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Golf

Il golf cerca nuove vie per andare in buca. Manassero vota il matchplay, uno contro uno: “Senza via di scampo”

Da Vincenzo Martucci 16/05/2017

Matteo Manassero, che ha appena giocato insieme a Renato Paratore il GolfSixes in Inghilterra, valuta i tentativi per rendere il golf sempre più spettacolare e semplice e comprensibile al pubblico. “Mi piacciono i cambiamenti, le regole dei grandi tornei devono rimanere quelle di oggi, con 18 buche al giorno per quattro giorni, ma io adoro il match play, è quella che piace di più alla gente”

Lo sport corre, i gusti cambiano, le passioni si modificano, mamma tv chiede sempre di più, come gli sponsor, e così anche le regole si adeguano: a St. Albans, in Inghilterra, i due massimi talenti giovani nostrani, Matteo Manassero e Renato Paratore, hanno giocato il rivoluzionario GolfSixes (un milione di euro di premi), dell’European Tour 2017, un torneo con 16 nazioni divise in quattro gironi, con match singoli a sei buche e punteggio calcistico (3 punti per la vittoria, 1 per il pareggio, 0 per la sconfitta), le prime due classificate al termine della prima giornata promosse alla fase ad eliminazione diretta, con quarti di finale, semifinali, finale 3° posto e finale, tutte nella stessa giornata. Secondo le regole del Greensomes: a differenza del Foursomes, ogni giocatore gioca il proprio tee shot e la squadra sceglie quello migliore e continua la buca giocando la palla in modo alternato.

Matteo Manassero, che oggi è impegnato nella prima tappa della “Road to Rome 2022” ad Agrigento, commenta la nuova via intrapresa dal golf.

Matteo, le piacciono queste novità regolamentari?

“Sì, molto, il fine è quello di rendere sempre più invitante e facile il golf, per allargare la base e farlo diventare il più popolare possibile. Questa formula in particolare è molto spettacolare ed impegnativa, perché su sei buche non si ha modo di recuperare un errore, e in un giorno si giocano dodici match e si sta sotto una grande pressione per 4/5 ore. Bisogna sempre dare il massimo per alternarsi nei colpi”.

Anche questo è golf, o il golf degli Slam è un’altra cosa?

“Io credo che sia giusto mantenere l’Ordine di merito che si basa sui percorsi classici, di quattro giorni, con 18 buche al giorno, perché sono le gare che riflettono i reali valori. Ma bisogna anche variare e anzi implementare le gare con le altre formule”.

Un giovane che giudica una formula giovane e fa il conservatore è una gran bella sorpresa.

“Non fraintendetemi: queste invocazioni mi piacciono,  vanno nella direzione dei campi pubblici e di ogni forma di facilitazione della pratica e della promozione del golf. Mi divertono e mi interessano molto. Ma puntualizzo che senza l’uno non po’ esserci l’altro, devono far parte di un unico grande progetto. Noi atleti non abbiamo avuto voce in capitolo in prima istanza, ma penso che collaboreremo sempre di più in queste iniziative”.

Il GolfSixies sembra uno sport di squadra, come la Ryder Cup, mentre il golf classico è uno sport decisamente individuale.

“A me piace l’idea di giocare insieme, di far squadra, così come mi piace il singolo, uno contro uno. Soprattutto, quest’ultima formula piace molto al pubblico, perché è chiara e diretta. Ripeto: singoli e doppi vanno bene, non funzionano le formule miste, come in Australia ad inizio stagione – io non c’ero -, con 36 buche Medal, primo taglio, poi un altro coi primi 16, e quindi match play a 6 buche per decidere il torneo. Quella è una formula complicata, anche perché può succedere che uno rimane staccato all’inizio ma si ritrova comunque, poi, a lottare per il titolo”.

Ma qual è la formula ideale del golf?

“Il match play, 18 buche, uno contro uno, è la più diretta: non sei contro il campo, sei contro un avversario ben preciso, e non hai bisogno di tanta pazienza, non c’è via di scampo, tutto può succedere”.

“Tutto può succedere”, come nella fortunata serie tv, infatti Manassero è fiducioso dopo un buon inizio di stagione.

“Sono stato molto costante, ho passato praticamente tutti i tagli, ho fatto un buon risultato in India, e anche in Malesia ho giocato bene. La costanza di risultati è fondamentale perché poi, quando le cose vanno a posto tutte insieme, nella settimana giusta, uno è pronto per il risultato”. A 24 anni, da numero 58 nella Road to Dubai, la vita è bellissima, coi fratelli Molinari come punto di riferimento e, in scia, il 20enne Renato Paratore.

Vincenzo Martucci

(foto Claudio Scaccini)

Tags: Il golf cerca nuove vie per andare in buca. Manassero vota il matchplay, renato paratore, uno contro uno: “Senza via di scampo”, vincenzo martucci

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Nota sull’autore: Vincenzo Martucci

Napoletano, 34 anni alla Gazzetta dello Sport, inviato in 8 Olimpiadi, dall’85, ha seguito 86 Slam e 23 finali Davis di tennis, più 2 Ryder Cup, 2 Masters, 2 British Open e 10 open d’Italia di golf. Già telecronista per la tv svizzera Rsi; Premio Bookman Excellence.

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