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Sport

Le vere campionesse vanno in paradiso. Le miss pubblicità vanno k.o.

Da Gennaro Bozza 18/02/2026

Il paradosso di sci alpino e biathlon all’Olimpiade. Goggia e Wierer presentate come “atlete immagine” nelle campagne di avvicinamento ai Giochi su mezzi di informazione e social, ma alla fine sono Brignone e Vittozzi, dopo aver corso a fari spenti nella notte, a far risplendere il loro volto di donne vincenti a Milano-Cortina

La straordinaria domenica del doppio oro di due campionesse azzurre, Federica Brignone e Lisa Vittozzi, porta con sé, contemporaneamente, altri aspetti meno felici. In uno specchio ideale, ci sono altre due atlete che hanno avuto poco o niente per cui sorridere in questa trionfale giornata per lo sport italiano. Il paradosso è che proprio queste ultime erano arrivate all’Olimpiade sull’onda di una narrazione che le proponeva come protagoniste di Milano-Cortina 2026. Sofia Goggia e Dorothea Wierer hanno campeggiato su giornali, pubblicità, video di presentazione dei Giochi, qualsiasi mezzo di informazione le proponeva come possibili vincitrici di una medaglia. Che ogni azienda decida in base ai suoi criteri come fare pubblicità e chi scegliere come personaggio “da copertina” non è in discussione. Ci limitiamo a notare, statisticamente, che le presenze pubblicitarie di Goggia e Wierer sono nettamente superiori a quelle di Brignano e Vittozzi.

Al contrario, sia pure per motivi diversi, Brignone e Vittozzi erano rimaste nell’ombra dei pronostici: la prima per oggettive ragioni legate al suo recupero fisico dopo il grave incidente del 3 aprile 2025, la seconda invece per misteriosi motivi più di immagine che di sostanza, visto che, pur essendo anche lei rimasta ferma per quasi un anno per un infortunio, era già rientrata alle gare nella nuova stagione. Alla fine, entrambe sono arrivate all’oro correndo come Tazio Nuvolari nella Mille Miglia del 1930, a fari spenti nella notte per un sorpasso da leggenda, per poi irrompere sfolgoranti sulle piste del Supergigante e del Gigante nello sci alpino, dell’Inseguimento nel biathlon.

Ma, a differenza dell’eroico campione automobilistico, a non accorgersi del loro sorpasso sono stati gli “esperti” del settore, non le loro avversarie, che avevano invece capito benissimo con quali campionesse avevano a che fare. E proprio a causa di queste “devianze informative” è risaltata ancora di più la grande distanza, fra le due protagoniste di ciascuno sport, di risultati e di trattamento mediatico. Perciò, è il caso di analizzare meglio queste storie, senza ipocrisia, per capire se c’è una realtà diversa da quella che viene di solito rappresentata.

PORTABANDIERA E TEDOFORA

Che Brignone e Goggia non siano propriamente amiche si era capito da tempo e le dichiarazioni ufficiali di stima e di riconoscimento del valore dell’avversaria hanno sempre avuto l’aria di essere state prescritte dal medico. Il caso più clamoroso di “dissidio indiretto” si verificò quattro anni fa, all’Olimpiade di Pechino, per bocca di Maria Rosa Quario, mamma di Federica. Goggia si era infortunata tre settimane prima della discesa libera olimpica, con la diagnosi di rottura parziale del legamento crociato, ma era riuscita a gareggiare e arrivare seconda nella discesa libera. Quario la accusò di aver ingigantito il suo infortunio, Goggia rispose che la risonanza magnetica dimostrava che era tutto vero. Il gelo di Pechino era niente al confronto.

Quattro anni dopo, quando si è trattato di decidere chi dovesse essere portabandiera dell’Italia nella cerimonia inaugurale, scoppia un’altra polemica e stavolta è Goggia ad attaccare, sia pure facendo finta di non criticare. Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, annuncia che Brignone sarà la portabandiera dell’Italia nella cerimonia inaugurale a Milano. La reazione di Goggia è gelida. Qualcuno ipotizza che lei possa avere qualche altro incarico a Cortina. Lei risponde così: “Io alzabandiera a Cortina? Non so ancora nulla riguardo a questa cosa perché non ho ricevuto alcuna chiamata, quindi vedremo quale sarà l’eventuale proposta, parlerò con il presidente del Coni”. Quasi a dire che, nel caso dovesse arrivare l’incarico, ci dovrebbe pensare prima di accettare!

