuo fratello gareggiasse negli skiroll. Com’è nata questa passione?
Sì, sia mio fratello sia mia sorella hanno praticato gli skiroll. È nato tutto abbastanza casualmente. Da bambino ho iniziato con lo sci alpino perché i miei zii erano maestri. Successivamente sono passato allo sci di fondo e contemporaneamente praticavo pattinaggio a rotelle, grazie a una società presente a Boves, dove vivo. Lo skiroll è stato il punto d’incontro perfetto tra queste due discipline. Mi ha permesso di imparare la tecnica dello sci di fondo sulle rotelle. Poi, essendo il fratello maggiore, ho in qualche modo aperto la strada anche ai miei fratelli più piccoli, che hanno seguito il mio esempio.
Come si svolge l’allenamento di uno specialista degli skiroll?
Lo skiroll è una disciplina un po’ particolare. Per il Codice della Strada non siamo sempre ben accetti sulle strade normali, quindi cerchiamo ciclabili e percorsi poco trafficati. Esistono piste dedicate agli skiroll e qui in provincia di Cuneo siamo fortunati perché ne abbiamo due, una a Chiusa Pesio e una a Entracque. Tuttavia, una delle cose che amo di più di questa disciplina è che qualsiasi ciclabile può diventare una palestra a cielo aperto. Spesso parto direttamente da casa e utilizzo percorsi che conosco bene e che garantiscono sicurezza.
E dal punto di vista tecnico e fisico, su cosa si basa la preparazione?
La sprint è una gara in cui si corre principalmente contro se stessi, un po’ come nei 100 metri dell’atletica. Se inizi a guardare gli avversari rischi di perdere concentrazione. L’obiettivo è eseguire perfettamente tutte le fasi: partenza, accelerazione, raggiungimento del picco di velocità e mantenimento della stessa. C’è quindi un lavoro tecnico enorme dietro. Quest’anno torneremo in Lettonia per i Mondiali, sullo stesso tracciato del 2019. Quella volta arrivavo da favorito, ma la pioggia penalizzò molto la mia tecnica e chiusi soltanto tra il settimo e l’ottavo posto. È un Mondiale che ho voglia di riscattare. Ogni stagione si lavora per migliorare i punti deboli emersi in quella precedente. Per esempio, il mio compagno di nazionale Michele Valerio è molto forte nelle qualifiche e sto cercando di colmare quel divario, perché una buona qualifica permette di scegliere la corsia nelle fasi finali, un vantaggio importante soprattutto su quel percorso. Dal punto di vista fisico faccio molta pliometria, quindi balzi ed esercizi esplosivi. Negli ultimi due anni ho dovuto convivere con problemi alla schiena, tra una protrusione e un principio di ernia lombare, e avevo sospeso parte del lavoro di forza. Ora sto ritrovando il giusto equilibrio e ho ripreso questa parte della preparazione, che per uno sprinter è fondamentale.
Nelle sprint raggiungete velocità elevate. Non c’è il timore di cadere e farsi male?
In realtà non arriviamo ai 70 km/h come si potrebbe pensare. Le nostre sprint si disputano quasi sempre in salita. Sui 150-200 metri di gara raggiungiamo generalmente velocità intorno ai 50 km/h. Sono comunque velocità importanti e il rischio di caduta esiste. Dopo le qualifiche, i migliori sedici accedono alle batterie a eliminazione diretta. Solitamente si gareggia uno contro uno, ma ai Mondiali di quest’anno correremo in gruppi da quattro perché la carreggiata è più larga. Ci sono stagioni in cui si cade spesso e altre in cui non si cade mai. Spero che questa sia una di quelle fortunate. Dal punto di vista mentale è importante non pensarci troppo, perché la paura può portare all’errore. Ho diverse cicatrici e sono caduto molte volte, soprattutto nelle mass start, dove si gareggia molto vicini e il contatto fisico è frequente. Nelle sprint, invece, cerco di concentrarmi esclusivamente sulla mia esecuzione tecnica.
Ha conquistato il titolo mondiale più volte. Che emozioni si provano? Ci si abitua mai a vincere?
No, non ci si abitua mai. Il Mondiale resta sempre un appuntamento speciale. Lo prepariamo per anni e sai che quel giorno non puoi sbagliare. Dal punto di vista psicologico è probabilmente la gara più difficile. Le qualifiche iniziano nel primo pomeriggio e magari la finale si disputa diverse ore dopo. Durante tutto quel tempo vivi sotto pressione: devi curare il riscaldamento, controllare l’attrezzatura, verificare che tutto sia perfetto e mantenere le energie giuste. Ogni dettaglio conta. Arrivare da favorito non è semplice e mi è capitato di soffrire la pressione in alcune occasioni, soprattutto quando non mi sentivo al cento per cento.
A proposito di emozioni, qualche anno fa ha realizzato il record del mondo nei 100 metri sullo sci di fondo. Che cosa ha provato in quell’occasione?
