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Sport

Torna la Russia, ma trova uno sport distrutto: i salti ridotti avvantaggiano i meno bravi?

Da Gennaro Bozza 18/07/2026

L’Isu ha approvato nuove regole, i salti passano da 7 a 6 e le combinazioni da 3 a 2 nel programma Libero degli individuali, il livello tecnico si abbassa ulteriormente a tutto favore dei mediocri, lo spettacolo perde elementi di attrazione per il pubblico, ma l’importante è togliere medaglie ai russi, che continuano a essere penalizzati pesantemente nonostante il permesso di rientrare in gara sancito dal Cio

Alla maniera dei film, cominciamo con un fotogramma d’attualità per poi passare a un flashback e poi di nuovo in avanti, così probabilmente si capisce meglio cosa sta accadendo nel pattinaggio artistico sul ghiaccio, dal ritorno dei russi, ma con cavilli che ancora li penalizzano pesantemente, alla riduzione dei salti nel programma libero, da 7 a 6, per sancire definitivamente il trionfo della mediocrità tecnica e sperare di regalare altre medaglie immeritate oltre a quelle distribuite in 5 Mondiali e un’Olimpiade, più i Grand Prix e altre gare con risultati scandalosi per la storia di questo sport.

 

GENOVEFFA LA RACCHIA IN PISTA

Adesso. Su forum e social si scatena il dibattito sul ritorno dei russi alle gare, dopo una esclusione durata cinque stagioni che ha provocato la più grande falsificazione dei risultati nella storia di ogni sport. In particolare nel settore femminile tornano le vere campionesse, ma molti non gradiscono e alcuni si spingono al dileggio nei confronti delle atlete russe, arrivando a dire che Anna Shscherbakova, campionessa olimpica e mondiale prima dell’embargo, ha “i piedi a martello”! Chiunque, avendo potuto guardare la Shscherbakova in azione, avrà avuto modo di constatare la sua inestimabile eleganza e armonia nella parte artistica, oltre che la bravura nella parte tecnica (2 salti quadrupli e 6 tripli nella finale olimpica a Pechino 2022). Perciò, giusto per rimanere nella sobria analisi del suo talento, dire che ha “i piedi a martello” è come dire che Charlize Theron assomiglia a Genoveffa la racchia, mitico personaggio di non eccelsa bellezza disegnato da Gioacchino Colizzi, in arte Attalo, famoso vignettista satirico degli anni Quaranta del secolo scorso.

 

IL CORAGGIO DEI FURBETTI

Prima. Il Comitato Olimpico Internazionale, il 7 luglio, ha sancito il ritorno della Russia alle gare, con tanto di inno e bandiera, molte Federazioni internazionali si stanno adeguando, ma tante altre avevano preceduto il Cio, a cominciare dal Tennis fin dal 2022, mostrando più coraggio e maggior rispetto dei principi sportivi. Poi, c’è qualche Federazione che si è mostrata particolarmente dura verso Russia e Bielorussia, vietando, come detto, la loro partecipazione per cinque stagioni dai Mondiali del 2022 a quelli del 2026, con la sola eccezione di un russo e una russa nell’individuale (però senza le Coppie) all’Olimpiade di Milano-Cortina, ma solo perché imposto dal Cio. Ma proprio la Federazione del ghiaccio (Isu), paradossalmente, ha anticipato la decisione presa dal Cio il 7 luglio, annunciando, un mese prima, il ritorno dei russi, con l’unica differenza che permane il divieto di inno e bandiera (poi si vedrà se cambierà anche questo in base a quanto deciso dal Cio il 7 luglio). Si vede che l’”odore” della fine dell’embargo già circolava e l’Isu ha voluto fare bella figura anticipando il Cio per dimostrare che non aveva mai voluto danneggiare i russi e che, anzi, era pronta a riaccoglierli senza imposizioni dall’alto!

