Matteo Santoro è uno dei talenti più brillanti che il mondo dei tuffi italiani abbia mai incontrato. Dopo aver fatto incetta di medaglie agli Europei e ai Mondiali giovanili, il 18enne romano si è fregiato dell’oro iridato nel sincro misto da tre metri con Chiara Pellacani battendo la concorrenza di Australia e Cina.
Poco importa se quel posto sul podio sembrava già prenotato dagli asiatici, il portacolori della Marina Militare ha saputo sfoderare una prestazione super. Oggi però Santoro non vuole fermarsi qui e, dopo un periodo di vacanza, è pronto a ripartire dagli Stati Uniti dove vivrà una nuova avventura scolastica e agonistica con Pellacani.
Con Chiara cosa vi siete detti dopo la vittoria?
Ci siamo abbracciati e poco dopo Chiara mi ha detto che eravamo campioni del mondo piangendo. Io le ho detto che non ci credevo, che non poteva essere vero.
Dopo l’argento di Budapest 2022 non avete mai pensato di poter vincere il Mondiale?
No, l’oro non me lo sarei mai immaginato perché abbiamo i cinesi che vincono tutto e in genere il primo posto è sempre occupato. L’oro ovviamente si sogna sempre perchè, dopo due argenti e un bronzo, mancava soltanto quello, ma non ce l’aspettavamo direttamente quest’anno.

Come si sente a essere il più giovane italiano a vincere un oro mondiale?
Sono estremamente onorato di aver conquistato questo titolo anche se sono molto grato sia a Chiara che alla squadra e alla Marina Militare. Loro mi permettono di lavorare con serenità in un ambiente che mi permette di migliorare e arrivare a livelli altissimi.
Come vi siete allenati con Chiara vivendo lei negli Stati Uniti?
In realtà ci siamo allenati pochissimo, soltanto nell’ultima parte della stagione perché il resto del tempo lei è stata in America. Però ci tuffiamo insieme da sempre e il nostro modo di tuffarci, a livello di tempistiche, è molto simile. Quindi facciamo poca fatica a ritrovarci.
Come riuscite a mantenere la sincronia in ogni tuffo?
Ovviamente abbiamo ritmi diversi perché, essendo un uomo e pesando di più, spingo decisamente di più. Tuttavia il modo di tuffarsi di Chiara è molto simile al mio e questo mi rende più facile mantenere il ritmo.
Nell’individuale ha patito l’emozione per la precedente vittoria?
La sera abbiamo vinto l’oro con Chiara e la mattina dopo dovevo svegliarmi alle 5.30 per affrontare l’individuale. Premesso che la sera non riuscivo a prendere sonno per le emozioni che avevo in circolo, la mattina dopo mi sono svegliato presto e, arrivando in piscina, ho pensato di fare la gara senza troppe pressioni. In condizioni normali sarei stato frenato dalla fatica e dalla pressione, però, nonostante avessi la testa da un’altra parte, ho cercato di concentrarmi e diciamo che ce l’ho fatta. La gara non è andata come mi aspettassi, era la prima esperienza e sono subentrati diversi fattori, però non sono completamente deluso.
L’individuale rimarrà nel suo programma?
Assolutamente sì, ci riproverò e lavorerò a fondo per fare meglio.
A livello internazionale tornerà in doppio con Stefano Belotti?
Sì, abbiamo affrontato insieme tre tappe di Coppa del Mondo e poi abbiamo fatto gli Assoluti arrivando alle spalle di Giovanni Tocci e Lorenzo Marsaglia che si sono qualificati al posto nostro. Tuttavia sicuramente continueremo a fare il sincro e a portarlo a livello internazionale.

Ora si trasferirà negli Stati Uniti per allenarsi maggiormente con Chiara?
Sì, saremo nella stessa università e non vedo l’ora doi raggiungerla.
Quali sono gli obiettivi per la prossima stagione?
L’obiettivo numero uno è rimettermi fisicamente visto che quest’anno sono stato fermo quattro mesi e diciamo che è stata una rincorsa per tornare in tempo per i Mondiali. Non mi sono ripreso al 100%, motivo per cui vorrei ritrovare una forma perfetta dopo un anno complicato. Da un punto di vista di gare ci saranno tre tappe di Coppa del Mondo e poi si punterà agli Europei a Parigi.
In questi Mondiali i giovani hanno trascinato l’Italia. C’è un movimento che spinge verso il futuro?
Sì, sono felicissimo perché vedo sempre sui social della Federazione notizie riguardanti medaglie o record di ragazzi giovanissimi. Questo mi fa sempre piacere perché da quando a quattordici anni ho vinto il mio primo oro, ci sono notizie del genere su di me. Mi fa piacere adesso sentirne di altri, quindi significa che c’è un cambio generazionale che funziona.
