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Calcio

Guardiola chiede aiuto a Zio Toni Nadal per il suo City…

Da Vincenzo Martucci 19/02/2020

L'uomo che ha creato il fenomeno Rafa è sempre più richiesto come motivatore: il tecnico spagnolo se ne serviva anche quando allenava il Barcellona. Rileggiamo alcune delle sue massime. Che sono anche presenti nel libro "Nadal, l'Extraterrestre"

Nella storia di Rafa, “Nadal l’extraterrestre”, in libreria e su Amazon, zio Toni ha un grande spazio. Il suo apporto nella creazione del fenomenale campione di 19 Slam, fra cui 12 Roland Garros, è stato straordinario e straordinario, sotto il profilo mentale prima ancora che su quello tecnico-tattico. Come motivatore, lo zio più famoso del tennis si è conquistato una considerazione talmente importante che, secondo il giornale The Athletic, come ha confermato la stampa spagnola, Pep Guardiola lo ha convocato per caricare i suoi giocatori del City prima della sfida col Real Madrid del 26 febbraio al Santiago Bernabeu. Del resto, non è la prima volta che il tecnico spagnolo ricorre all’aiuto di Toni Nadal: se n’era già servito quando allenava il Barcellona. E non è la prima volta nemmeno che il calcio chiede aiuto al tennis: nel 2007 il PSG, la squadra più importante di Francia, sul ciglio della retrocessione lanciò un SOS attraverso il suo allenatore, Guy Lacombe, all’ultime campione francese di uno Slam (al Roland Garros 1983).

A 58 anni, Toni Nadal, che ha impiantato la Rafa Nadal Academy a Maiorca e ha ceduto dal febbraio 2017 all’ex numero 1 del mondo, Carlos Moya, il ruolo di allenatore itinerante del nipote, è sempre impegnato come conferenziere. Partendo dal tennis e dai fantastici risultati di Rafa, spiega i segreti della volontà e della determinazione anche ad altri sportivi e a manager d’azienda.

Che cosa dice zio Toni? Se mettete insieme i puzzle delle sue parole avrete il fenomenale prototipo di umiltà e determinazione che risponde al nome di Rafa. Anzi, Rafael, come l’ha sempre chiamato lui e come lo chiamano in famiglia, nella sua Manacor.

“Ho allenato Rafael per essere un giocatore di tennis, ma credo che avrei applicato gli stessi metodi e principi per qualsiasi altro obiettivo”.

“Nella società di oggi, tutti abbiamo meno doveri e più diritti, vogliamo sempre le cose prima e con più facilità. Questa è la spiegazione per cui vedo tanti giovani che giocano senza lottare: sono bravi , potrebbero ma, in generale, si impegnano meno delle, generazioni precedenti o di quanto comunque dovrebbero”.

”Il problema è la mentalità. I ragazzi hanno tanto di più di prima si appoggiano e si distraggono molto di più, hanno più bisogno di altri e di altro. Io sono scettico riguardo alle nuove tecnologie. Punto sull’impegno, sulla passione, sui fatti. La super-protezione in famiglia e nella società impedisce ai ragazzi di esprimersi. Così diventano protagonisti più tardi”.



“La vita non è mai facile quando uno vuole raggiungere obiettivi sempre più elevati. Perciò, ho sempre voluto che anche nei momenti di euforia Rafael trovasse un punto di insoddisfazione. Da lì doveva subito ripartire, per migliorare ancora.”

“Proprio pensando alla società che cambiava, pensando che i nostri figli avrebbero avuto un futuro incerto, quindi ho preparato Rafael per la difficoltà. Ho dato più importanza alla formazione del carattere”.

“Non credo nello sforzo. Credo nel requisito, che comporta uno sforzo. Messi è molto esigente perché vuole essere il migliore. Ma lo sforzo non deve rimanere un aspetto fisico, deve diventare fede, fiducia in se stessi, motivazione estrema. Rafael ha talento, corre tanto ma soprattutto è sempre disposto a fare tutto quello che è necessario per raggiungere i suoi obiettivi”.

“La normalità è importante. Quando ci si abitua a non fare più niente da soli, tutto diventa troppo facile. Io ripeto da sempre: “Rafael, fai da solo. E’ meglio”. Così l’ho abituato a essere responsabile e a scegliere a prendere le decisioni, dentro e fuori del campo”.

“Chi trionfa è chi ha più capacità di perseverare, chi ha più personalità”.

Massime di vita che, ripetute giorno dopo giorno per anni e anni insieme, sono diventate il credo di Rafa Nadal.

“Vincere o perdere dipende da piccole cose che a volte vanno oltre il proprio controllo, ma sentire di essere davvero migliorati come giocatori quando scendi in campo e sapere che non c’è nulla di regalato ma è il frutto del proprio lavoro di anni dà soddisfazione, e forza”.

“La carriera, come la vita, è fatta di momenti buoni e cattivi, la cosa importante è avere la mentalità giusta per lavorare giorno per giorno con umiltà cercando di essere un giocatore migliore di prima. Ecco, questo resta ancora il mio scopo”.

“Nessuna palla è uguale a quella che la precede, così come nessun colpo, nessun giorno, e nessuna avversario. Ogni volta devi essere sempre pronto, vigile, attento, per superare un altro ostacolo. Punto dietro punto, “15” dopo 15, game, set e partita dopo partita. Inutile parlare di un match che ancora non hai giocato, e che potresti giocare, solo guardando il tabellone. Le situazioni vanno vissute una alla volta”.

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Tags: Guardiola, Manchester City, Toni Nadal

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Nota sull’autore: Vincenzo Martucci

Napoletano, 34 anni alla Gazzetta dello Sport, inviato in 8 Olimpiadi, dall’85, ha seguito 86 Slam e 23 finali Davis di tennis, più 2 Ryder Cup, 2 Masters, 2 British Open e 10 open d’Italia di golf. Già telecronista per la tv svizzera Rsi; Premio Bookman Excellence.

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