 

IL FESTIVAL DELL’IPOCRISIA

L’Isu ha svolto, dal 10 al 12 giugno, il suo 60° Congresso ordinario in cui erano state approvate nuove regole tecniche, con la riduzione del numero dei salti da 7 a 6 nel programma libero. Il 13 e 14 giugno, poi, ha deciso la riammissione dei russi, “anticipando” il Cio. Sulle nuove regole torniamo subito dopo. Ora soffermiamoci sulle condizioni del rientro di Russia e Bielorussia alle gare.

L’Isu impone:

Neutralità assoluta: Nessun utilizzo di inni, bandiere o colori nazionali.

Nessun legame militare: Gli atleti non devono essere membri attivi dell’esercito russo o bielorusso o dei servizi di sicurezza nazionale, non devono aver preso parte, in qualsiasi momento a partire da febbraio 2022, ad alcuna operazione militare.

Dichiarazioni politiche: Non devono aver attivamente e pubblicamente sostenuto la guerra in Ucraina, anche in questo caso in qualsiasi momento a partire da febbraio 2022.

In pratica, sono le stesse condizioni che erano state imposte dal Cio per partecipare alle qualificazioni all’Olimpiade di Milano-Cortina 2026 e quindi ai Giochi. E sono le condizioni usate dall’Isu per negare la partecipazione alle coppie russe di Artistico e di Danza, peraltro senza specificare i motivi ufficiali, perché non era obbligata a farlo! Queste sono condizioni di principio. Poi si passa alle indicazioni specifiche del pattinaggio, ma prima faccio notare un paio di cose su queste “regole di principio”.

Come già messo in evidenza nel mio precedente articolo sul Cio e la Russia, solo ai russi si chiede di non sostenere pubblicamente la guerra in Ucraina, mentre gli atleti statunitensi e israeliani possono tranquillamente sostenere le numerose guerre intraprese dai loro Governi e attualmente in atto. Inoltre, queste regole impedirebbero a un atleta russo che fosse stato richiamato come “riservista” (non un volontario, ma uno richiamato alle armi dallo Stato russo!) di essere ammesso, anche se non poteva avere altra scelta che obbedire alla chiamata.

In poche parole, il Festival dell’ipocrisia.

 

LE CONTRADDIZIONI SPUDORATE

Tutto quello che l’Isu ha stabilito e le stesse spiegazioni che fornisce non sono altro che un cumulo di contraddizioni senza fine. Sul sito dell’Isu c’è una sezione speciale dedicata alle “domande e risposte” su quanto deciso nel Congresso. E’ una lettura molto interessante che fa capire il sistema adottato per giustificare l’esclusione della Russia e soprattutto pone nuove domande su come davvero si stia tornando a una situazione di normalità, perché questa “normalità” non convince per niente.

Si comincia dal motivo principale: perché l’Isu ha deciso di consentire ai pattinatori russi e bielorussi di tornare? La risposta è paradossale: “I pattinatori non dovrebbero essere ritenuti responsabili per le azioni dei loro governi”. Ma davvero? E se ne accorgono soltanto adesso? Se non devono essere ritenuti responsabili per le azioni dei loro governi questo principio deve valere SEMPRE. Per 4 anni l’Isu lo ha ignorato e adesso lo riscopre?

Altra questione riguarda il russo Alexander Kibalko, già nel Consiglio dell’Isu dal 2022, che a Tenerife è stato eletto Vicepresidente Isu per il Pattinaggio di velocità. L’Isu precisa che “al fine di evitare qualsiasi percezione di conflitto di interessi, non gli è stato permesso di essere presente nel Consiglio Isu durante le discussioni e il processo decisionale su questo argomento”, vale a dire la riammissione di Russia e Bielorussia. Molto interessante. A parte far notare che un dirigente russo era nel Consiglio Isu fin dal 2022, quindi con la guerra fra Russia e Ucraina in atto, a confermare che basta non far scendere in pista i russi per lavarsi la coscienza, si deduce che Kibalko è un membro Isu “a sovranità limitata”. Quindi, ogni membro del Consiglio direttivo, quando c’è una decisione che possa riguardare atleti della sua stessa nazione (quindi, TUTTE le decisioni, visto che ogni questione di principio riguarda TUTTI), deve astenersi! In pratica, TUTTI i membri del Consiglio dovrebbero astenersi su ogni decisione. Logica perfetta!