Alla fine, a sorpresa, si scopre che ad accendere il braciere olimpico a Cortina è proprio Goggia e la torcia, come ultimo tedoforo, gliela porge un campione che, lui sì, avrebbe dovuto ricevere quell’onore, Gustavo Thoeni. Ci sono polemiche proprio per questa clamorosa decisione di escludere Thoeni a favore di Goggia e lei risponde con parole che aggravano la situazione: “Non sono stata io a decidere chi dovesse accendere la fiamma”. La controrisposta naturale: “E tanto piacere, lo sappiamo che non decide lei”. Ma il problema è proprio questo, perché ribadire una cosa ovvia? I maligni dicono che si fa quando si ha la coda di paglia, cioè che, in qualche modo, sia partita una sollecitazione per darle questo incarico, non direttamente da lei, ma con tutti gli sponsor e i contatti derivati da pubbliche relazioni famose è facile sospettare interventi esterni. Resta il fatto che per rendere contenta Goggia è stato fatto uno sgarbo gravissimo a un campione leggendario come Thoeni.

TRATTAMENTI DI RIGUARDO

Le diversità si acuiscono anche in un altro campo, quello della rappresentazione pubblica delle due sciatrici. E’ chiaro che, essendo rimasta ferma quasi un anno, Brignone non ha avuto le occasioni, date dalle vittorie in gara, per essere celebrata, al contrario di Goggia, su cui si sono riversate le attenzioni dei mezzi di informazione. Ma qualcosa di particolare succedeva anche prima dell’incidente della Brignone e anche allora c’era uno sbilanciamento dell’attenzione giornalistica verso Goggia. Un esempio significativo lo possiamo trovare nell’ultima stagione disputata interamente da entrambe, conclusa con la vittoria di Brignone nella Coppa del Mondo assoluta, la seconda dopo quella del 2020.

Vediamo qual è stato il racconto del maggiore quotidiano sportivo italiano, La Gazzetta dello Sport in tre occasioni fra la fine del 2024 e l’inizio del 2025.

Il 15 dicembre 2024, Goggia vince il SuperG a Beaver Creek. Ecco la prima pagina della Gazzetta il giorno dopo:

https://www.calcioinpillole.com/in-prima-pagina-i-giornali-in-edicola-oggi-16-dicembre-2024/

Nella parte superiore della prima pagina “Magica Sofia” con foto. “Vince il SuperG a 314 giorni dall’infortunio”.

Il titolo più grande è dedicato al pareggio fra Milan e Genoa. Di spalla, sulla destra, la presentazione di Lazio-Inter che si gioca lunedì sera. Poi, un richiamo che riguarda la Juventus, le minacce a Vlahovic.

L’11 gennaio 2025, Brignone è prima nella Discesa libera a St.Anton, è la prima volta che riesce a vincere in discesa. Ecco la prima pagina della Gazzetta il giorno dopo:

https://www.primepaginequotidiani.com/prima_pagina_quotidiano.php?data=12-01-2025&id=29147&quotidiano=gazzetta%20dello%20sport

In alto il pareggio fra Torino e Juventus.

Il titolo più grande è sul pareggio fra Milan e Cagliari, con particolare riferimento al mercato rossonero su Rashford. Di spalla, la presentazione delle partite di Inter e Napoli. Poi, un richiamo per il pareggio fra Atalanta e Udinese.

In basso, titolo su Sinner, è la presentazione partita con Jarry agli Open di Australia.

Non c’è traccia della Brignone in questa prima pagina.

Il 18 gennaio 2025, Goggia vince la Discesa libera a Cortina. Ecco la prima pagina della Gazzetta il giorno dopo:

https://www.primepaginequotidiani.com/prima_pagina_quotidiano.php?data=19-01-2025&id=29946&quotidiano=gazzetta%20dello%20sport

Nella parte alta il Napoli che vince a Bergamo e la presentazione dell’Inter contro l’Empoli.

Il titolo grande è su Juve-Milan 2-0.

Nella parte bassa, in evidenza: “Regina e Re” – Doppia foto per Goggia che vince a Cortina (sottotitolo: Fa festa con Brignone terza) e Sinner che avanza all’Open di Australia.

