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Sport

L’occhio “calmo” (“QE”) e la pazienza nella ricerca della performance sportiva

Da Maurizio Mondoni 05/03/2022

Allenare l’occhio calmo, la precisione e l’attenzione può avere ottimi benefici durante le azioni e le performance “sotto pressione”

La calma e la pazienza sono le qualità maggiormente riscontrabili in molti atleti definiti “eccellenti” e “forti”. Forza ……. non muscolare, ma bensì la capacità dell’atleta di soffermarsi a riflettere prima e durante la prestazione, per prendere la decisione più corretta e adeguata alla situazione che si verifica o si sta verificando.

Succede sempre?

A volte la capacità di soffermarsi a riflettere non succede in atleti “d’élite” troppo impulsivi, che prendono decisioni avventate senza pensare, e che solo dopo si accorgono di aver sprecato un’occasione per vincere o superare l’avversario e si ripromettono di “contare fino a 10” la prossima volta. Le decisioni devono essere prese in tempi rapidi e senza sbagliare!

A chi succede?

Per molti campioni questo processo di “riflessione” è sempre presente, infatti mantengono una concentrazione particolare e focalizzano tutte le loro energie in un punto preciso del loro obiettivo, attraverso processi mentali finalizzati alla qualità della loro prestazione.

“Quiet eye”
Gli atleti che hanno una percezione “calma” (QE) della situazione, sono quelli che eliminano ogni distrazione durante la pianificazione della visualizzazione dell’obiettivo da perseguire.

Lo sport di alto livello
Nello sport di “alto livello” non è importante solo:
– possedere una perfetta tecnica esecutiva;
– allenarsi con costanza, serietà e determinazione.

La distanza tra la vittoria e la sconfitta è minima, infatti è sufficiente un piccolo movimento sbagliato, pochissimi centesimi di secondo in più o in meno e la vittoria sfuma e il lavoro di uno o più anni è stato tremendamente vanificato.
Gli atleti “eccellenti” devono sempre, durante le gare, confrontarsi con i propri limiti e spesso l’ansia è una componente importante nelle loro prestazioni.

Osservando molti atleti d’élite in TV o dal “vivo” (calcio, tennis, basket, volley, ecc.) ho notato che alcuni gestiscono meglio di altri, i momenti d’ansia e di stress, attraverso la messa a fuoco dello sguardo su un punto o su un oggetto, prima di eseguire il gesto tecnico o di iniziare la gara. Esempi di questo tipo si possono individuare nel calciare un rigore, nella
realizzazione di un canestro e nel tirare i tiri liberi, nel “chiudere” il colpo nel tennis, nel volley, nella boxe, negli sport di combattimento, nel tiro con l’arco, nel tiro a segno, nelle bocce, nel tiro a volo, nel golf, nell’hockey su ghiaccio, ecc.

Focalizzare l’obiettivo
La calma e l’”occhio calmo” (comportamento visivo) sono dettagli che fanno spesso la differenza sul risultato di una gara o di una competizione. Gli atleti d’élite attivano “l’occhio calmo” meglio degli altri e questa semplice conclusione è derivata da importanti ricerche effettuate in occasioni di manifestazioni e gare internazionali. Ad esempio nella pallacanestro i giocatori “eccellenti” fissano a lungo il bersaglio prima di tirare; quando le mani iniziano il movimento coordinato del tiro, si verifica un’insistente fissazione su un dettaglio e la vista è “cancellata” ed è canalizzata verso un punto fissato, escludenti gli altri dettagli (nel basket la posizione dei piedi verso il canestro e distanza degli stessi, caricamento degli arti inferiori, ecc.).

In questo contesto, a livello neurofisiologico, agiscono tre reti neurali:
– la rete attenzionale orientativa: responsabile per “guidare” il gesto;
– la rete attenzionale esecutiva: responsabile nel riconoscere
l’obiettivo;
– la rete di vigilanza: che coordina i primi due sistemi
nell’individuazione del bersaglio.

Nella pallacanestro durante l’esecuzione di un tiro libero lo sguardo deve “atterrare” sulla parte anteriore del cerchio, nel calcio, durante l’esecuzione del calcio di rigore lo sguardo dovrebbe essere diretto verso l’angolo sinistro o destro della rete, nell’hockey su ghiaccio lo sguardo del portiere deve essere orientato verso il disco, appena prima che sia rilasciato dal bastone, nel golf lo sguardo sulla pallina, prima dello “swing”, deve essere mantenuto a lungo, nel tennis lo sguardo deve essere mantenuto sulla pallina più a lungo, prima di colpirla, nel rugby lo sguardo deve essere mantenuto sulla palla prima del “drop”, nel sollevamento pesi lo sguardo deve essere mantenuto sul bilanciere da sollevare.

Una durata prolungata del “QE” verso il bersaglio contraddistingue e differenzia l’atleta d’élite dagli altri. Non voglio entrare nel merito neuroscientifico (sono l’ippocampo e l’amigdala i responsabili della registrazione del controllo emotivo, dei ricordi e delle emozioni), ma sottolineo che per mantenere l’occhio calmo, l’atleta deve:

– allenarsi in tal senso, cioè deve essere in grado di eliminare le “distrazioni” e deve “chiamarsi fuori” dall’ambiente circostante;

– allenare l’attenzione e mantenere il “focus attentivo” bloccando qualsiasi stimolo che possa intromettersi (il pubblico, le voci, l’ambiente chiuso o all’aperto, ecc.).

L’ansia e lo stress
L’occhio calmo è molto importante nei momenti d’ansia e di stress (partita punto a punto, tiri liberi decisivi nel basket, la battuta nel “tie break”, nel calcio di rigore, ecc.) e consente all’atleta d’élite di gestire questi momenti di alta pressione, fino ad arrivare a un momento che è definito “flusso”.

Sicuramente nel passato l’atleta ha vissuto gli stessi momenti (flusso) in situazioni di gara (ricordi fissati memoria a lungo termine) e allora come è possibile che quella volta era andato tutto male e ora come per incanto sta andando tutto bene? O viceversa? Semplice: era stato perso il “focus attentivo” e allora l’atleta deve allenare l’occhio calmo, la precisione, la pazienza e l’attenzione! L’occhio calmo permette all’atleta di immergersi completamente nel singolo compito esecutivo, ricevendo tutte le informazioni dall’oggetto che sta visualizzando, per produrre la migliore risposta motoria.

Lo sguardo condiziona l’attenzione

Esiste una stretta correlazione tra lo sguardo e il controllo visivo-motorio nelle azioni di mira e di precisione (tiro con l’arco, tiro a segno, tiro avolo, sport di combattimenti, basket, volley, rugby, bocce, ecc.). Solo l’ansia può interrompere questo controllo dell’attenzione e risultare dannosa per la programmazione del gesto tecnico e per la precisione del tiro. Nel calcio, ad esempio, l’effetto negativo dell’ansia è più rilevante nella fase di mira piuttosto che nella fase esecutiva (rincorsa) di un calcio di rigore.

Si può allenare l’occhio calmo?

Sicuramente. Come?

1) Allenare un punto di messa a fuoco. Esempio: in palestra (la palla, il canestro) o in un campo di calcio (l’incrocio dei pali), guardare in avanti (non in alto o in basso), fissare un punto e concentrarsi come se quel punto fosse una leva che serva per elevarsi. Tutto ciò aiuterà l’atleta a mantenere un corretto allineamento spinale e lo condizionerà a gareggiare senza essere distratto.

2) Controllare gli occhi. Abituarsi ad avere un punto fisso (pallina per il tennista), mantenere il “focus” costante sia prima che dopo il colpo. Gli atleti d’élite si riconoscono dallo sguardo durante le gare importanti, durante le “finali” (in atletica, nel nuoto, ecc.).

3) Non gareggiare sempre nello stesso campo o nella stessa palestra. Cambiare, controllare l’ambiente, osservare prima dell’inizio che cosa c’è all’esterno del campo di gioco, prendere più punti di riferimento in poco tempo, raccogliere informazioni.

4) Controllare l’ansia e lo stress e cancellare le distrazioni. Isolarsi, “soli” con la palla, “soli” sui blocchi, ecc.

5) Decidere. Ad esempio decidere in quale angolo della porta si deve calciare, decidere se è meglio tirare di tabellone o al ferro, decidere se è meglio colpire la palla al volo o aspettarla. Utilizzare gli occhi come se fossero un “laser” e pre-programmare il tiro o il calcio o il colpo.

6) Rivedere in TV o in video le proprie prestazioni e gli allenamenti e guardare con i propri occhi eventuali errori o performances. Allenarsi a focalizzarsi sugli errori e sulle “riuscite”.

Conclusioni

Allenare l’occhio calmo, la precisione e l’attenzione può avere ottimi benefici durante le azioni e le performance “sotto pressione”, sul “dove” e “quando” concentrarsi e quindi in un prossimo futuro si possono ipotizzare nuove strategie di allenamento per mettere in condizione i giocatori d’élite” ma anche i principianti a migliorare le proprie prestazioni.

Tags: L’occhio “calmo” (“QE”) e la pazienza nella ricerca della performance sportiva

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Nota sull’autore: Maurizio Mondoni

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