Quando la pioggia cade sui circuiti di Formula 1, il divario tra le diverse auto si riduce notevolmente ed esce tutto il talento dei piloti. La dimostrazione perfetta può essere incarnata in Vittorio Brambilla, conosciuto ai più come il “Gorilla di Monza”. Un atleta ecclettico, in grado di passare dalla sella di una 500 nel Motomondiale al sedile di una March 571, una monoposto progettata da Robin Herd unendo i componenti più semplici da utilizzare in Formula 1 negli Anni Settanta: motore Ford Cosworth DFV V8, cambio Hewland DG 400 a cinque marce e freni da Formula 2.
Sulla carta è una perfetta auto da centro-gruppo – realizzata da “garagisti” inglesi secondo la felice definizione di Enzo Ferrari – che quando piove può trasformarsi in un bolide se guidata da un’amante dell’acqua come Brambilla. L’occasione giusta per mettere in campo la potenza della monoposto arancione arriva il weekend del 17 agosto 1975 quando all’Österreichring è in programma il Gran Premio d’Austria.
Tutto sembra apparecchiato per consegnare il primo titolo mondiale a Niki Lauda e riportare la Ferrari in vetta al globo undici anni dopo John Surtees, tuttavia per il pilota di casa serve una vittoria o almeno arrivare in zona punti davanti a Carlos Reutemann ed Emerson Fittipaldi. I test dedicati agli pneumatici dei giorni precedenti confermano la tenuta della Rossa che si prende il miglior tempo con Lauda, ma le insidie sono dietro l’angolo.
Non per lo meno per le prove ufficiali dove il venerdì il fuoriclasse austriaco segna il miglior tempo in 1’34″85 davanti alla Hesket di James Hunt e alla McLaren di Emerson Fittipaldi. Brambilla si piazza sornione all’ottavo posto con la sua March, ma sono gli incidenti a farla da padrona con Wilson Fittipaldi che finisce contro le barriere di protezione a 200 chilometri orari riportando fratture alla mano sinistra che gli impediscono di proseguire il weekend di gara.
Destino simile per Brian Henton che nelle libere del sabato mattina scivola sull’olio lasciato da Mario Andretti e riporta la lussazione di una spalla, mentre Carlos Pace va incontro al cedimento di una sospensione senza subire conseguenze fisiche. La seconda giornata di prove si conclude con un turno bagnato, che impedisce ai piloti di migliorarsi, ma che fa ben sperare a Brambilla.
Il maltempo non sembra voler rimanere a lungo sulla pista austriaca così la domenica mattina si affronta il warp-up in condizioni di asciutto, ma è lì che accade la tragedia: Mark Donohue vede esplodere uno pneumatico della sua March targata Penske sbattendo contro il guardrail e finendo poi fra i cartelloni pubblicitari. Nell’incidente muoiono due addetti alla pista, Richard Huttner e Manfred Schaller, tuttavia Donohue viene estratto cosciente dall’auto e portato all’ospedale di Graz. Operato per un grumo di sangue al cervello, l’americano finirà in coma e morirà tre giorni dopo.
Nel pieno rispetto della regola che lo show deve sempre proseguire, le procedure di gara vanno avanti come se nulla fosse, ma è qui che la pioggia torna a fare a capolino. La partenza viene rinviata una prima volta per permettere alle scuderie di cambiare le gomme e poi una seconda a causa di un temporale che si abbatte sull’ Österreichring.
Lauda parte bene e tiene la vetta della graduatoria davanti a Hunt e a Patrick Depailler che recupera subito posizioni dopo esser scattato dalla quarta fila. Al suo fianco brilla anche Brambilla che supera Pace, Clay Regazzoni e Fittipaldi, scalando al quinto posto dopo sole due tornate. Il monzese non è contento e nelle quattro tornate successive infila anche Hans-Joachim Stuck e Depallier, mettendosi alle costole di Lauda e Hunt.
Sul bagnato l’austriaco non vuole prendersi grandi rischi, così al quindicesimo giro viene passato alla Texaco da Hunt e poco dopo da Brambilla, mentre l’italiano vola al comando alla diciannovesima tornata quando, sfruttando un’indecisione dell’inglese nel doppiaggio di Brett Lunger, lo supera con decisione alla Sebring. Le difficoltà nel passare lo statunitense costa caro a Hunt che vede scappar via un Brambilla sempre più in palla sulla pioggia.
Dietro Niki Lauda, da vero calcolatore, lascia strada prima Joachim Mass e Tommy Pryce, dopo aver indotto all’errore Ronnie Petterson, pregustando già il titolo mondiale. Mentre Luca Cordero di Montezemolo si sbraccia con i commissari di gara per interrompere la gara per l’eccessiva pioggia, Brambilla vola e conquista il traguardo dopo aver terminato il ventinovesimo giro, momento in cui la giuria espone la bandiera a scacchi.
Il monzese è così euforico che, poco dopo l’arrivo, toglie le mani dal volante e finisce in testacoda contro le barriere. Brambilla riporta così un successo italiano a nove anni dall’affermazione di Ludovico Scarfiotti a Monza nel 1966, nonostante sia il punteggio sia dimezzato non avendo completato il 75% della gara. Seconda piazza per Hunt davanti a Pryce, mentre Lauda è sesto, ma non può festeggiare perché, proprio quel mezzo punto, deve rinviare la vittoria del titolo.
