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Atletica

Atletica, Tortu ci fa sognare! Ma ora proteggiamolo

Da Pierangelo Molinaro 24/05/2018

Il 10”03 con cui il neppure ventenne lombardo ha vinto a Savona ci fa sperare di aver ritrovato dopo vent’anni un vero velocista. Il pericoloso precedente di Boccarini, assolutamente d evitare….

Diciamolo onestamente, un gran tempo a Savona da Filippo Tortu lo aspettavamo dopo l’ottimo esordio stagionale, ma non certo un risultato in grado di sfiorare Mennea. Aveva un avversario, Jacobs, capace di impegnarlo, ma soprattutto sapeva di trovare le condizioni perfette per correre veloce. Gli avevano addirittura preparato il rettilineo opposto (correttamente omologato) per poter sfruttare il favore del vento. Il 10”03 finale lo colloca al secondo posto della lista italiana di sempre a due centesimi di secondo dal primato di Pietro Mennea che aveva realizzato la sua impresa nel 1978 agli oltre 2000 metri di altitudine di Città del Messico.
   Le qualità di Tortu già si conoscevano. Lo scorso anno al Golden Gala sulla pista dello stadio Olimpico di Roma aveva disputato uno splendido 200 chiuso in 20”34. Tempo non da urlo a livello mondiale, ma la sua azione aveva dimostrato una facilità di corsa in curva straordinaria, alla Livio Berruti per intenderci. Il quella serata gli erano mancato i 50 metri finali, forse per mancanza di quel lavoro sulla resistenza alla forza veloce che rappresenta la qualità più lunga, faticosa e difficile da costruire per un velocista. La sua corsa è bella da vedere, ha quell’armonia capace di nascondere la potenza. I suoi piedi sono esplosivi, durante la spinta hanno un tempo di contatto con il terreno che è solo dei grandi sprinter, la sua falcata si apre con una naturalezza impressionante. Insomma, è bello vederlo correre, non è ingobbito come lo era Mennea, non digrigna i denti come a cercare in ogni momento l’ultima stilla di energia. E non mancano le qualità agonistiche, dimostrate lo scorso anno con la conquista del titolo europeo dei 100 metri a Grosseto.
   Ma soprattutto Filippo non ha ancora vent’anni e quindi davanti a sé il tempo per crescere ancora molto, plasmarsi, irrobustirsi per evitare quegli infortuni a cui lo espone la sua grande reattività neuro-muscolare. Ci siamo giocati un campione come Andrew Howe proprio per questo, perché negli anni della crescita non ha svolto quei lavori che al momento lo avrebbero appesantito, ma avrebbero finito per proteggerlo da quel gorgo di infortuni in cui è precipitata la sua carriera.
   Il tempo di Savona, 10”03, è splendido, inatteso, ma pure pericoloso. Perché una prestazione di questo livello rovescia addosso ad un ragazzo ancora da plasmare fisicamente e psicologicamente un fardello pesantissimo. Che potrebbe anche distruggerlo. Non ci credete? Chiedete a Carlo Boccarini che nel 1998 durante una fase regionale dei campionati di società a Rieti si vide accreditare 10”08. Quel tempo atleticamente l’ha ammazzato: ogni volta che scendeva in pista si sentiva in obbligo di replicare quel tempo. La sua corsa perse scioltezza, la sua anima la voglia di praticare l’atletica.
    Filippo Tortu ha dimostrato di essere un talento puro. C’è chi dice che sia più portato ai 200 metri, ma una specializzazione precoce potrebbe forse essere controproducente. Mennea corse 100 e 200 con grosse soddisfazioni su entrambi i fronti. Le due distanze, sembrano uguali, ma in realtà sono profondamente diverse. I 100 sono una distanza più “animale”. Si cerca subito la massima potenza ed il problema vero è conservarla sino al traguardo. Nei 200 invece la velocità va soprattutto ricercata nella scioltezza muscolare, nella capacità di decontrazione dei muscoli. E su questa caratteristica è un peccato che un Carl Lewis non abbia mai amato questa distanza…
    Tortu sui 100 può affinare la sua reattività oltre alla potenza, nei 200 può coltivare la già ottima decontrazione muscolare e lavorare sulla resistenza alla forza veloce. Insieme le due distanze potranno far crescere la sua sensibilità, che in una corsia è la chiave per esprimere il meglio di se stessi. Comunque un fatto è sicuro: dopo anni con Filippo e Jacobs, L’Italia potrà finalmente schierare una staffetta 4×100 decente, dopo anni in cui chiamare sprinter i suoi componenti era parsa molte volte una pura licenza poetica. Abbiamo sempre cercato di speculare al massimo sulla perfezioni dei cambi di testimone, ma non si scappa, una buona staffetta non può mai prescindere dagli atleti davvero veloci.
    L’esame più importante in vista degli Europei di Berlino di agosto per Filippo Tortu sarà giovedì prossimo al Golden Gala di Roma, dove si troverà a fianco di atleti di statura internazionale fra i quali lo statunitense Coleman, già frettolosamente battezzato come l’erede di Bolt. All’Olimpico l’azzurro potrà affinare la sua esperienza in un grande catino con grande pubblico e respirare in pista quell’aria dell’atletica che conta. Ma non deve avere fretta ed è un bene che abbia a fianco il padre allenatore Savino che ha già dimostrato di saperlo proteggere. Diamogli tempo ed anche la possibilità di sbagliare. Il primo appuntamento vero per Filippo sarà fra due anni all’Olimpiade di Tokyo. Sarebbe bello rivedere un atleta bianco (e soprattutto nostro) in una finale dei 100…
Pierangelo Molinaro
Tags: 100 metri, Atletica, filippo tortu

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Nota sull’autore: Pierangelo Molinaro

Ha studiato Biologia all’Università di Pavia. Dopo le esperienze all’Informatore, Corriere di Pavia e SuperGol, ha seguito da inviato per la Gazzetta dello Sport 12 Olimpiadi, 27 Mondiali e 7 Europei di atletica, 5 Paralimpiadi. E’ specializzato anche di sci e doping.

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