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Sport

Lindsey come Icaro, Zanardi e il pugile brocco: quelli che toccano… il sole!

Da Ruggero Canevazzi 10/02/2026

Impossibile per noi comuni normo-individui razionali capire cosa spinge una come Lindsey Vonn, che ha vinto tutto e non s'accontenta di partecipare ma, pur già infortunata, vuole tentare di vincere anche se le costa un altro gravissimo infortunio. Eppure l'epica dello sport è lì a mostrarcelo

“Ieri il mio sogno olimpico non è finito come lo avevo sognato. Ho osato sognare e avevo lavorato molto duramente per realizzarlo. Perché in discesa la differenza tra una linea strategica e un infortunio catastrofico, può essere piccola 5 pollici. Ero semplicemente 5 pollici troppo stretta di linea, quando il mio braccio destro si è agganciato all’interno della porta, causando l’incidente. Il mio crociato anteriore e gli infortuni passati non hanno nulla a che fare con il mio incidente. Purtroppo, ho riportato una complessa frattura della tibia che è attualmente stabile, ma richiederà molteplici interventi chirurgici. Anche se ieri non è finita come speravo, nonostante l’intenso dolore fisico, non ho rimpianti. Stare al cancelletto di partenza ieri è stata una sensazione incredibile che non dimenticherò mai. Sapere che ero lì con la possibilità di vincere, è stata una vittoria in sé e per sé. Sapevo anche che correre era un rischio. È sempre stato e sempre sarà uno sport incredibilmente pericoloso. E proprio come nelle gare di sci, anche nella vita corriamo dei rischi. Sogniamo. Amiamo. Saltiamo. E a volte cadiamo. A volte i nostri cuori sono spezzati. A volte non realizziamo i sogni che sappiamo di poter avere. Ma questa è anche la bellezza della vita, possiamo provare. Ci ho provato. Ho sognato. Ho saltato. Spero che abbiate coraggio di osare molto. La vita è troppo breve per non scommettere su se stessi. Perché l’unico fallimento, nella vita, è non provarci. Credo in voi, proprio come voi avete creduto in me“.
“Non ho rimpianti“. E qui è semplicemente impossibile capire Lindsey Vonn nel suo tweet-rivelazione dopo la rovinoso caduta nella discesa di Cortina. Per quanto possiamo ripeterci frasi, davvero, di circostanza: ‘È fatta così, non è la prima né l’ultima. Del resto per buttarsi giù per un muro verticale ghiacciato a 150 all’ora qualche rotella fuori posto bisogna averla…“. Non ce lo nascondiamo, l’abbiamo pensato tutti. Solo che con lo stupore del razionale, con la logica di chi come noi fa una vita normale, con obiettivi e limiti normali, non potremo mai capire le tante Vonn dello sport. Un mondo che sfugge al razionale e guarda quasi con pena al normale. Per sfociare nell’epico. Eccolo, il mondo che ci può aiutare a capire.

La campionessa americana che rischia la vita ancora di più del…”normale “, perché già infortunata al via, chi ci ricorda, dell’Epica? Chi altri se non Icaro, lo sconsiderato figlio del povero Dedalo, sfortunato Archimede della mitologia, greca come il noto matematico, che per aver ideato e costruito ali di cera che neanche Pininfarina si è ritrovato ad assistere tragicamente alla morte del figlio, avvicinatosi troppo al Sole. L’uomo non è fatto per volare, chi troppo vuole nulla stringe, a giocar col fuoco… Icaro in questo momento, ovunque si trovi, pur nel dolore di aver lasciato suo padre assistere al dramma più grande per un uomo, si sta sganasciando dalle risate. Lui, come Lindsey, lo rifarebbe. Lo rifarebbe domani. Avvicinarsi al sole, percepire l’infinito, anche solo per un attimo, per giunta fatale, è la sua essenza. Sembra quasi di vederlo, mentre si appropria delle parole della Vonn: “Sfiorare il sole, ieri, è stata una sensazione incredibile che non dimenticherò mai. Sapere che ero lì con la possibilità di farcela, è stata una vittoria in sé e per sé. Sapevo anche che era un rischio. È sempre stato e sempre sarà incredibilmente pericoloso. Ma questa è anche la bellezza della vita, possiamo provare. Ci ho provato. Ho sognato. Io l’ho toccato, il Sole!”

Altro che tirare troppo la corda, il Sole di Icaro è il cancelletto di partenza olimpica di Lindsay, una sensazione unica e incredibile. E per noi, normali, del tutto incomprensibile. Eppure, quelli come loro li incontriamo di continuo. E non sono solo gli atleti di primissimo livello. Sono anche quelli come Alex Zanardi che dopo aver perso le gambe in pista sembra quasi divertirsi a rilanciare: “Adesso Olimpiadi con l’hand-bike, di nuovo in pista col Gran Turismo, poi gara dei Superman, sci,…“. Persino certi sportivi…brocchi! Il pugile dilettante che dopo l’ennesimo KO che l’ha quasi mandato al Creatore torna sul ring e, mai domo, ci riprova ancora, ci guarda increduli prima di proferirci l’incomprensibile: “Lo faccio per sentire l’odore del guanto sudato e insanguinato“. La nostra risposta è quella di osservare Zanardi e il boxeur con lo sguardo annuente di chi asseconda un matto. E matti, Lindsey, Icaro, Alex e il brocco coi guantoni lo sono per davvero. Per noi, esseri umani normali incapaci di capire la grande Epica dello sport.
Ruggero Canevazzi
Tags: #LindsayVonn, #olimpiadi2026

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Nota sull’autore: Ruggero Canevazzi

Giornalista pubblicista e ingegnere. Grande appassionato e conoscitore di tennis, calcio e rugby, amante della boxe, ha praticato hockey su prato a livello agonistico e poi ha seguito per Sportsenators il Sei Nazioni con Italia-Francia 2019 e Italia-Galles 2023, oltre al test-match Italia-Australia 2025, dopo molte altre partite della Nazionale di rugby sempre nel Sei Nazioni e Irlanda-Italia alla World Cup 2015. Per il tennis ha seguito per Ubitennis due US Open (2015 e 2016), due Roland Garros (2017 e 2018), due ATP di Montecarlo (2014 e 2016), due turni di Fed Cup (Italia-Slovacchia a Forlì 2017 e Italia-Belgio a Genova 2018), l'ATP tedesco di Halle nel 2019 e nel 2023, le ATP Finals di Londra 2019. Per Sportsenators è stato inviato a Wimbledon 2022 e agli Internazionali d'Italia a Roma del 2024. Autore di circa 350 articoli.

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