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Tennis

Dimitrov si confessa: “Per l’ansia ho rischiato di perdere tutto”

Da Marco Cangelli 23/10/2024

L’ansia è una brutta bestia e per combatterla è fondamentale parlarne. Lo sa bene Grigor Dimitrov che, nonostante la finale conquistata allo Stockholm Open, ha avuto spesso a che fare con gli effetti dello stress.

“Direi una bugia se ammettessi di non aver mai avuti (problemi di salute mentale, NdR). Ho avuto gravi momenti di ansia, attacchi di panico, anche durante una partita di tennis. Ovviamente, penso che aiuti sempre quando puoi parlare con le persone e condividere, anche se si tratta di un altro tennista – ha spiegato Dimitrov a Nicholas Albek per SpilXten -. Dico sempre che dovremmo essere tutti più aperti gli uni con gli altri. So che è difficile. So che è uno sport molto individuale. So che è brutale, ma alla fine della giornata, siamo tutti umani e non siamo diversi da chiunque altro. Capita e basta che giochiamo un buon tennis, tutto qui”.

L’ansia si è presentata così forte che il 33enne di Haskovo è arrivato al punto di pensare di abbandonare il tennis. Una scelta sofferta, che ha rischiato di concretizzarsi complice un avversario decisamente più forte di quelli che si possano incontrare in campo. “Prendi il 2019, quando sono entrato negli US Open classificato 82° al mondo. Quello stesso anno, sono finito terzo al mondo. Tre volte, stavo per ritirarmi dal tennis. È difficile. Potresti svegliarti sentendoti uno schifo. Cosa fai? Ci provi, vai avanti, metti un piede davanti all’altro. Se vinci, fantastico. Se perdi, prendi la cosa sul serio e vai avanti. Non c’è altro modo – ha aggiunto Dimitrov -. E se un medico si svegliasse la mattina e dicesse: ‘Non farò un intervento chirurgico’? Deve salvare la vita di qualcuno. È più o meno la stessa cosa. La parte migliore di ciò che facciamo è che abbiamo una scelta. Quindi devi scegliere cosa è importante per te quel giorno”.

Grigor Dimitrov durante la semifinale dello Stockholm Open 2024

Alla base di questi problemi non c’è solo lo stress, ma anche la necessità di apparire sempre perfetti agli occhi di chi ti guarda e ti giudica da bordo campo: “Vogliamo tutti apparire bene dall’esterno, ma il lavoro più importante è dall’interno verso l’esterno. E penso di aver cercato di concentrarmi molto su questo, ma sto ancora lottando con questo. Anche dove sono nella mia carriera, attraverso le esperienze che ho avuto fuori dal campo, i crepacuori e i momenti in cui ho sentito che il mondo intero stava crollando davanti a me. Le partite che ho perso, giudicando me stesso per aver perso una partita, facendo la vittima: queste cose sono inevitabili, arriveranno. Ma è come le imbrigli, come le affronti. Devi camminare con loro, ed è quello che ho fatto nei momenti molto importanti della mia vita”.

Per vincere l’ansia, non resta altro che mostrarsi per come si è realmente, con debolezze e difficoltà che ti accompagnano. Un atteggiamento che Dimitrov suggerisce ai colleghi, dopo esser riuscito a vincere le proprie paure smettendo di mostrarsi forte anche quando non lo è.

“Penso che molti atleti in tutto il mondo stiano lentamente iniziando a esprimersi, il che è bello da vedere. In particolare, ho visto un bel po’ di ragazzi nella NBA parlare apertamente di salute mentale – ha concluso Dimitrov -. Non ne parliamo abbastanza. Capisco perfettamente che sto parlando dalla mia parte, come gli uomini in generale. Non ne parliamo spesso, ma penso che dovremmo. Non è una debolezza. Penso che sia esattamente il contrario. Penso che mostrare vulnerabilità sia un’enorme forza, un’enorme forza assoluta. Siedi sul tuo terreno. Come uomo, ne sono molto orgoglioso”. 

Tags: ansia, Grigor Dimitrov, Stockholm Open

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Nota sull’autore: Marco Cangelli

Nato il 4 giugno 1997 a Bergamo, svolge il ruolo di giornalista pubblicista dal 2016 collaborando con una serie di testate online. Laureato in Scienze Storiche con un Master in Radiofonia, lavora attualmente nella redazione di SportMediaset svolgendo conducendo una serie di programmi presso Radio Statale e Radio RBS. Appassionato di sport a 360 gradi, ha seguito 3 Olimpiadi e un giorno sogna di poterlo fare dal vivo.

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