“Non dire gatto finché non l’hai nel sacco” sosteneva Giovanni Trapattoni in una delle sue proverbiali conferenze stampa. Un’affermazione che i velocisti dovrebbero sempre tenere ben a mente, soprattutto quando devi lanciarti al Giro d’Italia.
Il 13 maggio 2010 tutti gli sprinter vorrebbero giocarsi il successo dopo che in Olanda in molti si sono ritrovati a far i conti con cadute e problemi per cui l’arrivo di Novi Ligure è l’occasione perfetta per mettere la ruota davanti agli avversari.
La situazione sembra andare tutto per il meglio per i velocisti che, dopo diciotto chilometri dalla partenza da Novara, lasciano andare una fuga che non preoccupa. Si tratta del giapponese Yukiya Arashiro (Bbox Bouygues Telecom), i francesi Jérôme Pineau (Quick Step) e Julien Fouchard (Cofidis) e la maglia verde Paul Voss (Milram).
I battistrada guadagnano 5’40” e affrontano i gran premi della montagna di terza categoria di Avolasca e Castellania, dedicato a Fausto Coppi, dove transita Voss per primo staccandosi poco dopo per lasciare i compagni di avventura a resistere al rientro del gruppo.
Tutto sembra andare così, ma il Team HTC-Columbia di André Greipel, la Lampre di Alessandro Petacchi e la Garmin di Tyler Farrar fanno male i conti arrivando agli ultimi dieci chilometri con i battistrada ancora al comando.
A un chilometro e mezzo Arashiro, Pineau e Fouchard mantengono solo quattro secondi sul gruppo e il gruppo li tengono nel mirino, tuttavia il finale è abbastanza tortuoso permettendo ai fuggitivi di sfruttare le numerose curve che li favoriscono.
Parte per primo il nipponico, ma Pineau rimane sulle ruote e così anticipa allo sprint Fouchard e Arashiro. Il gruppo arriva a ridosso, ma deve accontentarsi del quarto posto ottenuto da Farrar con l’amarezza di dover rinviare alle prossime tappe la possibilità di aggiudicarsi un successo parziale.
