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Nuoto

Nuoto in vasca corta: sport o effetti speciali?

Da Gennaro Bozza 08/12/2025

Buona Italia agli Europei in Polonia, ma il significato tecnico e spettacolare nella piscina da 25 metri rimane un interrogativo, fra episodi da circo e regole tecniche paradossali

I Campionati Europei di nuoto in vasca corta, disputati a Lublino, in Polonia, hanno portato alcune medaglie all’Italia, oltre ad aver permesso di constatare i continui progressi di Sara Curtis, non tanto per aver tolto a Federica Pellegrini un altro dei suoi record, quello del 100 stile libero, quanto per aver confermato la sua crescita tecnica e atletica. Insomma, una buona esperienza, buoni segnali, in attesa degli impegni “veri” e il virgolettato è necessario perché, quando si parla di nuoto in vasca corta, ci sono da precisare tante cose.

La sostanza del discorso, ridotta davvero all’osso: ma quanto valgono queste gare dal punto di vista tecnico assoluto? Risposta altrettanto essenziale: zero! Parliamoci chiaro, in alcune gare se non siamo al circo poco ci manca, perché non è normale, tanto per fare un esempio, vedere alcune specialità, come dorso e rana, in cui la parte subacquea è quasi uguale in lunghezza a quella effettivamente nuotata con le bracciate tipiche dello stile. Siamo di fronte a una aberrazione che appare sì obbligata, viste le caratteristiche proprie delle gare in vasca corta, ma che non per questo assume valore tecnico reale e, ancor di più, che potrebbe essere mitigata da alcuni accorgimenti che invece ci si guarda bene dal prendere. Esempio altrettanto banale: eliminare la parte subacquea dopo la partenza e le virate.

Ovviamente, non stiamo parlando della differenza di tempi cronometrati rispetto alla vasca lunga, perché è inevitabile che sia così, ma del significato tecnico della prestazione. Che i tempi siano diversi si verificherebbe in ogni caso perché c’è un aspetto fondamentale che incide: le virate. Quindi, a prescindere dalla parte subacquea e da quella nuotata, la spinta che si riceve in virata quando si puntano le gambe contro il bordo della vasca e si riceve una forza totale doppia rispetto alle gare in vasca lunga, proprio perché le virate sono il doppio di numero, è la causa tecnica basilare per avere tempi migliori.

Ma c’è molto altro che cancella il normale significato tecnico delle gare di nuoto in questa versione “corta”. Si comincia dal fatto che, proprio perché la virata assume valore preponderante, ad avvantaggiarsi sono gli atleti con fisico più potente, in grado di spingere di più in questa fase. Certo, ci vuole anche la tecnica nella virata, ma alla fine la maggiore spinta di un fisico più potente fa la differenza principale. Qual è la conseguenza più banale? Qui bisogna considerare anche il tipo di partecipazione a queste gare in vasca corta e l’impegno messo nella preparazione e nello stato di forma in cui si arriva. Andando a guardare i record mondiali stabiliti in vasca lunga e corta, si nota la prima differenza: i nomi! Grandi e famosi campioni nell’albo d’oro in vasca lunga, buoni e a volte anche ottimi nuotatori in vasca corta, ma non i migliori in assoluto. E se mancano i più forti di sempre in questo elenco, qualcosa vorrà pur dire sul significato che gli stessi atleti attribuiscono alle gare in vasca corta.
Ma anche non volendo considerare la “fama”, si ha un quadro preciso della disparità tecnica, e quindi del valore intrinseco delle due differenti gare, quando si va a esaminare la differenza dei tempi nelle diverse gare. Che ci debba essere questa differenza è chiaro e già lo abbiamo messo in evidenza, ma che questa assuma caratteristiche quantomeno strane, se non paradossali, lo notiamo distinguendo le gare in due sezioni: stile libero e farfalla da un lato, rana e dorso dall’altro.
Per capire meglio la situazione, prendiamo la gara maschile più lunga comune a tutti e quattro gli stili considerati: i 200 metri. E lo facciamo anche perché, con il massimo della lunghezza comune, risaltano ancora di più le disfunzioni e le assurdità che un regolamento più serio potrebbe facilmente eliminare.

Consideriamo i record mondiali in lunga e corta sui 200 metri.
Stile libero:
Lunga: 1’42″00, Paul Biedermann (Germania)
Corta: 1’38″61, Luke Hobson (Usa)
Farfalla:
Lunga: 1’50″34, Kristóf Milák (Ungheria)
Corta: 1’46″85, Tomoru Honda (Giappone)
Rana:
Lunga: 2’05″48, Qin Haiyang (Cina)
Corta: 1’59″52, Caspar Corbeau (Olanda)
Dorso:
Lunga: 1’51″92, Aaron Peirsol (Usa)
Corta: 1’45″12, Hubert Kós (Ungheria)

Una volta di più constatata la disparità evidente di qualità dei nomi, a tutto svantaggio dei record in vasca corta, notiamo subito uno squilibrio clamoroso fra la differenza cronometrica dei record mondiali di stile libero e farfalla fra lunga e corta con quelli di rana e dorso. E, ovviamente, non è un caso, ma il frutto di ragioni specifiche che incidono proprio sul significato tecnico delle gare in vasca corta.
La differenza nello stile libero fra mondiale in corta e in lunga è di 3”39, nella farfalla di 3”49. Quasi la stessa, a prescindere dalla differenza di stile.
E anche abbastanza simile è quella fra i mondiali di rana e dorso: nella rana è di 5”96, nel dorso di 6”80.
Quindi, in entrambi i casi, c’è un accostamento chiaro fra i tempi più rapidi in vasca corta e meno in vasca lunga. Ma c’è una impressionante differenza fra le due sezioni (libero e farfalla da un lato, rana e dorso dall’altro), tant’è che nei record mondiali in corta di rana e dorso si arriva a un raddoppio della velocità rispetto a quanto avviene per libero e farfalla.
Non è normale tutto questo, ma la spiegazione è semplice. Nel libero e nella farfalla, dopo la virata, la parte subacquea è estremamente ridotta; nella rana e nel dorso, invece, la parte subacquea è lunghissima. Se ci si fa caso, si può notare chiaramente che dopo la virata, nella rana, ma ancor più clamorosamente nel dorso, i nuotatori spuntano dall’acqua quando hanno ormai raggiunto quasi la metà della vasca.
La conseguenza è un cronometro migliore perché la velocità sott’acqua, senza l’obbligo della bracciata specifica ma con movimenti che fanno somigliare i nuotatori ai pesci, braccia distese lunghe in avanti, gambe e corpo che si inarcano e spingono, è maggiore rispetto a quella che si ha con le normali bracciate “fuori dall’acqua” per rana e dorso.
Nel libero e nella farfalla, invece, questa differenza non è così marcata e conviene comunque spuntare fuori dalla subacquea e cominciare a nuotare con le bracciate potenti tipiche di questi due stili e con le gambate che aggiungono potenza più che nella rana e nel dorso. Così, la subacquea in vasca lunga o corta per libero e farfalla è praticamente la stessa e la differenza nei tempi cronometrati segue criteri più logici. In rana e dorso la differenza fra corta e lunga è spropositata, anche per motivi regolamentari: in vasca lunga c’è un limite oltre il quale il nuotatore, dopo la virata, non può procedere in subacquea e deve uscire dal profondo e cominciare con le bracciate e le gambate specifiche dello stile. Questo limite è di 15 metri e, fatto ancor più controverso, nella subacquea di libero, farfalla e dorso, il nuotatore può procedere sott’acqua con la gambata “a farfalla”, che è più potente di quella a dorso, quindi con un ulteriore vantaggio di velocità perché si usa uno stile sott’acqua che è diverso e più potente di quello che si usa in superficie. E tutto questo avviene sia in partenza che nelle virate. Per la rana, leggera differenza, nella subacquea si può fare una gambata a farfalla e una a rana, e siamo anche qui nell’assurdo, con una gambata di stile diverso da quello col quale si deve nuotare.
E se tutto questo vi fa venire il mal di testa, la situazione si aggrava nella vasca corta. E già, perché la regola è la stessa per vasca lunga e corta, ma se nella lunga il limite di 15 metri influisce fino a un certo punto, nella corta la proporzione fra subacquea e nuoto normale salta completamente a tutto vantaggio della parte “in profondità”.
A questo punto, fermo restando che le regole sono uguali per tutti, il problema è quella della credibilità delle gare in vasca corta. Senza dover essere per forza esperti di nuoto, ma semplici spettatori, che effetto fa vedere nelle gare in corta un nuotatore che sta quasi più tempo sott’acqua che in superficie? Arriviamo perciò alla conclusione: avrà anche un suo particolare significato tecnico, ma, scusate tanto, è una barzelletta!

Gennaro Bozza (foto di archivio)

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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