 

LE VALUTAZIONI INTERCAMBIABILI

Si arriva poi alle eventuali contestazioni sul fatto che per Usa e Israele, o altri Paesi coinvolti in conflitti internazionali, non valgono le regole usate contro la Russia. La risposta è da manuale della diplomazia: “Le raccomandazioni del Cio non hanno incluso sanzioni per gli atleti affiliati a Federazioni diverse da Russia e Bielorussia. Inoltre, l’Isu non ha riscontrato problemi di sicurezza con atleti e personale di supporto provenienti da altri Paesi. L’Isu continua a monitorare gli eventi in corso e a sollecitare un ritorno alla pace”. Dare la colpa al Cio e buonanotte! Ma c’è qualcosa di più interessante ed è quel riferimento ai “problemi di sicurezza” che non ci sono per atleti di altre nazioni. E allora, quali sarebbero invece i problemi di sicurezza con gli atleti russi e bielorussi? L’Isu aveva paura che i russi si presentassero in pista e facessero lo sgambetto agli avversari (ooops!, scusa, non ti avevo visto) per assicurarsi la vittoria? Davvero? Siamo al ridicolo.

Sullo stesso piano, l’altra questione sulla mancata richiesta di neutralità agli atleti di altri Paesi coinvolti in conflitti, praticamente statunitensi e israeliani. E qui l’Isu si supera: “La misura è specifica per l’accertamento della neutralità ai sensi delle condizioni di riammissione. L’Isu gestisce la conferma della neutralità generale dei suoi eventi attraverso il suo solido Codice Etico e il Regolamento di Competizione ed Evento recentemente rivisto. È importante ristabilire il primato dello sport sul ghiaccio, separandolo dagli eventi geopolitici globali”. Se qualcuno è in grado di fare una traduzione comprensibile è bene accetto. Quello che si può intuire, comunque, è che l’Isu parla di “primato dello sport separandolo dagli eventi geopolitici globali”, il che è l’esatto contrario di quello che ha fatto l’Isu in questi quattro anni.

Infine, i dubbi sulla partecipazione degli atleti russi che sono stati precedentemente esclusi dall’Olimpiade di Milano-Cortina. E’ il caso clamoroso di Anastasia Mishina e Aleksandr Galliamov nelle Coppie, di Aleksandra Stepanova e Ivan Bukin nella Danza. Furono esclusi senza rendere ufficiali i motivi e l’Isu invocò addirittura “il diritto alla privacy” degli atleti. Cioè, loro stessi non potevano sapere perché erano stati esclusi, in base al diritto alla privacy, “la loro privacy”!

Ma il peggio deve ancora arrivare. L’Isu, a proposito degli atleti esclusi dall’Olimpiade, dice che si continuerà a valutare la loro posizione: “Un pattinatore che non è stato ritenuto idoneo perché rientrava nei criteri di squalifica non diventerà idoneo semplicemente firmando il modulo separato. Il precedente sostegno attivo e pubblico alla guerra non viene annullato da una successiva conferma. Qualora, tuttavia, una circostanza ostativa sia effettivamente cessata e non sussistano altre condotte ostative, l’idoneità del pattinatore potrà essere rivalutata in futuro”. Mishina-Galliamov e Stepanova-Bukin sono sempre “sotto esame”, con una speciale “spada di Damocle” sulle loro teste. L’Isu dice che se sono caduti i motivi che avevano determinato la loro esclusione si può riconsiderare la loro posizione. Quindi, per sapere se quei motivi sono caduti, bisognerebbe finalmente conoscere quali erano questi motivi, che però l’Isu si è rifiutata e si rifiuta di rendere noti. Il serpente ingoia se stesso! Una perfetta logica aristotelica!

