L’infortunio occorso a Carlos Alcaraz non va interpretato come un episodio isolato, bensì come il risultato di una combinazione articolata di fattori che riguardano direttamente il suo percorso agonistico. Predisposizione genetica, carichi di lavoro elevati, caratteristiche delle superfici di gioco e tempi di adattamento insufficienti concorrono a delineare un quadro complesso
Predisposizione genetica: una base di vulnerabilità per Alcaraz
Tra i fattori intrinseci, la componente genetica può aver avuto un ruolo anche nel caso di Alcaraz. Alcune varianti legate alla struttura del collagene determinano tessuti meno elastici e più esposti a lesioni. Una simile condizione non implica un esito inevitabile per Alcaraz, ma introduce una soglia di tolleranza inferiore rispetto ai carichi a cui è sottoposto nel circuito professionistico. In presenza di sollecitazioni intense e prolungate, la probabilità di sviluppare problematiche fisiche aumenta sensibilmente.
Carico di lavoro nei primi mesi dell’anno
L’avvio di stagione di Alcaraz ha comportato un impegno agonistico particolarmente elevato, caratterizzato da incontri ravvicinati e ritmi di gioco molto intensi. Una simile esposizione ha favorito un accumulo progressivo di stress a livello muscolo-tendineo e articolare. Il sovraccarico derivante dalla ripetizione di gesti tecnici ad alta intensità rappresenta una delle principali cause di infortunio nel tennis professionistico. Nel caso di Alcaraz, tale processo si è sviluppato in modo
graduale, senza segnali immediatamente evidenti, fino al raggiungimento di una soglia critica.
Superfici dure e incremento delle sollecitazioni
Nei primi mesi della stagione, Alcaraz ha giocato SOLO su superfici dure. Dal punto di vista biomeccanico, tali superfici generano livelli di impatto più elevati rispetto alla terra rossa.
La letteratura evidenzia come:
la reazione al suolo risulti maggiore
le forze trasmesse al sistema muscolo-scheletrico aumentino
lo stress articolare risulti più marcato
Nel caso specifico di Alcaraz, un ulteriore elemento riguarda la maggiore velocità del rimbalzo della palla su tali superfici. L’energia cinetica all’impatto risulta quindi più elevata, con conseguenze dirette sulle sollecitazioni complessive.
Il polso di Alcaraz e la dinamica dell’impatto
L’infortunio al polso di Alcaraz potrebbe apparire, a prima vista, poco coerente con un discorso legato alle superfici di gioco, spesso associate agli arti inferiori. Tuttavia, una simile interpretazione trascura un aspetto fondamentale del tennis moderno. Sulle superfici rapide, la pallina raggiunge il
piatto corde con una velocità maggiore e, di conseguenza, con un livello energetico più elevato. Nel caso di Alcaraz:
l’arto superiore è stato chiamato ad assorbire quantità maggiori di energia
la risposta al colpo ha richiesto un incremento della forza impressa
le strutture del polso e del gomito hanno subito sollecitazioni più intense
L’aumento della velocità di gioco ha quindi determinato un carico significativo anche sul distretto dell’arto superiore di Alcaraz, soprattutto in condizioni di affaticamento accumulato.
Transizione tra superfici e adattamento insufficiente
Un elemento critico nel percorso di Alcaraz riguarda la rapidità del passaggio dal cemento alla terra rossa. Il breve intervallo tra il torneo di Miami e quello di Montecarlo non ha consentito un adattamento adeguato. Secondo Lisi, il cambiamento di superficie richiede una vera e propria riconfigurazione neuromotoria, legata alla modifica degli schemi di movimento.
Nel caso di Alcaraz, tale processo ha coinvolto:
i tempi di appoggio
la risposta del terreno
la coordinazione muscolare
La riduzione dei tempi di adattamento ha esposto Alcaraz a un rischio maggiore di sovraccarico e, di conseguenza, di lesione.
Prestazione elevata e recupero incompleto
Un aspetto particolarmente insidioso nel caso di Alcaraz riguarda la capacità di mantenere livelli prestativi molto elevati nonostante un recupero fisiologico incompleto. La continuità nei risultati
ottenuti da Alcaraz può aver mascherato la presenza di stress residuo. Il corpo ha continuato a garantire una risposta efficace in termini di rendimento, mentre il recupero non risultava pienamente completato. Tale discrepanza ha aumentato il rischio di infortunio.
Manifestazione dell’infortunio
L’episodio verificatosi a Barcellona rappresenta, per Alcaraz, la fase conclusiva di un processo sviluppatosi nel tempo. L’evento acuto non coincide con la causa primaria, ma costituisce la manifestazione finale di un sovraccarico progressivo. Nel caso di Alcaraz, l’infortunio al polso
emerge come punto culminante di una sequenza di fattori predisponenti che si sono sommati nel corso delle settimane precedenti.
Conclusione
L’infortunio di Alcaraz si inserisce in un contesto caratterizzato da:
predisposizione genetica
carichi di lavoro elevati nella fase iniziale della stagione
utilizzo prolungato di superfici dure
transizione rapida verso la terra rossa
A tali elementi si aggiunge l’elevata velocità della palla sulle superfici rapide, che incrementa le sollecitazioni sull’arto superiore di Alcaraz e contribuisce a spiegare il coinvolgimento del polso.
Nel complesso, il quadro relativo ad Alcaraz appare coerente con una dinamica di
sovraccarico progressivo, in cui l’infortunio rappresenta l’esito finale di un processo già in atto da tempo.

Rodolfo Lisi
Specialista in scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattative
