Quella medaglia l’ha sognata a lungo Andrea Domenico Di Liberto, l’ha sognata talmente tanto da aver faticato a prendere sonno la notte prima della finale dei Mondiali di canoa, in corso all’Idroscalo di Milano.
Una medaglia d’argento che non gli consente di replicare l’oro conquistato quattro anni fa a Copenaghen, ma che consente all’atleta delle Fiamme Azzurre di tornare sul podio nel K1 200 metri dopo un’operazione chirurgica che aveva rallentato il suo percorso.
Un sogno che si è realizzato nelle acque di viale Forlanini e che ora lo rilancia in vista dell’Olimpiade di Los Angeles 2028 dove Di Libero sogna l’accesso con il K4 500 metri.
Com’è stato quest’anno di preparazione?
E’ stato un anno pieno di peripezie. E’ cambiato un po’ tutto: abbiamo completamente rivoluzionato lo staff federale e l’intero organigramma, ci sono state le elezioni e questo ci ha portato a partire forse un po’ in ritardo. Nonostante ciò il progetto sta dando i suoi frutti perché io sono riuscito a conquistare questo argento, il K4 è andato in finale A in un Mondiale dopo quasi quindici anni. Possiamo dire che stiamo lavorando tutti nella stessa direzione e dobbiamo semplicemente insistere su quello che stiamo facendo.
E’ soddisfatto del risultato nonostante non sia arrivato l’oro?
Sono fierissimo che si tratti della prima medaglia per l’Italia, è un’emozione grande, anche se noi atleti non ci accontentiamo mai e vogliamo sempre qualcosa di più. Essere qui in casa e poter festeggiare con tutti coloro che mi supportano è davvero bello.

I 200 metri rimangono la gara del cuore nonostante i cambi negli ultimi anni?
Sì, lo rimarranno sempre, visto che mi danno sempre soddisfazioni. Qui riesco sempre a trovare il modo di imprimere tutta la mia forza, la mia grinta, la mia voglia di vincere e penso che questo percorso sia emblematico.
Cosa le ha detto la famiglia dopo la gara?
Erano molto fieri di me e penso che per loro sia anche molto gratificante perché devo dire che, anche prima dell’operazione, mi sono sempre stati accanto. Hanno fatto la differenza soprattutto nei momenti di sconforto, anche perché sono dovuto stare fermo completamente per quindici anni e dover attendere un mese e mezzo prima di spingere veramente è stato complicato. La vita degli atleti è difficile, però vogliamo combattere fino all’ultimo giorno proprio per questi momenti, come il Mondiale di casa e ora sono qui a festeggiare questa medaglia.
L’ha colpita il tifo del pubblico?
E’ stato quasi spaventoso, è stata un’emozione fortissima. Avevo assistito alla reazione del pubblico in Ungheria, dove la canoa è uno sport nazionale. Loro fanno tremare le tribune, ma nemmeno noi italiani non siamo da meno e lo abbiamo dimostrato facendo tremare l’Idroscalo.

In futuro pensa di tornare con il K4?
Dal 2021 mi sono impegnato pressoché costantemente con quella barca sfiorando la qualificazione alle Olimpiadi nel 2023 e una medaglia ai Giochi Europei. Purtroppo a causa dell’infortunio ho dovuto mettermi un po’ da parte, ma non vedo l’ora di tornare a salire su quell’imbarcazione fare la differenza.
Potrà rimanere in entrambe le categorie?
Purtroppo il programma di gare spesso ci limita. Se oggi fossi stato sul K4, essendoci solo mezz’ora di distanza tra una finale e l’altra, difficilmente avrei potuto prendere parte alla prova del K1. Se il programma di gare me lo permetterà, ci sarà spazio anche per il K1.

I 200 metri rimangono la gara del cuore nonostante i cambi negli ultimi anni?
Sì, lo rimarranno sempre, visto che mi danno sempre soddisfazioni. Qui riesco sempre a trovare il modo di imprimere tutta la mia forza, la mia grinta, la mia voglia di vincere e penso che questo percorso sia emblematico.
Cosa le ha detto la famiglia dopo la gara?
Erano molto fieri di me e penso che per loro sia anche molto gratificante perché devo dire che, anche prima dell’operazione, mi sono sempre stati accanto. Hanno fatto la differenza soprattutto nei momenti di sconforto, anche perché sono dovuto stare fermo completamente per quindici anni e dover attendere un mese e mezzo prima di spingere veramente è stato complicato. La vita degli atleti è difficile, però vogliamo combattere fino all’ultimo giorno proprio per questi momenti, come il Mondiale di casa e ora sono qui a festeggiare questa medaglia.
L’ha colpita il tifo del pubblico?
E’ stato quasi spaventoso, è stata un’emozione fortissima. Avevo assistito alla reazione del pubblico in Ungheria, dove la canoa è uno sport nazionale. Loro fanno tremare le tribune, ma nemmeno noi italiani non siamo da meno e lo abbiamo dimostrato facendo tremare l’Idroscalo.

In futuro pensa di tornare con il K4?
Dal 2021 mi sono impegnato pressoché costantemente con quella barca sfiorando la qualificazione alle Olimpiadi nel 2023 e una medaglia ai Giochi Europei. Purtroppo a causa dell’infortunio ho dovuto mettermi un po’ da parte, ma non vedo l’ora di tornare a salire su quell’imbarcazione fare la differenza.
Potrà rimanere in entrambe le categorie?
Purtroppo il programma di gare spesso ci limita. Se oggi fossi stato sul K4, essendoci solo mezz’ora di distanza tra una finale e l’altra, difficilmente avrei potuto prendere parte alla prova del K1. Se il programma di gare me lo permetterà, ci sarà spazio anche per il K1.
