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Sport

I “figli di WhatsApp” non sanno più scrivere!

Da Maurizio Mondoni 20/12/2023

Questa è la bieca vittoria egocentrica sulla socialità. Infatti i giovani d’oggi che hanno questa consuetudine e spesso preferiscono i messaggi vocali per comunicare

Né virgole, né congiunzioni, i “figli di WhatsApp” arrivano all’Università, ma non sanno più scrivere un testo complesso e spesso preferiscono i messaggi vocali per comunicare. La loro comunicazione è scarna, puerile, sempre più ricca di vocaboli stranieri, spesso gergali, che fanno parte dell’uso comune, come comune è fare una ricerca dallo smartphone, con comandi vocali per essere più veloci. Molti giovani, e non solo, non sanno neppure scrivere correttamente una mail, ancor meno scrivere un curriculum vitae.

In Università
Nella mia quarantennale esperienza di docente universitario ho studenti che non sanno scrivere correttamente una tesi, che copiano dai motori di ricerca, e quando “ci mettono del loro” commettono errori di grammatica e il congiuntivo non fa parte del loro patrimonio linguistico. Spesso mi arrivano comunicazioni con parole senza le vocali, con verbi non ben
coniugati, a volte incomprensibili e questo mi fa riflettere molto e allora mi domando: “Alle superiori che formazione hanno avuto?”.
Durante le mie lezioni invito spesso gli studenti a leggere, ad arricchire il proprio vocabolario, ad essere curiosi, a informarsi, ragionare, meditare, riflettere, immaginare e soprattutto pensare.

I giovani d’oggi non leggono più
I giovani d’oggi non leggono più, il loro vocabolario è assai limitato e spesso non conoscono il significato di qualche termine. Le loro comunicazioni, brevi e arricchite di “emoticon”, hanno una assai limitata articolazione sintattica con molti errori di grammatica e una struttura dell’argomentazione abbastanza spezzettata, sono carenti di sintassi, senza coerenza e con poche scelte lessicali.

L’uso dei punti e delle virgole ne è la manifestazione più evidente, infatti non conoscono che la punteggiatura non è solo un fatto grafico, ma ha un suo valore testuale e scandisce l’organizzazione del testo.

I messaggi vocali
Tra i giovani d’oggi è sempre più diffuso l’uso di messaggi vocali anziché scritti, in quanto si tende a preferire l’immediatezza (rapidi, d’effetto, frammentari) rispetto alla riflessione. Ciò fa riflettere, dal momento che questo presuppone la mancata conoscenza della grammatica e dell’ortografia, unite alla povertà di linguaggio. Di fatto, la disabitudine alla lingua scritta, che in sé presuppone necessariamente un ragionamento, un pensiero, fa perdere le competenze di base. Ciò che è inquietante è che il messaggio vocale rivela una forma di arroganza, una certa aggressività egocentrica, perché presuppone che il mittente non ritenga il destinatario degno del suo tempo. Si sceglie di registrare la
propria voce e inviarla al destinatario e tutto ciò impedisce il dialogo, come se non ci si volesse confrontare con l’altro, che è degno solo di ascoltare e semmai rispondere e di conseguenza la “conversazione” si trasforma in un rimbalzare tedioso di messaggi. Questo tipo di colloquio, usando un eufemismo, nuoce alla comunicazione, non la favorisce, come
invece si pensa in genere.

Conclusioni
Questa è una bieca vittoria egocentrica sulla socialità. Infatti i giovani d’oggi che hanno questa consuetudine, non hanno tempo per scrivere, a loro interessa talmente tanto l’opinione del destinatario che non hanno tempo per telefonare o ancora peggio incontrarsi e vedersi.

Tags: I “figli di WhatsApp” non sanno più scrivere!

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Nota sull’autore: Maurizio Mondoni

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