 

PATTINATORI CON L’HANDICAP IMPOSTO

Adesso, lasciando da parte le considerazioni di principio, c’è una rilevante parte sportiva e tecnica da mettere in evidenza. Comincio con i criteri “numerici” di partecipazione nelle gare che prevedono “quote” per nazione. Ai Mondiali ogni nazione può iscrivere un certo numero di atleti, da 1 a 3, in base ai risultati precedenti.

Ogni nazione ha diritto, di base, a un posto per disciplina (Singoli maschile e femminile, Coppie, Danza), fermo restando che i suoi pattinatori devono soddisfare i requisiti di punteggio per partecipare a questo tipo di gare. Per guadagnare 2 o 3 posti (il massimo) il criterio è questo: per i 3 posti, i due migliori atleti (o coppie) di una nazione devono totalizzare un punteggio di 13 al massimo sommando i loro piazzamenti; per i 2 posti, un punteggio di 28 al massimo. Se una nazione schiera un solo atleta/coppia, questo deve piazzarsi tra i primi 2 della classifica generale per guadagnare 3 posti alla successiva gara, oppure tra i primi 10 per guadagnarne 2. Se una nazione non ha risultati precedenti, può schierare un solo atleta per disciplina.

E cosa ha deciso l’Isu per il ritorno dei russi? Ecco il colpo di genio: la Russia, al ritorno alle gare, può schierare un solo atleta perché non ha risultati precedenti! Ma è il colpo di genio del male, perché si ribalta totalmente qualsiasi principio di giustizia sportiva. Il criterio appena citato è giusto perché si garantisce un diritto di partecipazione ai più bravi e quindi il più alto livello tecnico della manifestazione. Ma questo ha senso se si fa riferimento alla precedente gara e quindi al comportamento degli atleti. Nel caso degli atleti russi, la loro assenza nelle gare precedenti non è dovuta a rinuncia o a insufficienza di punteggio di base dei singoli pattinatori per avere diritto a partecipare, ma esclusivamente al fatto che l’Isu li ha esclusi. Come dire: caso di forza maggiore. Gli atleti russi non hanno alcuna responsabilità per il fatto di trovarsi senza risultati precedenti. Così, la Russia è costretta a ripartire da un solo atleta per gara.

Qual è il senso di tutto questo? E’ uno solo ed è molto chiaro: dopo 5 stagioni di medaglie regalate a chi, almeno nel Singolo Donne e nelle Coppie, ha vinto con punteggi inferiori di 30-40 punti a quelli dei russi “squalificati” (un abisso, le cifre sono a disposizione di chiunque non ci creda e alla fine di questo articolo metto qualche esempio clamoroso), l’Isu continua per un altro anno a dare la possibilità agli atleti meno bravi di guadagnarsi almeno due posti sul podio, visto che c’è un solo russo in gara. Poi, se l’unico russo finisce primo o secondo, come succederà sicuramente nelle Donne e nelle Coppie e molto probabilmente negli Uomini e nella Danza, si tornerà ai tre atleti russi nella stagione successiva, ma intanto almeno altre due medaglie per ogni gara vengono assicurate a chi non le merita. Insomma, l’Isu raschia il fondo del barile per un’altra stagione, dopo che nelle precedenti cinque c’è stata la razzia di medaglie come nemmeno gli Unni sarebbero stati capaci di fare.

