Terremoto a Manchester: il City si trova ad affrontare una vera e propria bufera giudiziaria e ora rischia grosso. Un caso così grave non c’era mai stato: la società è stata dichiarata colpevole di 114 accuse su 115, partendo dal falso in bilancio fino ad arrivare a stipendi supplementari non dichiarati, il tutto aggravato dall’ostruzionismo verso le indagini. Ma la cosa più eclatante è aver falsato intere competizioni, sia in terra inglese che europea, impedendo a squadre davvero in regola di competere alla pari sui palcoscenici più importanti.
Il periodo incriminato, dal 2009 al 2018, è un’era geologica che ha cambiato di netto la storia e la percezione di un club fin lì poco vincente, che invece dalle nuove generazioni è visto come un colosso del calcio europeo e mondiale. Senza questo “doping finanziario”, che ne sarebbe stato del glorioso Manchester City di questi anni?
Una cosa è certa: ha vinto innumerevoli trofei giocando sporco, non rispettando norme finanziarie osservate invece dai suoi avversari. E in questi giorni proprio gli avversari stanno chiedendo giustizia. L’allenatore dello Stoke City ha affermato: “mi sento truffato, ha festeggiato chi ha infranto le regole”, in riferimento alla Fa Cup persa contro il Man City nel 2011, come dargli torto. José Mourinho, secondo in Premier proprio alle spalle dei Citizens nel 2018, ha parlato chiaramente di “anni di storia dell’intera competizione condizionati”. Ma le dichiarazioni che più devono far riflettere sono quelle di Pochettino. L’ex allenatore degli Spurs si è scagliato contro il City sostenendo come la giustizia sportiva in quel periodo “non sia esistita” e che sono stati festeggiati titoli non del tutto reali.
Nove stagioni sono tante, troppe per non accorgersi di nulla e non prendere provvedimenti, e la federazione inglese ha una colpa irreversibile. Sì, perché per gli addetti ai lavori era evidente che la società gonfiasse i propri ricavi, allo scopo di portarsi al livello di società storicamente di un altro pianeta. Infantino, nel 2015 segretario UEFA, sapeva, ma ha preferito un patteggiamento per non affondare il club che aveva appena iniziato ad emergere. Due pesi due misure: nello stesso periodo, squadre dal peso politico minore come Stella Rossa e Dinamo Mosca sono state escluse dalle coppe europee senz’appello. Una disparità vergognosa. Così come è assurdo aver dovuto aspettare tutti questi anni per una sentenza definitiva. Ora, in qualunque modo agisca la Premier, ci saranno infinite polemiche. Il dato di fatto è che le stagioni sono state falsate, e anche revocando tutti i titoli non si farebbe pienamente giustizia: Wayne Rooney, all’ipotesi di una ri-assegnazione dei trofei del City in favore delle seconde classificate, ha risposto semplicemente: “No, non li sentirei mai miei!”.
I calciatori, protagonisti delle vittorie, non hanno colpe, hanno giocato e vinto all’oscuro delle manovre poco trasparenti della loro società. Cancellare i loro successi forse non sarebbe corretto, ma d’altra parte il club dovrà essere punito in qualche modo. Si sta parlando, oltre che di revocare i titoli, delle solite sanzioni come penalizzazioni, retrocessioni o blocco del mercato. Quello che conta è che la pena sia seria e possa agire come deterrente verso altre società che cercano di raggirare i controlli, dato che il City non è il solo ad avere i conti fuori posto.
Marco Ciocchetti
