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Motori

“Acosta è il pilota che tutti vorrebbero, con Marquez proveremo a rinnovare”

Da Marco Cangelli 02/03/2026

Negli ultimi anni la Ducati è diventata la scuderia da battere in MotoGp e Superbike trasformando la squadra di Borgo Panigale in una delle più ambite da tutto il Circus. Dietro questi successi della “Rossa” bolognese non c’è solo il talento di piloti come Marc Marquez e Francesco Bagnaia, ma anche la sagacia di dirigenti come Davide Tardozzi che ha accompagnato la Ducati nella sua lunga risalita fino a mettere in bacheca gli ultimi quattro Mondiali consecutivi.

Un filone che vorrebbe proseguire anche in vista del 2027 quando ci sarà un’importante cambio regolamentare come spiegato da Tardozzi nel corso di un’intervista rilasciata a “10.000 Giri” su Radio Statale.

Dopo quanto visto nelle ultime stagioni, siete tranquilli per il 2026?

Le ultime evoluzioni non state tante a livello regolamentare, quanto sportivo, soprattutto a causa del contingentamento delle fasi di sviluppo delle moto, dalle gomme alle piste dove le puoi testare passando per il numero di giorni a disposizione oppure all’opportunità alle case più in difficoltà di provare di più di altre che erano più all’avanguardia. Credo però che servisse soprattutto regolamentare la tecnica delle moto anche per la sicurezza al fine di rallentare un po’. Chiaramente la diminuzione della cilindrata ha comportato la diminuzione della potenza così la restrizione sull’aerodinamica e dei device che ti permetterebbero di andar più veloce.

Come stanno andando i lavori in vista del 2027 per la nuova Desmosedici?

Direi che come case ci siamo organizzati tutti per tempo in vista di questo cambio regolamentare, per cui in primavera abbiamo già delle date in cui avere i primi approcci e verificare il motore, oltre che al banco, anche in pista. Aspettiamo ancora un paio di mesi e poi saremo in pista.

Quanto cambierà la GP26 rispetto a quella dello scorso anno?

Dopo aver fermato un po’ lo sviluppo lo scorso anno visto che la GP25 era una piccola evoluzione della 24, per la GP26 Gigi Dall’Igna ha pensato di dare un’ulteriore spinta per cui sia a Sepang che in Thailandia abbiamo provato alcune cose per arrivare al via del campionato con la squadra definitiva. Quest’anno, malgrado siamo impegnati per lo sviluppo della moto 850 del 2027, ci occuperemo dello sviluppo per lo meno per la prima metà di stagione anche perché gli avversari hanno già capito i loro difetti e in alcuni casi si sono dimostrati molto competitivi nel finale di stagione. Siamo assolutamente confidenti che non avremo il gap visto lo scorso anno per cui dobbiamo tornare a lavorare.

Pensate di poter lottare per il quinto titolo consecutivo?

Penso che lottare per il Mondiale sia un dovere, poi è chiaro che non sottovalutiamo gli avversari visto che tutte le case hanno almeno un pilota molto, molto forte. Già lo scorso anno c’è chi ha dimostrato di essere competitivo e potenzialmente da titolo per cui non bisogna dormire e, in quanto Ducati, il nostro dovere sarà quello di lottare per il Mondiale. Affronteremo ciò con serenità e la consapevolezza della nostra forza, oltre al rispetto degli avversari.

C’è qualche avversario che temete maggiormente?

Bisogna aspettare sempre qualche gara, perché chi vince alla prima o alla seconda non è detto che riesca a farlo anche nella seconda metà del campionato. Questo è un momento un po’ prematuro per sbilanciarsi. Lo scorso anno Yamaha ha per esempio fatto un super inizio di campionato, poi si sono un po’ persi, per cui azzardare in questo momento e fare un nome è come sparare nel buio. Chiaramente si è visto che qualcuno è più competitivo di altri, ma non faccio previsioni prima di aver visto almeno le prime 4/5 gare.

Come si gestiscono campioni come Marc Marquez, Pecco Bagnaia e Andrea Dovizioso?

In maniera molto semplice: bisogna pensare che davanti ci sia un professionista oltre che un campione e che di solito è un ragazzo intelligente. Per cui bisogna lavorare in maniera professionale e cercare di dimostrare che si sta facendo tutto per loro. Credo che sia la cosa più semplice del mondo, l’unica cosa è saper entrare in empatia e trovare una lingua comune anche se l’italiano è una lunga comune per parlare di sviluppo di moto, strategie e corse. Gestire questi personaggi è molto più semplice di quanto si pensi.

Com’è nato il passaggio di Marquez da Honda a Ducati?

L’opportunità l’ha creata il pilota stesso facendo una scelta molto coraggiosa come quella di lasciare Honda quando aveva ancora un anno di contratto e aveva l’opportunità di affiancare il fratello in Gresini. Dopo questo primo anno, avendo valutato i suoi dati, ci era abbastanza chiaro che Marc facesse delle cose che altri piloti non facevano per cui è stata abbastanza naturale la scelta.

Nel 2027 ci saranno ancora Marquez e Bagnaia?

