E’ il 23 agosto 1953 quando, sul circuito di Bremgarten, Alberto Ascari vince il Gran Premio di Svizzera e si laurea per la seconda volta campione del mondo di Formula 1. Su quattro stagioni disputate, per l’Italia si tratta del terzo titolo iridato a cui va aggiunto quello del 1952 vinto sì dall’argentino Juan Manuel Fangio, ma con una macchina italiana come Maserati.
L’automobilismo tricolore sembra essere il vero dominatore della scena, destinato a un futuro limpido, tuttavia nessuno può pensare che non ci sarà nessun altro campione del mondo italiano di Formula 1 in futuro. Tutto almeno sino al 1 novembre 2026 quando Andrea Kimi Antonelli torna sul tetto del mondo là, al Circuito Hermanos Rodriguez di Città del Messico, il più alto del globo.
In uno dei tracciati più affascinanti e calorosi del mondo, dedicato a due giovani assi del volante scomparsi prematuramente dopo aver regalato spettacolo in giro per la Terra, il 19enne bolognese ha firmato un’annata storica rompendo un digiuno lungo sessantatré anni e diventando il pilota più in vista del globo dopo solo una stagione di apprendistato.
Poco importa che il successo finale sia arrivato con la tedesca Mercedes e non con la Rossa di Maranello, per l’Italia si tratta di un momento storico, che candida Antonelli a inserirsi nel gotha degli sportivi più importanti della storia di questo paese. Si diceva Mercedes e non Ferrari, ma qui va dato atto alle grandi capacità di scouting di Toto Wolff che, con un fiuto incredibile, l’ha inserito nel Mercedes Junior Team a soli dodici anni dopo aver visto il suo talento sui kart.
Un colpo clamoroso, approvato anni dopo anche da Lewis Hamilton che, in occasione del suo trasferimento in Ferrari, lo ha di fatto riconosciuto come suo erede lasciando un bigliettino nella sua stanza, destinata ad Antonelli. Un passaggio di consegne che il bolognese ha preso immediatamente in parola con una prima stagione che gli ha regalato una serie di record fra cui pilota più giovane a registrare un giro veloce, ad aver condotto un gran premio e il maggior numero di punti nella stagione di debutto. Il tutto condito da tre podi più uno nella sprint del Brasile.
Il secondo anno è stato sostanzialmente una sinfonia dall’inizio alla fine con cinque vittorie consecutive fra Cina e Monaco (pilota più giovane a riuscirci, ben prima di mostri sacri come Ayrton Senna e Michael Schumacher), a cui se ne vanno ad aggiungere altre quattro in piste storiche come Monza dove ha compiuto una delle rimonte più avvincenti della storia della Formula 1.
Il tutto recuperando diciannove posizioni rispetto alla partenza complice la penalità per aver sostituito il quinto motore della stagione. Una scelta ponderata alla perfezione, su una pista dove conta la velocità e dove i sorpassi si possono compiere, a differenza del compagno di squadra George Russell che ha preferito effettuare questo passaggio sul circuito cittadino di Baku.
A proposito di confronto fra compagni di scuderia, Antonelli ha dimostrato una maturità mai vista prima. Nonostante partisse di fatto come seconda guida, ha saputo surclassare l’inglese che più volte è incappato in errori e strategie sbagliate, una volta sottoposto alla pressione del confronto. Basti vedere a Silverstone dove Antonelli è riuscito a rimontare e superare nel finale il collega, finendo poi per ritirarsi per un problema tecnico. Un colpo che avrebbe mandato k.o. chiunque, ma non il giovane emiliano che non ha fatto un plissé e in Belgio è immediatamente tornato sul gradino più alto del podio.
Nonostante il Mondiale non sia ancora finito, è tempo di festeggiare per Antonelli che può puntare a nuovi record per il futuro, magari chissà, un giorno in Ferrari, anche se quanto compiuto sinora basterebbe per celebrarlo come un eroe nazionale. Il fiuto di Toto Wolff è però ancora attivo e a Monza si è visto un undicenne nel box delle Frecce d’Argento. Si tratta di Niccolò Perico, figlio del rallista Alessandro e campione del mondo di kart. E’ un po’ prematuro fare pronostici, ma se il buon giorno si vede dal mattino, l’automobilismo italiano è in buone mani.