 

LA BANALITA’ ELEVATA A BRAVURA ECCEZIONALE

La decisione tecnica più importante presa dall’Isu è la riduzione dei salti, da 7 a 6, nel programma libero. Inoltre, le combinazioni di salti diminuiscono da 3 a 2, di cui una sola con tre salti. Il precedente cambio di regolamento su questo tema risale al 2018, quando si ridusse il numero di salti del Libero maschile da 8 a 7, nel Libero femminile erano già 7, quindi ci fu l’equiparazione. Nessun “danno” alla parte tecnica e spettacolare. Inoltre, si aumentò la scala di valutazione del “grado di esecuzione” da 7 elementi (da meno 3 a più 3, incluso lo zero) a 11 (da meno 5 a più 5, incluso lo zero): si valutava meglio la bravura nell’esecuzione, accentuando le differenze di livello fra atleti, quindi era una specie di “premio” a chi era più bravo.

Adesso, la nuova regola ha un significato del tutto diverso: si abbassa il livello tecnico. L’Isu dice che si cerca di valorizzare maggiormente la parte artistica. Bella scusa. Ma è il primo esempio di uno sport che, per regolamento, diminuisce le difficoltà e premia chi è meno bravo. E a questo punto vorremmo sentire il parere di chi sostiene la riduzione dei salti ma poi si entusiasma davanti al quadruplo Axel dello statunitense Malinin. O forse la regola dovrebbe valere soltanto per le donne?

Certo, l’Isu può sostenere che c’è un elemento tecnico in meno, ma che le difficoltà vanno valutate anche nella parte artistica, quindi il criterio di “bravura” può cambiare e non perdere di valore. E’ quello che più o meno si è cercato di contrabbandare negli ultimi anni invocando un cosiddetto “equilibrio” fra parte tecnica e artistica. Un motivo per controbattere: se i salti sono 7 e gli elementi artistici 5, questo non vuol dire che i primi sono preponderanti sui secondi, visto che la “durata” delle due “espressioni di gara” è nettamente a vantaggio della parte artistica. I 7 salti in totale durano al massimo un minuto, considerando anche la preparazione, tutto il resto dura 3 minuti. Il pubblico ha negli occhi il triplo di parte artistica rispetto ai salti, che segnano il “picco” di attenzione, ma non fanno abbassare il gradimento per la parte artistica.

E allora, il motivo della riduzione di salti, per chi pensa male, potrebbe essere interpretato anche in un altro modo: sperare di sostenere l’impatto dei russi, soprattutto nelle Donne e nelle Coppie, riducendo i punti delle esecuzioni più difficili, i salti appunto. Nelle ultime cinque stagioni, il livello tecnico si è abbassato al punto tale che i punteggi totali sono diventati una barzelletta, distanti almeno 30 punti da quelli che i russi ottenevano prima dalla loro esclusione. Si sono creati campioni i cui punteggi, con l’esclusione di Ilia Malinin nel singolo Uomini, in confronto a quelli dei russi “squalificati” appaiono di una categoria inferiore. Adesso i russi, con i loro punteggi mostruosi, potrebbero sbattere in faccia a tutto il mondo quali sono stati i furti di medaglie, ma soprattutto di bellezza, sì, di bellezza, che sono stati perpetrati in questi anni. E allora, ecco il miserrimo tentativo di affievolire la botta, riducendo il numero dei salti.

 

LA INESORABILE REGRESSIONE TECNICA

Alla fine di tutto, o al principio sarebbe meglio dire, c’è sempre la realtà della pista. Tutto va a finire lì, le decisioni politiche, le regole, le medaglie, lo spettacolo. Ed è lì che si trova l’essenza di quello che sta accadendo nel pattinaggio artistico sul ghiaccio. Prendo l’esempio della gara femminile perché qui è concentrata l’essenza della disputa fra chi ama questo sport e chi pensa che, riducendo le difficoltà tecniche, ci sia più spettacolo, che più gente possa innamorarsi del pattinaggio artistico sul ghiaccio. Però, che originalità: tutti gli altri sport, a cominciare dalla ginnastica artistica, tanto per fare un esempio, e passare ai tuffi e via così, premiano chi esegue elementi più difficili, il pattinaggio invece li castiga. Ma qui c’è l’elemento artistico da rivalutare, ribatte l’Isu. Certo, l’elemento artistico sul quale, al contrario dei salti, ogni giudice può fare una valutazione diversa, col risultato che niente è più sicuro, basta ricordare tutti gli scandali che si sono susseguiti nei decenni e che hanno rischiato di distruggere questo sport. Non vi suggerisce niente l’obbrobrio delle vittorie olimpiche di Sarah Hughes su Irina Slutskaya nel 2002 e di Adelina Sotnikova su Kim Yuna nel 2014? E mi fermo qui per carità di patria, perché l’elenco è lungo.

