Luciano Darderi è un bel ragazzo con un sorriso aperto, dolce, che sul ring – pardòn, sul campo da tennis -, fa la faccia brutta di quei pesi welter di pugilato che picchiano a più non posso portando tutto il peso del corpo, per far male all’avversario. “Ci mette anche tutta la voglia che ha di vincere e di arrivare”, precisa papà Gino Darderi raccontando il suo “Luli”. Che, subito dopo aver firmato sabato la doppietta, Baastad-Umago, conquistando il quarto titolo ATP in altrettante finali, il terzo stagionale, è volato a Toronto per mostrare la tallonite e la distorsione alla caviglia al medico del “1000” verso gli US Open.
Difficile che ottenga un nulla osta dagli organizzatori, già traditi da tanti big. Come vivrà la transizione terra rossa-cemento dopo averla accusata a inizio stagione, questo ennesimo frutto del Rinascimento azzurro?Parola di neo 35 del mondo (da 46), 4 d’Italia (dopo Sinner, Musetti e Cobolli): “L’ultimo mese è stato pazzesco. Se due settimane fa mi aveste detto che avrei vinto due tornei, vi avrei risposto che non era possibile. Sono molto contento di come ho giocato, il mio tennis è stato incredibile. Ora cercherò di riposarmi e di continuare a giocare così anche sul cemento”.
ESEMPIO SINNER
Papà, che ha giocato in Argentina, dove il nonno, italianissimo, era emigrato da Fano, allena il primogenito 23enne e il promettente Vito, di 17 anni – sotto il tricolore – e non ha dubbi: “Luli ha nel sangue questo misto di carattere esplosivo, argentino ed italiano. E’ già 30 del mondo, batte i 15-20, esprime un livello che gli costa molto perché non ha le qualità di Musetti, ma è un giocatore più costruito, come Sinner. Senza essere un fenomeno come Jannik, che noi ammiriamo e seguiamo molto, ma con quella mentalità, serenità e solidità, e la determinazione di vivere tennis 24 ore al giorno. Di mattina, si allena 2/3 ore fra palestra e ginnastica, più 2 di tennis, di pomeriggio, sono altre 2/3 ore in campo, in tutto, almeno 6/7 ore al giorno, senza contare massaggi, applicazioni e vasca col ghiaccio. Ha forza fisica, ha un dritto che fa male, la prima di servizio dà sempre più punti, la risposta cresce, va sempre più a rete… Non è facile batterlo: è solido. Non era semplice vincere due tornei di fila. Sul duro, deve cambiare il movimento e l’attitudine più offensiva, ma migliora sempre più. Per me arriva fra i top 10”. Confortato dal 19/20 contro avversari sopra il numero 30.
UMILTA’
Luciano è nato il 14 febbraio 2002 in Argentina, ma già a 10 anni s’è trasferito in Italia e, col supporto della FITP, s’è allenato fra Arezzo e Roma. “Questa settimana ha battuto tutta la nazionale argentina, da Baez a Cerundolo a Carabelli”, si auto-compiace Gino, anche lui con la faccia truce, sul campo, con ma curriculum di buon papà. “Lì non hanno creduto che sarebbe venuto fuori, mentre in Italia ci hanno sempre trattato bene e siamo felici di essere qui. Ci piacerebbe giocare anche in azzurro: non sempre sono tutti disponibili, magari si torna alle partite in casa e sulla terra il ragazzo può trovare spazio”. Darderi s’è costruito pian pianino dai tornei più piccoli: “Troppo umile? Sta arrivando. Crede sempre di più in se stesso”. Da ragazzo Luciano aveva come idolo Del Potro, oggi va a dopo-scuola con papà a Miami da un altro argentino molto tenace, Guillermo Perez Roldan, già 13 mondo e finalista a Roma nel 1988. E Gino sorride una volta di più: Luciano è tornato single.
Vincenzo Martucci (Tratto dal messaggero del 28 – 07 – 2025. foto della nostra inviata ad Umago Marta Magni)
