Non ci sono prove certe a corroborare la leggenda metropolitana che “L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” dei Fratelli Lumière nel 1896 abbia davvero terrorizzato il pubblico facendolo fuggire in massa dalla sala. E’ comprovato, invece, che “il treno in corsa Sinner”, il razzo che schizza dai blocchi di partenza della esibizione da Mille e una notte di Riad – 6 milioni in palio per il vincitore e 1,5 per i sei partecipanti – travolga letteralmente i piani e l’intero apparato del numero 1 del mondo, Carlos Alcaraz, nella finale del Six Kings Slam. Forse tradito dall’ultimo schiaffo che gli ha rifilato nella finale degli US Open, strappandogli anche lo scettro di re della classifica dopo 65 settimane, ed illuso dalla prestazione-monstre due giorni prima contro Fritz, l’erede di Nadal non si immagina il Profeta dai capelli rossi subito così aggressivo non solo alla risposta ma soprattutto col secondo colpo, conquistandosi subito un metro di campo per comandare le operazioni e andare a rete più che mai. Così, nel rubargli insieme al break d’acchito, il tempo e l’iniziativa, il 24enne altoatesino, campione uscente a Riad, si prende in appena 27 minuti il primo set. E, pur con più problemi nel secondo, quando la palla viaggia davvero veloce come in un video game ed atterra così pesante da impressionare il pubblico, Jannik s’impone con un imprevedibile 6-2 6-4 nel match che – come sempre fra star e rivali – non è mai una esibizione fra chi da due anni si divide gli Slam. Anche se Alcaraz domina i testa a testa ufficiali 10-5 (6-4 nei Majors, 2-1 quest’anno), 10-7, contando le finali di Riad, per Jannik è una confortante prova di forza verso Vienna di questa settimana, forse Parigi, e le ATP Finals.
PING PONG
“Quando Giannik gioca a questo livello come aveva già fatto contro Djokovic sembra ping pong e non è tanto divertente per chi sta di là del net. Non mi ha concesso di fare un passo in più verso il campo e ha migliorato tanto il servizio e mette tanta pressione sul tuo”, dice Alcaraz susseguioso. “Ma mi dà nuove motivazioni per l’allenamento”. Sinner applaude lui e il suo team, poi chiosa: “Mi piacerebbe giocare così bene dappertutto. Le rivalità funzionano così: cerchi sempre di essere migliore dell’altro e sono contento di farne parte. Anche se la cosa più bella fra noi resta l’amicizia, e non è facile anche fuori dal campo”.
CORAGGIO, RUNE
Holger Rune si rompe il tendine d’Achille sinistro nelle semifinali di Stoccolma contro Humbert quand’è avanti 6-4 2-2. Le immagini del 22enne danese in lacrime sono drammatiche come altre, troppe altre, quest’anno, nel tennis sempre più fisico, veloce e senza pause. Il numero 11 del mondo dovrà operarsi e restar fermo per circa 6 mesi, rinviando il tentativo di aggancio al vertice per diventando il terzo uomo, come sembravao. A 38 anni, a dispetto dello smisurato orgoglio, non può aspirare a quel ruolo Novak Djokovic, che si ritira – stremato – dopo il primo set della finale per il terzo posto di Riad contro Taylor Fritz, concedendogli il primo successo dopo 11 ko su 11 episodi ufficiali. Chissà se, qualificato alle ATP Finals del 9-16 novembre dopo i soliti noti Carlos e Jannik, il primatista di 7 titoli e co-primatista di presenze – 18 come Federer scegliererà la quinta edizione a Torino o le vacanze.
RADDOPPIO JAS
Come l’anno scorso, Jasmine si qualifica sia in singolare che in doppio (con Sara Errani) alle WTA Finals, dell’1-8 novembre a Riad (diretta in chiaro su Supertennistv). Pur battuta 6-3 6-2 nella semifinali di Ningbo da Elena Rybakina la toscana raggiunge aritmeticamente Sabalenka, Swiatek, Gauff, Anisimova, Pegula e Keys. Mentre Andreeva, settima a 4319 punti e la stessa Rybakina, a 3913, si contendono l’ottavo e ultimo posto.
Vincenzo Martucci (tratto dal messaggero del 19 ottobre 2025)
