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Sport

Osservatorio: lo sport italiano e la TV di Stato

Da Luciano Barra 27/03/2019

Ci voleva il garbato intervento di Dorothea Wierer per sottolineare quanto poco siano utili allo sport olimpico italiano le scelte della RAI. Malgrado i continui cambi al vertice dell’azienda, di immutabile resta solo la cervellotica stesura dei suoi palinsesti sportivi.

“Se il Biathlon potesse avere sempre più spazio in TV sarei felice, perché è uno sport bellissimo e tutti quelli che lo guardano si appassionano”. Chi ha detto questa frase domenica scorsa? Malagò? Mornati? No, Dorothea Wierer, con un garbo tutto tipico di una donna educata ed altoatesina dopo aver portato a casa la Coppa del Mondo. Sempre più spazio? Ma se la RAI non ci ha fatto venire una sola gara tutto l’anno! E meno male che c’è Eurosport, almeno per chi ci può accedere. E questo fa sorgere una domanda: ma perché fra due Enti Pubblici – quali sono CONI e RAI – non c’è una stretta collaborazione su quali sono gli sport da promuovere, anche in vista dei Giochi Olimpici, inclusi quelli eventuali del 2026? Domanda da un milione di dollari.

Invece, quanto la RAI ci propina è solo strettamente legato alla passione e soprattutto all’ego di taluni giornalisti RAI. Che al momento il ciclismo sia superprotetto dall’accoppiata Bulbarelli/Di Stefano è cosa certa. Complice la RCS del mio amico Paolo Bellino, ci siamo dovuti sorbire la più noiosa Milano-San Remo degli ultimi anni. Che oggi le gare di ciclismo, Giro incluso, si sintetizzano negli ultimi 25 km lo hanno capito in molti se non proprio tutti. Non alla RAI che continua con le dirette noiose e che soddisfano solo gli sponsor.

Tanto sci alpino, anche qui per soddisfare ambizioni giornalistiche personali, anche quando si sa che nella maggioranza delle discipline tecniche, non in quelle veloci, non tocchiamo boccia. Per non parlare dello sci di fondo che ci ha permesso di vedere tutte le gare in programma nei Campionati del Mondo, pur sapendo che noi italiani non eravamo di fatto presenti. E vietandoci di vedere, anche se solo con una piccola finestra di qualche minuto, Gimbo Tamberi saltare 2.32 e vincere il titolo europeo.

Ma se il CONI non ha la forza, o la voglia o la capacità, di aprire certe porte con il piede, non toccherebbe alla Commissione di Vigilanza sulla RAI analizzare quanto sta avvenendo a RAI Sport, dove la locuzione “servizio pubblico” pare essere del tutto sconosciuta?

 

*articolo del 26 Marzo 2019 ripreso da www.sportolimpico.it

Tags: #tv, sport

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Nota sull’autore: Luciano Barra

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