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Tennis

Attenti al Kraken. Zitto zitto Daniil può diventare un uragano. Vincente

Da Vincenzo Martucci 27/08/2023

Medvedev, campione agli US Open 2021 sgambettando Djokovic, dal 2018 è il migliore sul cemento. E promette di intromettersi nel duello Alcaraz-Djokovic

Il duello più accreditato (e pompato dallo show business e dai social & easy media) agli US Open è Alcaraz-Djokovic. Ma, zitto zitto, stretto fra il precocissimo spagnolo e il miracoloso veterano, il tennista anomalo, la piovra scomposta e terribile, con braccia e gambe lunghissime e tentacolari, minaccia i soliti sconquassi sul prediletto cemento. Più di un terzo incomodo. Molto di più: Daniil (Medvedev) può ascriversi alla lista degli uragani spesso protagonisti scomodi ed inarrestabili di questi tempi sulla East Cost, il nuovo Kraken dei “Pirati dei Caraibi”.

SPECIALISTA

Al di là del clamoroso sgambetto a Nole I di Serbia sull’ultimo ostacolo del Grande Slam 2021, quando Djokovic già assaporava la coccarda di GOAT beffando nell’immortalità sportiva Roger Federer e Rafa Nadal. Al di là di quel triplice 6-4 che diede al russo il primo e finora unico Majors in 3 super-finali (2 ko a Melbourne), e poco dopo il numero 1 del mondo. Al di là del suo numero 3 del mondo, sono le statistiche a lanciare il 27enne di Mosca: statistiche solide, che lo eleggono leader mondiale sul cemento dal 2018. Ebbene sì, da ben 6 anni l’allampanato allievo di Gilles Cervara che colpisce la palla sempre tutto storto ed è il campione della transizione difesa-attacco partendo da 3 metri oltre la riga di fondo, esaltandosi nel servizio-risposta e nella varietà delle soluzioni ma anche nell’asfissia nel palleggio del povero avversario, è il numero 1 nelle partite vinte sul duro, con 229, nettamente avanti a Tsitsipas (171), Rublev (168) e Djokovic (167), anche se per il serbo occorre l’asterisco delle rinunce No Vax ai tornei americani. Medvedev è anche primo nelle finali sulla superficie: 27, contro le 21 di Niovak e le 15 si Tsitsipas e Zverev. Così come anche è il primattore dei titoli specifici: 18 contro i 17 di Nole e i 10 di Rublev, 4 quest’anno (Rotterdam, Doha, Dubai e Miami), meglio dei 2 di Fritz e Sinner. Con il picco di febbraio-marzo, con tre tornei vinti consecutivi e una striscia di 19 partite. E negli urrà stagionali è secondo solo al numero  del mondo, Carlos Alcaraz: 5 contro 6. Quest’anno, col ruolino di marcia di 49 partite vinte e 11 perse, non ha brillato negli Slam (terzo turno agli Australian Open, stoppato da Korda, primo turno al Roland Garros eliminato dal carneade Thiago Seyboth Wild peraltro all’indomani del titolo a Roma battendo Rune, e quindi nettamente superato a Wimbledon da Alcaraz). Eppure ci teneva tanto dopo il 2022 tanto sofferto dopo la finale di Melbourne persa contro Nadal da due set avanti e una stagione di dubbi a leccarsi le ferite. Ma la specificità sul cemento lo spingono adesso a New York come il tabellone sulla carta non trascendentale fino alla semifinale da brividi contro uno fra Alcaraz, Sinner e Zverev.

MIGLIORAMENTI

Da gran scacchista, Daniil è pronto a sciorinare proprio a New York le sue nuove aperture sulle quali ha lavorato tanto per essere sempre più imprevedibile. A cominciare dalle discese a rete che stanno diventando sempre più le varianti extra per uscire dai durissimi bracci di ferro da fondocampo. Anche se la sua arma numero 1 resta un’altra: “Il servizio è sempre il colpo sul quale lavoro di più perché spesso lascia pochi – ma importantissimi – margini di miglioramento. Probabilmente è il colpo più importante del tennis moderno perché tante volte ti può letteralmente salvare. Puoi giocarlo male e poi ritrovarlo magari al tie-break, puoi giocarlo un po’ peggio per una settimana, anche per un mese. In generale io servo abbastanza bene e agli US Open chissà perché lo faccio anche meglio del solito. Speriamo che mi aiuti”. Anche se forse l’allato maggiore può proprio venire dai riflettori puntati altrove: “E’ normale che si parli soprattutto di altri, anche se qualcosina dicono anche di me. Non mi sento tanto male, proverò a vincere il torneo, cosicché dopo New York parlino di me. Anche se sento che gioco bene questo ruolo di outsider, speriamo mi aiuti in queste due settimane. Per il tennis è positivo che Alcaraz e Djokovic lottino uno contro l’altro, è una bella storia, speriamo che quando cominciano le partite le star del torneo – io personalmente o qualcun altro – proveremo a batterli e a impedire che si ritrovino ancora di fronte”.

Attenti al Kraken.

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Tags: #UsOpen2023, sinner

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Nota sull’autore: Vincenzo Martucci

Napoletano, 34 anni alla Gazzetta dello Sport, inviato in 8 Olimpiadi, dall’85, ha seguito 86 Slam e 23 finali Davis di tennis, più 2 Ryder Cup, 2 Masters, 2 British Open e 10 open d’Italia di golf. Già telecronista per la tv svizzera Rsi; Premio Bookman Excellence.

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