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Tennis

Follie alla francese, da Noah a Llodra, a Monfils, al servizio da sotto di Moutet…

Da Vincenzo Martucci 23/09/2023

Le racchette dei transalpini sono spesso sinonimo di qualità ma anche di stranezze comportamentali: geni incompresi e intermittenti oppressi dalle aspettative

Sono pazzi questi tennisti francesi. Da sempre, dalla pioniera, l’eccentrica Suzanne Lenglen con la gonna a pieghe che arrivava al ginocchio, una canotta senza maniche e la fascia a trattenere i capelli, unica, nell’abbigliamento come nel gioco d’attacco, perché si buttava spesso a rete per chiudere la volée. Per passare ai 4 Moschettieri, Lacoste, Borotra, Cochet, Brugnon, uno diverso dall’altro. Finché non è arrivato Yannick Noah e il nuovo trionfo di un beniamino di casa che la grandeur aspettava al Roland Garros da Marcel Bernard nel 1946, e che, dal 1983 non si è più ripetuto. Noah, il nero, il figlio delle ex colonie, l’atletico, il filosofo che, schiacciato dalla fama, confessò che camminando su un ponte di Parigi e guardando giù alla Senna aveva pensato al suicidio per farla finita con tutta quell’attenzione e quelle aspettative su di lui. Da allora, è arrivato al numero 3 del mondo di singolare e 1 di doppio, ma non ha più vinto niente di così importante. Si è dedicato molto alla musica, alla vita, alle attività umanitarie, proponendosi come personaggio alternativo, di rottura, anche confessando di pubblicamente di aver fumato marijuana prima di giocare partite nel 1981 e dichiarando guerra alle anfetamine, secondo lui di uso comune nel suo sport. Si è staccato dal tennis, ma è rimasto al tennis, tanto da vincere 3 coppe Davis e una Fed Cup da capitano non giocatore.

GENIO E SREGOLATEZZA

Quando pensi al genio tennistico di Henry Leconte gli occhi brillano per le tante gemme che il mancino ha regalato al tennis, ma poi si intristiscono al pensiero di una carriera senza acuti per la ricerca ossessiva, esagerata e controproducente, del colpo a effetto per far contento il pubblico. Quello stesso pubblico che, al termine della finale del Roland Garros 1988 contro Mats Wilander, lo fischiò a oltranza rinfacciandogli di non essersi impegnato abbastanza. Per i più si è allenato poco e male e perciò si è fatto spesso male. Ma, dopo l’ennesima operazione d’ernia discale – spinto da capitan Noah col quale aveva vinto in doppio il Roland Garros 1984 -, s’è rialzato dal letto d’ospedale, da novello Lazzaro, e ha battuto gli USA nella indimenticabile finale di Davis 1991. “Riton” ne ha fatte di ogni, nella sua carriera, ed è tuttora una star del circuito delle Leggende. Memorabile resta comunque la fuga del 1981 durante le qualificazioni qui US Open: preferì guardare Panatta-Vilas dei grandi: la federazione lo squalificò, ma lui adorava Adriano…

STRANEZZE

Nel suo piccolo Julien Bennetteau, attuale ct della Fed Cup, vanta un record particolare: ha perso tutte e 10 le finali ATP disputate. Vogliamo parlare del talento diverso e geniale del bimane totale Fabrice Santoro o delle capacità da doppista di Michael Llodra – artista del servizio-volée – che adorava fare gli scherzi ai colleghi. Una volta, dopo una vittoria in doppio agli Australian Open si abbassò i pantaloncini in campo, un’altra, a Miami, si chiuse nudo nell’armadietto degli spogliatoi per sorprenderne il proprietario, Ivan Ljubicic: “Volevo carpire le vibrazioni positive che generavi vincendo così tanti match”. Era talmente coinvolgente che in un derby di doppio tutto francese, quando lui colpì inavvertitamente un uccellino per liberarsi di una noia falena, uno degli avversari, Julien Boutter, improvvisò una cerimonia funebre prima di rimuovere il povero pennuto dal campo. Boutter è rimasto famoso come il primo avversario battuto da Federer in una finale ATP, a Milano 2001, Llodra per i commenti irriverenti, anche verso gli arbitri – fu anche indagato per razzismo dopo un epiteto a un giudice marocchino -, quella volta dell’uccellino, protesta la sua innocenza al microfono in campo e chiese un tributo per aver salvato. La falena… Meno divertente la storia di Paul Henri Mathieu che aveva un gran futuro ma si bloccò e non si riprese più dal ko del 2002. Perse da due set a zero al quinto set della quinta partita della finale di Davis di Parigi contro il russo Youzny. E addio sicurezze.

ASPETTATIVE

“Il campione che la Francia aspetta? Il dono del cielo”. Troppo protetto dalla famiglia, troppo pressato dalle aspettative e dalla famosa copertina che gli dedicò da bambino Tennis magazine, Richard Gasquet col suo divino rovescio a una mano si è fermato al duello alla pari da junior con Rafa Nadal. Poi, solo a sprazzi, ha mostrato un tennis sublime, senza la continuità atletica indispensabile nel gioco moderno. Incappando poi nella “cocaina al bacio”: sostenne di aver ingerito la sostanza vietata a una festa dove aveva conosciuto carnalmente una ragazza. Il giudice ne premiò l’inventiva e lo assolse. L’amico Gael Monfils, un po’ come lui, non ha rispettato le grandi aspettative che aveva e che gli altri riversavano su di lui dopo le grandi promesse da junior. Lamonf’, talento atletico mostruoso, ha amato troppo la vita, s’è esaltato solo a sprazzi, tirando vincenti impossibili da tre metri fuori dal campo, facendosi male troppo spesso ma scatenando sempre amore e passione da avversari e spettatori. Provate per credere i suoi video di questi giorni in cui inscena la break dance in campo. Come lui si sono bloccati anche Benoit Paire e Jeremy Chardy, capaci di scintille imparabili e di cadute imbarazzanti.

MOUTET

Come il connazionale Mannarino, altro talento anomalo che brilla solo a sprazzi, anche l’altro mancino di Francia, Corentin Moutet, è uno dei peggiori clienti degli arbitri. Sempre critico e scorbutico, sempre pronto alla rissa e alla provocazione, sempre in difficoltà con quei pochi centimetri d’altezza contro i pivot del tennis moderno, e quindi sempre più in pericolo con la seconda di servizio deboluccia, a Chengdu, ha varato con insistenza il servizio da sotto contro il giocatore locale Tao Mu. E al microfono ha dichiarato sicuro: “Sto lavorando tanto su questo servizio da sotto, penso che lo dovrò fare anche di più. Sta funzionando meglio di quello normale. Magari in futuro lo farò sempre, sistematicamente”. A Newport a luglio, contro Isner, ha varato la variante del servizio da sotto da dietro la schiena. Chissà che cos’ha ancora in serbo nel repertorio di follie alla francese. Quelle delle connazionali donne sono anche troppe da raccontare.

 

*pubblicato su supertennis.tv

Tags: #Monfils, tennis

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Nota sull’autore: Vincenzo Martucci

Napoletano, 34 anni alla Gazzetta dello Sport, inviato in 8 Olimpiadi, dall’85, ha seguito 86 Slam e 23 finali Davis di tennis, più 2 Ryder Cup, 2 Masters, 2 British Open e 10 open d’Italia di golf. Già telecronista per la tv svizzera Rsi; Premio Bookman Excellence.

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