Penso che ad Hakan Çalhanoğlu i tifosi interisti ergeranno una statua equestre a San Siro, non che altri nella storia nerazzurra non l’abbiano meritata anche più di lui, ma in tempi in cui le gioie sono più alternate e rarefatte il calciatore turco interpreta perfettamente l’interismo moderno. E dunque va celebrato col massimo riconoscimento.
L’Inter era fuori dalla Coppa Italia, si era già fatta sbeffeggiare e umiliare dal Como che l’aveva sorpresa con i gol di Baturina e Da Cunha, è stato proprio Çalhanoğlu a riportarla su dal pozzo nero dove era precipitata. Il gol di Sučić non avrebbe mai significato l’impresa della conquista della finale di Coppa Italia, se il turco non avesse prima ricostruito le fondamenta dell’impresa stessa.
Il Como ha lasciato San Siro sotto shock, è un periodo che non gli gira benissimo. Fabregas ha buttato lì giusto le frasi di circostanza e ha portato a casa i lividi doloranti, come gli capita abbastanza in questo finale di stagione.
Chivu intanto si prende un altro accostamento a Mourinho (“quanto vi piace fare i titoli”), che sa benissimo essere un paragone molto azzardati. Per l’Inter sento ripetere ossessivamente il termine DOBLETE, che fino a ieri conoscevo soltanto per deduzione. Il DOBLETE – bisogna anche vedere quale, in questo caso la vittoria di scudetto e Coppa Italia – è un TRIPLETE scontato, ridotto, come il salmone che trovi in offerta al banco delle occasioni al supermercato, solo perché sta per scadere. Ha una forte impressione di rimpianto, di avrei voluto ma non ho potuto. Fossi gli interisti non lo userei.
*articolo ripreso da Blooooog, il Bar Sport di Fabrizio Bocca