Ma, al di là delle opinioni, ci sono precisi punti di riferimento per capire tutto. Negli ultimi quattro anni e cinque stagioni di gara, il valore tecnico è regredito di venti anni. Basterebbe andare a vedere i programmi di venti anni fa e quelli attuali delle atlete non russe per constatare lo sfacelo in cui è caduto il pattinaggio artistico. Ormai, un doppio Axel della giapponese Kaori Sakamoto, quattro ori e un argento mondiali dal 2022 al 2026, viene presentato come la meraviglia delle meraviglie! Il problema, certo, è della narrazione fatta dai mezzi di informazione di tutto il mondo che si sono adeguati al clima esaltato per le vittorie delle non russe, ma è anche di cecità assoluta di tutte le componenti di questo sport.

Perciò, la cosa migliore da fare è presentare i numeri e i dati per avere il quadro disastroso della situazione attuale. Questi che presento adesso si trovano anche su alcuni siti internet, forum del settore e social, ne ho fatto un piccolo riassunto, con una premessa: Sakamoto, esaltata da stampa e Tv come una fenomenale campionessa, ha un record personale di 238.28 punti e il suo miglior programma include 7 salti tripli e 3 doppi, fra cui il doppio Axel. Ecco quali sono i migliori punteggi delle pattinatrici russe che dopo l’Olimpiade di Pechino 2022 non hanno più potuto partecipare alle gare:

Kamila Valieva 272.71 (Grand Prix 2021), ottenuto prima della squalifica del 2022, quindi valido a tutti gli effetti.

Anna Shcherbakova 255.95 (Olimpiade Pechino 2022)

Aleksandra Trusova 251.73 (Olimpiade Pechino 2022)

Alena Kostornaja 247.59 (Grand Prix 2020)

Adeliia Petrosjan 262.92 (Campionati Russi 2025), secondo punteggio più alto, l’ho messo come ultimo perché ottenuto in una gara nazionale

Come si può facilmente notare, si va da un minimo di una decina di punti in più della Sakamoto fino a quasi 35!

Ma se qualcuno può avere dubbi sul fatto che questi punteggi siano stati regalati, pur decisi da giurie internazionali tranne il caso della Petrosjan, non può averli su qualcosa di incontrovertibile: i programmi.

Dopo aver ancora ricordato che Sakamoto nel suo miglior programma aveva 7 salti tripli e 3 doppi, ecco i programmi delle migliori russe:

Kamila Valieva: 3 quadrupli, 6 tripli fra cui un triplo Axel, 1 doppio Salchow.

Anna Shcherbakova: 2 quadrupli, 6 tripli, 2 doppi Axel.

Alexandra Trusova: 5 quadrupli, 4 tripli, 1 doppio Axel.

Adeliia Petrosjan: 2 quadrupli, 6 tripli incluso un Axel, 3 doppi inclusi 2 Axel.

Non stiamo parlando di un altro pianeta, ma di un’altra galassia. Questo è stato cancellato negli ultimi quattro anni e questo rischia di essere distrutto definitivamente. Davvero chi ama il pattinaggio artistico sul ghiaccio è disposto ad accettarlo?

Gennaro Bozza

Tags: ma trova uno sport distrutto: i salti ridotti avvantaggiano i meno bravi?, Torna la Russia

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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