Quindi, ricapitolando, quando Goggia vince in SuperG e in Discesa, la Gazzetta le dà grande spazio in prima pagina. Quando Brignone vince per la prima volta in carriera la Discesa libera, nella prima pagina della Gazzetta non c’è nemmeno la notizia di questa importante vittoria. E Brignone in quel momento si sta avviando a vincere la Coppa del Mondo assoluta.

Ovviamente, ogni giornale, ogni direttore, decide quello che vuole, in base ai propri convincimenti. Perciò, possiamo solo limitarci a far notare la differenza di valutazione fra le vittorie della Goggia e quelle della Brignone. Al massimo, possiamo far notare che, nel caso si sostenga che lo spazio da dedicare ad altri sport che non siano il calcio può variare a seconda dell’importanza degli avvenimenti, la vittoria della Brignone è coincisa con un pareggio fra Milan e Cagliari, e non c’è stato spazio per lei, quella della Goggia una settimana dopo è coincisa con Juve-Milan 2-0, quindi con una partita molto più importante, una “classica” come si suol dire, eppure lo spazio per lei c’era.

Ripetiamo: è solo una notazione statistica, ma nella visione personale delle due atlete può diventare sensazione sgradevole, che fatalmente acuisce la rivalità.

LE VECCHIE RUGGINI

Praticamente le stesse modalità si riscontrano nel biathlon, ma con in più, qui, interventi “esterni” nella gestione tecnica che nel caso di Brignone e Goggia non sono mai esistiti. L’origine di tutti i mali è nel duello fra le due azzurre per la conquista della Coppa del Mondo nel 2019, vinta alla fine da Wierer, ma con una scia di durissime polemiche. L’accusa che Vittozzi lanciò ai tecnici della Nazionale italiana fu di aver favorito Wierer durante i Mondiali di Ostersund, che davano punti per la Coppa del Mondo, permettendole di non partecipare alla staffetta e quindi di riposarsi per la successiva gara individuale.

Il punto è proprio questo. In quel momento, Vittozzi è riuscita a superare Wierer nella classifica di Coppa del Mondo. Ai Mondiali, prima della staffetta, Wierer dice di non stare bene e i tecnici le concedono il riposo. Vittozzi deve fare sforzo doppio per trascinare la squadra e lo paga nella successiva gara individuale in cui Wierer si presenta fresca. Dopo aver detto di non sentirsi bene per la staffetta, si sente di nuovo bene per l’individuale e riconquista il primo posto in classifica di Coppa ai danni di Vittozzi. Wierer poi vince la Coppa, Vittozzi entra in crisi e non riesce più a riprendersi.

Un anno dopo, Vittozzi rilascerà un’intervista al “Messaggero Veneto” in cui sparerà a zero contro i tecnici azzurri. “Eravamo prima e seconda in classifica – dice Lisa -, lei ha riposato per la staffetta e io no. L’ho presa male. Quella scelta non l’ho condivisa e mi ha portato a essere nervosa. Non ero più serena, sono arrivata al limite”.

Da lì, in effetti, scatterà un periodo nero per lei, che durerà parecchio. E, tanto per non farsi mancare niente, c’è sua madre, Nadia Fontana, a rendere il quadro più esplicitamente chiaro. Sui alcuni social commenta così i fatti di Ostersund: “A un passo dalla Coppa le hanno fatto saltare gli equilibri permettendo a Wierer di riposare. La colpa chiaramente non è stata di Dorothea ma dei tecnici che a un Mondiale non sono stati in grado di gestire la situazione. Lisa questa cosa non l’ha digerita e mai la digerirà e ha fatto bene a dire quello che pensa, lei è così, limpida. I rospi fanno male e si deve sputarli per star bene. Io da madre sono molto orgogliosa di com’è e di quello che ha detto”.

