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Pallavolo

Meno stranieri in campo e più giovani: così salveremo le nazionali. Il campionato si salverà da solo!

Da Carlo Gobbi 05/10/2017

Le ultime delusioni internazionali degli azzurri spingono a un cambiamento regolamentare, soprattutto fra gli uomini…

La stagione del grande volley sta per cominciare. Il gong ufficiale suona a questo fine settimana con la Supercoppa italiana. In campo a Civitanova le quattro grandi protagoniste dell’ultima stagione. Ancora sette giorni e poi il via sarà definitivo con la partenza dei due campionati, maschile e femminile, in contemporanea.

Ma come si presenta il quadro generale? Senza trionfalismi esagerati. Sotto il riflesso dei due esiti negativi delle due nazionali, più che deludenti agli Europei. Un percorso in parallelo per le due squadre azzurre. Bene entrambe a Grand Prix e Grand Champions Cup: un lusinghiero secondo posto. Male dopo: arrivate solo ai quarti e cacciata fuori con identico 3-0. Il Belgio impietoso per gli uomini. L’Olanda devastante per le ragazze.

Tralasciamo i commenti che si sono susseguiti a raffica nel nostro mondo sottorete. Accuse feroci sui due cittì. Ovvio, in Italia chi non si sente capace di varare formazioni e dare consigli… Solite scuse sugli assenti: Zaitsev, Juantorena nel maschile, Sylla e Malinov nel femminile. Consueto catastrofismo all’italiana nel giudicare le prestazioni delle nostre ragazze. L’unica vera considerazione ci rimanda a Velasco che, a suo tempo, sosteneva che gli italiani di valore, quando lo meritavano, il posto in squadra nei vari club lo trovavano. E anche allora, anni 90 e poi, di stranieri ce n’erano a bizzeffe. E di gran nome, anche.

Ma erano altri tempi. I nostri allenatori avevano espresso tanti ottimi giovani che non faticavano a trovare spazio e gloria diventando stelle del campionato e poi della nazionale. Oggi non è più così.

Il totale di questa stagione porta a 135 sui due fronti il numero degli “strangers”. E non tutti, anzi, veramente pochi, di chiara fama internazionale. Segno evidente, come ormai da tempo, che i nostri club preferiscono pescare all’estero, anche in Paesi di non grande tradizione pallavolistica, le forze fresche. Perché costerebbero meno. Anziché prodigare tempo soldi energie sui vivai. Il risultato è sotto i nostri occhi. Impietoso. Allarmante. Sconcertante. L’Italia rischia di uscire dal novero delle grandi sottorete. Pur vantando “il miglior campionato del mondo”, secondo una frase pubblicitaria che un tempo poteva apparire esatta. Oggi non tanto.

Ricordiamo che sono quattro gli stranieri utilizzabili contemporaneamente sul campo. Ma quasi tutte le squadre presentano nei roster un numero ben maggiore di elementi provenienti da federazione estera. Tra gli uomini, il record (negativo!) è di Perugia con otto, davanti a Modena, Civitanova e Verona con sette. Nelle donne, maglia rosa a Conegliano con sette unità.E non è detto che con la riapertura del mercato questi roster non vengano rinforzati con altri l”egionari” fuori casa.

Già in passato, tutti lo ricordiamo, il volley italiano ha ospitato stranieri di tante nazionalità. Olandesi, statunitensi, russi, cechi, bulgari, jugoslavi, francesi, tedeschi, belgi, argentini,brasiliani, qualche giapponese, cinese, coreano. Abbiamo aiutato tante nazionali a crescere. Dagli Usa all’Argentina, dal Brasile al l’Olanda, dalla Russia alla Bulgaria. L’oro di Atlanta conquistato dai “tulipanoni” ai danni degli azzurri, un 3-2 che fa ancora tanto male alla pallavolo italiana, erano cresciuti tutti da noi. E ci ringraziarono pure.        Ma oggi il vento è cambiato. Chicco Blengini fatica a trovare elementi di valore per la nazionale. Troppi gli stranieri in ruoli importanti. Mazzanti invece dispone di un arsenale ben più vasto ricco. Eppure l’Europeo in Georgia e Azerbaigian è stato un flop clamoroso. Il kappao di Baku con le olandesi dovrà essere ricordato a lungo. E già l’anno prossimo l’Italia è attesa da un doppio mondiale. E quello maschile si disputerà in casa, con sede azzurra a Torino.

Che fare? Al presidente Cattaneo la risposta. Insieme a Massimo Righi, all’onorevole Fabris e ai presidenti di club urge mettersi attorno a un tavolo e rivedere certe situazioni. La nazionale è di tutti. La squadra di club solo di quella città. La doppia sconfitta agli Europei suona da campanello d’allarme. Non imitiamo gli struzzi, teniamone conto. Il campionato sarà ancora bello, imprevedibile, combattuto, equilibrato se verrà decurtato di.. tot unità nel numero di stranieri sul campo. Proviamo ad allargare il cerchio dei giovani. Che arrivino almeno sulle panchine di serie A1.

Il campo femminile ha problemi minori. Le giocatrici scalpitano, le forze fresche sono già pronte, in arrivo con il titolo mondiale conquistato dalle ragazzine di Marco Mencarelli. Ma il pericolo è reale.

Troppi stranieri fanno bene alla nostra pallavolo? O solo al campionato? Vogliamo aiutare le nazionali a costruire sestetti competitivi? Forza dirigenti. A voi la parola. A lavurà… Avete voluto la bicicletta. Pedalate. Per il bene del volley italiano.

Carlo Gobbi

Tags: carlo gobbi, nazionale, Pallavolo, stranieri

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Nota sull’autore: Carlo Gobbi

È il giornalista più poliedrico del panorama nazionale. Oltre a 7 Olimpiadi, 6 Mondiali e 15 Europei di pallavolo, e 139 test match di rugby, ha seguito oltre 20 Mondiali ed altrettanti Europei di ginnastica, judo, hockey, ghiaccio, pallamano, pesi, tiro.

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