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Tennis

Roland Garros, Berrettini, primo urrah Slam. Grazie a Santopadre… Vincenzo, il suo allenatore-angelo!   

Da Sport Senators 27/05/2018

A Parigi il 22enne romano in crescita costante con l’esempio dell’ex pro, rompe il tabù in un tabellone Major. Ha sempre reagito bene nell’impatto coi pro, e che bravo è stato alle NextGen…  

Serio, taciturno, coscienzioso, educato, gran lavoratore e grande ascoltatore, Matteo Berrettini è salito all’attenzione molto prima di oggi che supera per la prima volta un turno in un tabellone principale dello Slam, aggiudicandosi il primo successo in un match 3 sul 5. Il “romano de Roma”, classe ’96, s’è fatto notare da subito, come primo tennista italiano, davvero alto (1.93) e davvero bravo al servizio. Aveva già colpito per la scelta dell’allenatore, non già una star, ma Vincenzo Santopadre (guarda sulla nostra pagina facebook la video intervista), tennista di tocco ma non di peso, e forse di abbastanza cattiveria agonistica, bel giocatore di circolo – il suo Parioli Roma – che, da singolarista, ha toccato il numero 100 del mondo, aggiudicandosi un titolo di doppio Atp insieme a Vincent Spadea a Taskhent nel 1997. Vincenzo è, intanto, una bella persona che si fa amare non solo dalla moglie, Carolina Boniek (la figlia di Zibì), e dai figli, ma da chiunque, ora anche nel mondo del Paddle. Non alza la voce, ed è affabile e ben disposto di natura, ma s’è anche allenato al ristorante di famiglia quando dava una mano ai tavoli assecondando i desideri dei clienti. Sempre gentile, e aperto al dialogo, Vincenzo ha sempre capito e ragionato tennis, ma ha soprattutto inculcato a Berrettini la cultura del lavoro e del rispetto per il mondo esterno, a cominciare dall’avversario. Agevolando enormemente l’ingresso del ragazzo nel tennis italiano, evitandogli di venir schiacciato con l’etichetta di messia. Tanto che Matteo lo ringrazia continuamente, pubblicamente: “Con Vincenzo ho un ottimo rapporto e mi piace fare le cose più strane, in allenamento”.
    Abbiamo visto più talenti azzurri rovinati da vizi e vizietti, da wild card e sponsorizzazioni azzardate. Ma mai nessuno che abbia reagito come Berrettini, ad esempio, alle prime NextGen di Milano. A novembre sembrava che il posto di ottavo uomo nella neonata rassegna alla Fiera di Rho fra i migliori Under 21 del mondo qualificati di diritto di classifica dovesse essergli attribuita per diritto divino, come campioncino del paese ospitante. Ma, quando Atp e Federazione italiana hanno invece stabilito che l’italiano giovane dovesse essere premiato da un torneo di qualificazioni, non s’è lamentato, non ha piagnucolato, non ha alzato la voce. Nè al momento, né dopo, quando al suo posto è entrato in tabellone Gianluigi Quinzi. S’è rimesso al lavoro, come quando s’è costruito, in allenamento e nei tornei minori, solidi colpi da fondo, la risposta, le variazioni, la tenuta nervosa, insomma, le fondamenta da professionista.
   Non ci stupiamo se, pian pianino, fa esperienze nuove, ma le vive nel mio giusto, e si ricompone subito dopo. “Ho sentito più emozione a Roma che qui a Parigi perché lì il pubblico è stato spettacolare”. Non ci stupiamo se continua a salire in classifica, perché lo vediamo crescere costantemente, senza pericolosi scossoni, come giocatore e come uomo. “I punti importanti mi piace affrontarli con coraggio, come ho fatto con gli ultimi due punti del match”. Non ci esaltiamo per il successo sulla terra rossa di Parigi, da numero 96 Atp, contro il 157, il tedesco Oscar Otte, proveniente dalle qualificazioni, perché sappiamo che non lo fanno né lui, né tantomeno il suo allenatore. “Primo Slam in tabellone e prima bella vittoria, per fortuna nel secondo set ho giocato meglio e lui è sceso. Ma poi ho cambiato marcia. Sto lavorando su questa cosa, devo cambiare ritmo e restare lì”. E confidiamo in una prova seria e convincente anche nel secondo turno contro il vincente, che sarà comunque di talento, tra il redivivo Ernests Gulbis (promosso dalle qualificazioni) ed il mancino tutto servizio-volée d’altri tempi, Gilles Muller.
   Ci aspettiamo che sia da traino agli altri, anche ai più anziani, coi quali farà presto squadra in coppa Davis. Fabio Fognini non può guardare alla classifica migliore (n. 19 contro 136) del primo avversario in tabellone, Pablo Andujar, né ai propri buoni risultati recenti sulla terra, dai quarti di Roma alle semifinali di Ginevra, né ai precedenti, 5-1, perché lo spagnolo ha già reagito a ben tre operazioni al gomito e ha vinto il titolo a Marrakesch. L’esordio di Andreas Seppi sembra più nelle mani del beniamino di casa, Richard Gasquet, che in quelle dell’allievo ideale di Massimo Sartori: il talento francese è anche 6-1 nel testa a testa. La superficie rossa fa più coraggio a Paolo Lorenzi, contro il picchiatore sudafricano Kevin Anderson, così come a Thomas Fabbiano contro Matthew Ebden. Mentre il sorteggio dà fiducia a Marco Cecchinato contro Marius Copil. Con Simone Bolelli che conquista ancora una volta la medaglia del più sfortunato negli Slam: ripescato come lucky loser dopo aver perso nelle qualificazioni, è stato sorteggiato al primo turno contro Rafa Nadal, numero 1 del mondo, e favorito per l’11esimo trionfo parigino, col quale ha perso cinque volte su cinque.
Di Daniele Flavi (Agl)
Tags: roland garros 2018, tennis, vincenmzo santopadre, vittoria Matteo berrettini

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