C’è anche la versione del d.t. azzurro Fabrizio Curtaz, raccolta dal giornalista Giorgio Capodaglio nel 2020, dopo l’intervista di Vittozzi, ma non pare convincente. Anzi. Prima prova a giustificare la decisione: “Non posso entrare nei dettagli privati dell’atleta, ma quel giorno è stata seguita dal medico di squadra e si è arrivati a questa decisione”. Poi, però, aggiunge qualcosa che stona: “Noi avevamo provato a recuperare Dorothea fino all’ultimo momento, addirittura in mattinata l’avevamo fatta uscire per l’attivazione muscolare e vedere come reagiva. Abbiamo fatto di tutto, ma non devo dare altre spiegazioni, se non sottolineare che Wierer voleva gareggiare e ci rimase male nel non poter prendere parte alla gara. Ma poi ve la ricordate il giorno dopo nella Mass-start? Ha vinto l’oro perché è stata fantastica al poligono, ma sugli sci è stata appena al settanta per cento”.

Quindi, il giorno dopo Wierer non sta ancora bene, è appena al settanta per cento sugli sci, ma decide ugualmente di gareggiare. E non poteva farlo il giorno prima? Ma poi, si dirà, sarebbe stata più debole il giorno dopo, nella gara individuale. Appunto. E’ proprio quello che ha fatto notare Vittozzi, è proprio quello che alla fine si è rivelato un’ingiustizia nei suoi confronti. E se è vero che Wierer, come dice Curtaz, voleva gareggiare anche in staffetta e lo staff medico e tecnico ha deciso di no, perché mai le hanno permesso di gareggiare il giorno dopo quando non stava ancora bene fisicamente? Da quel momento, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non c’è più stata la possibilità di recuperare.

COPERTINE E PLAYBOY

Da lì è cominciata la traversata del deserto per Vittozzi, mentre Wierer ha viaggiato tranquilla, anche se le ultime medaglie importanti individuali le ha vinte nel 2020, dopodiché ori solo in staffetta, un bronzo olimpico individuale a Pechino 2022, ma niente di davvero sostanzioso. Il vero problema per lei è il livello chiaramente inferiore alle avversarie sugli sci, cui sopperisce con la mira precisa al poligono, ma che non può bastare quando il vantaggio non è consistente, anche se nella gara di Partenza in linea ai Mondiali 2020 ad Anterselva, dopo essersi ritrovata davanti di 20 secondi sulla norvegese Roiseland dopo l’ultimo poligono, viene letteralmente risucchiata per finire seconda a 20”07, perdendo praticamente 40 secondi in un solo giro.

Di rilievo, invece, anche quando non vince più, le sue apparizioni su giornali, pubblicità, social e quant’altro. E c’è anche la ridicola litania di presunti giornalisti che le chiedono se si spoglierà mai per Playboy! Ma la realtà è che la condizione atletica, anche se lei resta su alti livelli al tiro, non le permette di competere con le più forti. Ma anche se questa sua impossibilità a vincere gare importanti è evidente, il cammino di avvicinamento all’Olimpiade italiana ha soltanto il suo volto e non quello di Lisa Vittozzi, che pur ha vinto la Coppa del Mondo due stagioni fa e che, dopo una stagione sfortunata caratterizzata da un infortunio alla schiena che l’ha bloccata, appare chiaramente l’unica in grado di lottare per una medaglia.

Il suo cammino è stato tormentato, ma alla fine si è ripresa quello che le era stato tolto nel 2019 non dalle avversarie. Comunque, non le è bastato per essere considerata la punta della squadra azzurra dai mezzi di informazione. E nemmeno viene considerata tale dopo la bella prova nella staffetta d’argento. Deve rimontare posizioni dopo che Wierer ha fatto retrocedere la squadra in quarta posizione, la peggiore frazione dei quattro azzurri, per scavalcare Norvegia e Germania e portare l’argento all’Italia. Infatti, basta una giornata storta al tiro nella Sprint per far dire agli “esperti” che Vittozzi non è più in grado di reggere ad alti livelli. Meglio così, perché lo schiaffone che lei dà il giorno dopo, nella gara di Inseguimento, a tutti i suoi “abbassatori di meriti” è potentissimo: il primo oro italiano nel biathlon alle Olimpiadi, una dimostrazione di tecnica, precisione al tiro (centrati 20 bersagli su 20!) e classe. E alla fine la soddisfazione, da campionessa, di non sentirsi chiedere se si spoglierà per Playboy!!!

Quello che conta è in pista. Brignone e Vittozzi hanno regalato la più bella dimostrazione del vero valore delle donne nello sport.

Gennaro Bozza

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Nota sull’autore: Gennaro Bozza

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