Come ripetiamo da mesi, l’obiettivo è riconfermare il campione del mondo uscente, poi penseremo a chi affiancarlo. Pensando a un nuovo ciclo regolamentare, sarà fondamentale avere un cavallo vincente quindi, il pilota che può essere paragonato un po’ al fantino, dovrà far un atto di fede prima di decidere visto che chi oggi è primo, dal prossimo anno potrebbe essere ultimo e viceversa. Quindi sarà fondamentale fidarsi della casa scelta.

Nel 2027 sulla Ducati siederà Pedro Acosta?

Ragionevolmente nel nostro campionato ci sono sette o otto piloti che possono tranquillamente aspirare a vincere il Mondiale o  che hanno le potenzialità di farlo per cui è chiaro che la scelta sarà fatta insieme da piloti e case. Poi parlando di Pedro Acosta, chi non vorrebbe un pilota come lui così come Marc Marquez o Fabio Quartararo per non parlare di Marco Bezzecchi che però è stato il primo ad annunciare di voler rimanere in Aprilia. Ci sono diversi piloti che fanno comodo a varie scuderie, motivo per cui ci saranno situazioni diverse che faranno propendere da una parte o dall’altra. Credo che servirà aspettare un momento per sapere dove andranno i piloti, anzi, penso che fra la prima e la seconda gara le cose andranno a posto.

Dopo oltre vent’anni tornate in Brasile. Siete pronti per questa novità?

Come credo tutte le case abbiamo ovviamente il layout del circuito, le varie pendenze e tutto quello che sono le informazioni riguardanti il circuito perché, al giorno d’oggi, si possono fare simulazioni in cui riesci a calcolare il tempo sul giro, riesci a capire come muoverti in funzione dei raggi delle curve, delle velocità dei rettilinei e addirittura anche fare per il cambio i rapporti finali. Insomma, tutte le case andranno ragionevolmente preparate. Penso che questo sia una cosa che è insita nelle capacità di tutte le case. Sarà comunque interessante perché il Brasile è sempre un paese molto caldo oltre che per la temperatura, ma anche per  il tifo e la passione motociclistica che c’è. E’ bello tornare dove si sente veramente la passione.

Ci sono talenti che potrebbero giungere dalla Superbike?

Penso che Toprak abbia fatto un test interessante, ma non stratosferico perché in questo momento la Yamaha non gli permette di essere fra i primi, però credo che sia comunque un pilota molto veloce. Un altro è Nicolò Bulega, poi per il resto la Superbike un po’ latita per cui credo che questi siano gli unici che possano ambire alla MotoGp.

L’arrivo di Liberty Media cambierà il modo di gestire un team?

Non hanno ancora dato delle linee guida precise, però hanno fatto capire cosa vogliono. Lo si può presupporre dagli articoli che si leggono, basandosi anche su quanto è già stato fatto per la Fomrula 1. E’ chiaro comunque che la mediaticità è fondamentale per creare risorse per l’organizzatore, quindi è chiaro che cercheranno di spettacolarizzare il campionato. Poi quello che faranno non lo sappiamo, a breve avremo degli incontri con le case e con i nuovi organizzatori per porter capire cosa fare insieme. Crescere fa bene a tutti, dobbiamo infatti rilanciare il Motomondiale perché tutti ricordano l’epoca di Valentino Rossi dove lo seguiva anche mia nonna che non andava in moto. Con Liberty Media sicuramente ci sarà l’opportunità di raggiungere più persone ed espandere i nostri interessi.

A che punto siamo con l’introduzione dei team radio?

Sappiamo che ci saranno perché è da più di un anno che li stiamo sperimentando da quasi un anno, facendo esperiementi con i tecnici di Liberty Media. Siamo arrivati a un punto di sviluppo di questo strumento che, per le moto è più difficile da utilizzare rispetto alle auto, tuttavia non sappiamo quando verrà resa obbligatoria. Tuttavia è una questione di sicurezza perché avere le possibilità di comunicare immediatamente un ostacolo o un pericolo a un pilota ancora prima che veda la bandiera rossa è sicuramente utile. Chiarameente come tutti gli strumenti dovrà essere usato nel modo migliore possibile.

Questa novità potrebbe mettere in difficoltà qualche pilota?

Credo che ci sarà qualcuno più riluttante di altri però, come tutte le novità che vengono rese obbligatorie, pensate alla cintura di sicurezza, all’inizio si fa fatica. Poi dopo qualche mese è diventato un automatismo e lo sarà anche per i team radio.

Quanto è stata utile l’esperienza da pilota per gestire un team?

E’ stata importante perché in certi situazioni, per quanto la pensi, al pilota non puoi dar sempre tutto quello che gli serve. Dopodiché ci sono bravi manager che non hanno fatto i piloti, però ritengo che avere la sensibilità di chi ha guidato una moto e sappia interpretare le situazioni di gara, diventi particolarmente utile così come l’empatia e il rapporto che si crea con un pilota.

Tags: #motogp, Davide Tardozzi, Ducati, Francesco Bagnaia, marc marquez, Pedro Acosta

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Nota sull’autore: Marco Cangelli

Nato il 4 giugno 1997 a Bergamo, svolge il ruolo di giornalista pubblicista dal 2016 collaborando con una serie di testate online. Laureato in Scienze Storiche con un Master in Radiofonia, lavora attualmente nella redazione di SportMediaset svolgendo conducendo una serie di programmi presso Radio Statale e Radio RBS. Appassionato di sport a 360 gradi, ha seguito 3 Olimpiadi e un giorno sogna di poterlo fare dal vivo.

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