Nel 1987 il Giro d’Italia parla totalmente inglese. Anche se si gareggia totalmente nel Bel Paese, la lingua anglosassone la fa da padrona. Un po’ perché l’Italia deve far i conti con il noto “tradimento” di Sappada che manda in crisi di nervi Roberto Visentini, un po’ perché Stephan Roche è imprendibile.
Dalla crono-discesa di Sanremo all’arrivo sulle Dolomiti, il capitano della Carrera Jeans-Vagabond è diventato l’uomo simbolo della Corsa Rosa. Se però quell’inglese ha troppe inflessioni irlandesi, non preoccupatevi, c’è spazio anche per il Regno Unito grazie a Robert Millar.
Lo scozzese della Panasonic-Isostar perde terreno nella prima metà della corsa complice soprattutto le numerose cronometro che non lo favoriscono, ma quando la strada comincia a impennarsi, eccolo che compare con la sua maglia verde, leader degli scalatori che porta sulle spalle dalla seconda tappa.
Piano piano recupera terreno anche a Roche e, quando si arriva alla ventesima tappa, la Como-Pila, per lo scozzese è l’ultima occasione per far saltare il banco. Nelle prime fasi ecco la tradizionale fuga con Massimo Ghirotto (Carrera Jeans-Vagabond), Theo de Rooij e Peter Winnen (Panasonic-Isostar), Kjell Nilsson (Ariostea) e Sergio Finazzi (Remac) in grado di transitare con cinquanta secondi su Col de Joux.
Andando verso la salita conclusiva di Pila ecco riemergere il gruppo con i leader passare davanti e Roche prendere il comando insieme a Millar e Marino Lejarreta (Caja Rural-Orbea) in compagnia di Visentini costretto a svolgere il ruolo di gregario per l’irlandese. Proprio questa situazione ecco l’attacco a tre chilometri del bresciano che prova a mettere in scacco gli avversari.
La tattica della Carrera Jeans-Vagabond va però in fumo poco dopo quando Visentini cade malamente e si rompe lo scafoide della mano destra. Il lombardo crolla definitivamente colpito da dolori immensi, mentre davanti Millar vive la sua giornata di gloria conquistando la tappa con tre secondi su Roche e sette su Lejarreta.
Per lo scozzese vale il secondo posto nella classifica generale, mentre l’irlandese può mettere in cassaforte il titolo in vista della cronometro conclusiva di Saint Vincent. Conclusione amara per Visentini che arriverà al traguardo con oltre otto minuti di distacco dicendo addio al Giro colpito da quella frattura che segna un’avventura decisamente sfortunata.
